• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
C.4/00333 (4-00333)



Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-00333presentato daMORRONE Jacopotesto diMartedì 5 giugno 2018, seduta n. 11

   MORRONE. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

   è iniziato, il 16 maggio 2018 il Ramadan, il mese di preghiera e digiuno (dall'alba al tramonto) per i fedeli musulmani, che terminerà il 14 giugno;

   puntualmente, su tutto il territorio emiliano-romagnolo, e in specie in quei comuni che registrano una forte presenza di islamici, sorgono diverse moschee abusive dove i fedeli si riuniscono in preghiera a qualsiasi ora del giorno e della notte;

   si tratta di immobili destinati a tutt'altro, come capannoni, palestre, centri di aggregazione socio-culturale, privi delle dovute certificazioni di agibilità e sicurezza e dei requisiti previsti dalla normativa vigente sui luoghi di culto;

   la violazione del vincolo di utilizzo dell'immobile adibito impropriamente a moschea in zone non classificate urbanisticamente come aree religiose rappresenta una situazione di grave inadempienza sia da parte dei fedeli che vi pregano abusivamente, sia da parte delle amministrazioni comunali che non vigilano e non verificano la conformità alla normativa vigente;

   è compito dei comuni procedere ad una mappatura dei luoghi di culto presenti sul proprio territorio e disporre l'immediata chiusura di quelli non regolari;

   il 15 dicembre 2016 è stata presentata alla stampa locale una pubblicazione intitolata «La prima mappatura dei centri islamici in Emilia-Romagna», realizzata dall'Osservatorio sul pluralismo religioso con il patrocino dell'assemblea legislativa regionale;

   secondo la ricerca esistono in regione ben 176 «luoghi di culto islamici», rendendo l'Emilia-Romagna la «seconda regione italiana per presenza di musulmani», con un numero pari a circa 183.000, il «13 per cento dei musulmani immigrati» nel Paese;

   sarebbero state altresì censite numerose strutture che «ufficialmente risultano essere inquadrate come centri culturali o associazioni di vario genere», ma in realtà, come rileva l'indagine, sono «luoghi di culto», cioè «luoghi dove si svolge con regolarità attività religiosa»;

   tali luoghi, in regione, sarebbero all'incirca 136, ma secondo il coordinatore della ricerca «il numero dei luoghi censiti è probabilmente sottostimato»;

   tra questi, come documentato da numerosi articoli di cronaca locale, si annovera la «moschea abusiva» di via Fabbretti a Forlì, a ridosso del centro storico, sulla cui natura si è spesso discusso a causa degli inevitabili disagi per i residenti nei giorni di maggiore affluenza, per gli schiamazzi e per l'insorgere di crescenti situazioni di degrado nonché per la progressiva svalutazione degli immobili prospicienti allo stabile;

   analoga situazione a Ravenna, in via Miserocchi (zona darsena) dove sorge l'ennesima moschea non autorizzata, più volte denunciata dai residenti a causa dell'utilizzo abusivo di spazi esterni quali luoghi di preghiera, o ad Imola (in via Ercolani) o ancora a Rimini (in zona Celle), strutture caratterizzate dalla presenza di altrettanti centri culturali islamici, di fatto moschee, in aree urbanistiche non vocate a «luoghi di culto»;

   varie sentenze, tra cui la sentenza 181/2013 del Consiglio di Stato, hanno ribadito l'illegittimità di realizzare luoghi di culto o adibire immobili altrimenti destinati a questa pratica, approfittando dei mancati controlli delle amministrazioni e dell'elasticità che caratterizza la normativa sull'associazionismo, ma anche del colpevole permissivismo delle istituzioni nei confronti di questi abusi;

   è certamente necessaria una conoscenza approfondita delle strutture islamiche sul territorio, dei soggetti che le finanziano, delle associazioni che le gestiscono, del numero e della provenienza dei potenziali fruitori, del tenore dei discorsi dei predicatori che le frequentano –:

   quali iniziative di competenza intenda adottare per promuovere un monitoraggio, in collaborazione con gli enti locali emiliano-romagnoli, circa i luoghi di preghiera islamici presenti sul territorio nell'ottica di chiudere quelli abusivi, ovvero quelli utilizzati in modo contrario alle norme vigenti che prevedono regole severe e precise per i luoghi di culto e per i centri culturali e sociali, con particolare riguardo agli aspetti legati alla tutela della sicurezza e dell'ordine pubblico.
(4-00333)