• C. 331 EPUB Proposta di legge presentata il 23 marzo 2018

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Atto a cui si riferisce:
C.331 Modifica alla tabella A allegata al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, per la riduzione dell'aliquota dell'imposta sul valore aggiunto relativa ai prodotti igienici e alimentari e ad accessori per l'infanzia


FRONTESPIZIO

RELAZIONE

PROGETTO DI LEGGE
                        Articolo 1
                        Articolo 2

XVIII LEGISLATURA

CAMERA DEI DEPUTATI

N. 331

PROPOSTA DI LEGGE

d'iniziativa dei deputati
RAMPELLI, MELONI, CIRIELLI, RIZZETTO, ACQUAROLI, BELLUCCI, BUCALO, BUTTI, CARETTA, CIABURRO, CROSETTO, LUCA DE CARLO, DEIDDA, DELMASTRO DELLE VEDOVE, DONZELLI, FERRO, FIDANZA, FOTI, FRASSINETTI, GEMMATO, LOLLOBRIGIDA, LUCASELLI, MASCHIO, MOLLICONE, MONTARULI, OSNATO, PRISCO, ROTELLI, SILVESTRONI, TRANCASSINI, VARCHI, ZUCCONI

Modifica alla tabella A allegata al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, per la riduzione dell'aliquota dell'imposta sul valore aggiunto relativa ai prodotti igienici e alimentari e ad accessori per l'infanzia

Presentata il 23 marzo 2018

  Onorevoli Colleghi! — L'Italia è afflitta ormai da decenni da un importante calo demografico, al quale nulla sembra riuscire a porre rimedio. A quella che era già prima una problematica intimamente connessa alle difficoltà lavorative ed economiche che pesano su larga parte dei nostri giovani si è aggiunta, in una seconda fase, anche la crisi economica che dal 2008 ha travolto il mondo e l'Europa e dalla quale l'Italia stenta a riprendersi.
  A fronte di un dato sulla natalità evidentemente critico, riconfermato in continua diminuzione anche dalla relazione dell'Istituto nazionale di statistica sugli indicatori demografici pubblicato nei primi giorni di gennaio 2016, che ha evidenziato un ulteriore calo delle nascite rispetto all'anno precedente e un nuovo minimo storico dall'Unità d'Italia, la politica non sembra trovare risposte adeguate.
  I fattori che maggiormente deprimono i tassi di natalità sono la disoccupazione e la precarietà nel lavoro, che generano nei giovani un'incertezza che impedisce loro una qualsiasi programmazione di vita, uniti all'assenza di politiche efficaci a sostegno della natalità, della maternità e della famiglia. A questo si aggiungono la scarsezza delle risorse finanziare destinate al sostegno dei nuclei familiari, anche sotto il profilo degli sgravi contributivi previsti, nonché l'insufficienza e l'inadeguatezza dei servizi di assistenza, con servizi educativi e scolastici costosi, con la mancanza di una rete sussidiaria, con la scarsa tutela accordata a molte donne lavoratrici e con le difficoltà nell'acquisto di un'abitazione.
  I provvedimenti a sostegno della natalità e della maternità sin qui adottati dimostrano di non aver risolto il problema del calo delle nascite e tantomeno di restituire alle giovani coppie quel diritto al futuro del quale la genitorialità è una componente essenziale.
  L'articolo 31 della Costituzione attribuisce, alla Repubblica il compito di agevolare «con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l'adempimento dei compiti relativi», nonché quello di proteggere «la maternità, l'infanzia e la gioventù».
  Il Piano nazionale per la famiglia, varato per la prima volta nel 2012, prendeva le mosse proprio dalla constatazione che sino ad allora avevano «largamente prevalso interventi frammentati e di breve periodo, di corto raggio, volti a risolvere alcuni specifici problemi delle famiglie senza una considerazione complessiva del ruolo che esse svolgono nella nostra società, oppure si sono avuti interventi che solo indirettamente e talvolta senza una piena consapevolezza hanno avuto (anche) la famiglia come destinatario. In particolare, sono state largamente sottovalutate le esigenze delle famiglie con figli».
  È, invece, essenziale una programmazione di lungo periodo che consenta la messa in atto di interventi efficaci a sostegno della natalità e della famiglia e che sia accompagnata dalla destinazione di adeguate risorse finanziarie.
  La relazione sul Fondo per le politiche della famiglia stilata dalla Corte dei conti aveva messo in luce già nel 2012 «la mancanza per il contesto analizzato di un sistema organico in grado di intervenire efficacemente, sia sotto il profilo dell'azione di “policy”, sia sotto quello della gestione degli interventi, per le esigenze della famiglia», rilevando come «gli interventi, per essere efficaci, devono porsi l'obiettivo di sostenere in modo significativo e continuativo le famiglie con figli, con basso livello di reddito. Si tratta di puntare a un maggiore impatto e a una maggior continuità che consenta di valutare l'efficacia degli incentivi ad avere figli».
  Secondo la Corte «la mancata utilizzazione di consistenti risorse – soprattutto nel settore degli interventi di competenza statale – ormai drasticamente limitate, pone in discussione l'attuale impianto che, in primo luogo, non ha messo in campo strategie efficaci e sul piano degli interventi ha privilegiato scelte “bottom up” inevitabilmente caratterizzate da profili individualistici. Va quindi recuperata una capacità strategica di disegnare effettive azioni di sistema che mettano i potenziali beneficiari nella condizione di fare scelte appropriate, consentendo, da un lato, la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro e, dall'altro, la possibilità concreta di condurre un'attività lavorativa continuativa».
  Secondo la definizione dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico si definiscono «politiche per la famiglia quelle che aumentano le risorse dei nuclei familiari con figli a carico; favoriscono lo sviluppo del bambino; rimuovono gli ostacoli ad avere figli e alla conciliazione tra vita lavorativa e vita familiare; e promuovono pari opportunità nell'occupazione».
  In questo senso è essenziale creare le condizioni affinché vi sia in Italia una ripresa dei tassi di natalità e affinché i giovani abbiano la garanzia di un concreto aiuto da parte dello Stato nell'affrontare la genitorialità. Non è utile continuare ad agire con misure spot come i bonus bebé o altre provvidenze economiche o misure di sostegno che si esauriscono nel corso di uno o al massimo due anni e che non contribuiscono affatto ad alimentare la percezione di una giusta tutela nelle coppie che potrebbero decidere di avere un figlio.
  Riteniamo che questo, invece, possa avvenire mediante l'adozione della misura prevista dalla presente proposta di legge, proprio per il suo carattere strutturale e la sua durata nel tempo. L'articolo 1 prevede, infatti, l'applicazione dell'aliquota dell'imposta sul valore aggiunto del 4 per cento a tutti i prodotti di prima necessità per l'infanzia, mentre l'articolo 2 detta le norme di copertura finanziaria. È evidente che l'approvazione della presente proposta di legge rappresenti solo un intervento tra i moltissimi che sarebbero necessari per promuovere la natalità e proteggere i nuclei familiari.

PROPOSTA DI LEGGE

Art. 1.
(Aliquota ridotta dell'imposta sul valore aggiunto sui prodotti di prima necessità per l'infanzia).

  1. Alla tabella A, parte II, allegata al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, è aggiunto, in fine, il seguente numero:

   «41-quinquies) pannolini, latte in polvere e liquido, latte speciale o vegetale per soggetti allergici o intolleranti, omogeneizzati e prodotti alimentari, strumenti per l'allattamento, prodotti per l'igiene, carrozzine, passeggini, culle, lettini, seggioloni, seggiolini per autoveicoli e girelli destinati all'infanzia».

Art. 2.
(Copertura finanziaria).

  1. Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, da emanare entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, su proposta del Ministro dell'economia e delle finanze, previo parere delle Commissioni parlamentari competenti per materia, sono disposte variazioni delle aliquote dell'imposta sul reddito delle persone fisiche e riduzioni della misura delle agevolazioni e delle detrazioni vigenti tali da assicurare la copertura degli oneri derivanti dall'attuazione delle disposizioni di cui all'articolo 1, pari a 60 milioni di euro a decorrere dall'anno 2018, ferma restando la necessaria tutela, costituzionalmente garantita, dei contribuenti più deboli, della famiglia e della salute, prevedendo un limite di reddito sopra il quale non si applica la riduzione delle spese fiscali.