• Testo INTERPELLANZA

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Atto a cui si riferisce:
C.2/00019 (2-00019) «D'Ettore, Gelmini, D'Attis, Carrara, Bignami, Mugnai, Fiorini, Cannizzaro».



Atto Camera

Interpellanza urgente 2-00019presentato daD'ETTORE Felice Mauriziotesto diMartedì 8 maggio 2018, seduta n. 9

   I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, il Ministro dello sviluppo economico, il Ministro per la coesione territoriale e il Mezzogiorno, per sapere – premesso che:

   notizie di stampa e dossier di centri studi specializzati in analisi della spesa d'investimento evidenziano una congiuntura particolarmente negativa in ordine alla capacità d'impegno e di rendicontazione facente capo ai programmi operativi nazionali e ai programmi operativi regionali discendenti dall'accordo di partenariato stipulato tra Italia e Commissione europea in merito all'utilizzo dei fondi strutturali nelle aree in ritardo di sviluppo;

   nel corso di una nota trasmissione televisiva del mese di aprile 2018, è stato rappresentato con dovizia di dettagli e di analisi, un quadro comparativo europeo estremamente favorevole ai Paesi dell'Est europeo e Visegrad, con una capacità di impiego di risorse della «Programmazione europea 2014-2020» e un tasso di ritorno estremamente vantaggioso rispetto al livello di contribuzione nazionale, al contrario dell'Italia, in forte passivo e in drammatico arretrato riguardo al cronoprogramma delle attività e dei livelli di spesa. Da tale comparazione emergono preoccupanti dati e valutazioni di tendenza marcatamente fallimentare delle politiche di coesione nazionale e del ruolo accentrato e inefficace dell'Agenzia per le politiche di coesione, che ha dato corpo ad un quadro strategico inadeguato alla reale situazione e ai bisogni prioritari del Paese, nonché tanto pletorico quanto inefficiente di autorità di gestione, nazionale e regionale;

   in particolare, si segnala il significativo scostamento tra gli obiettivi di rendicontazione indicati nei piani finanziari e l'effettiva capacità di spesa realizzata da ciascuna delle autorità di gestione responsabili dell'attuazione dei programmi, elemento che potrebbe determinare il parziale definanziamento dei programmi stessi;

   contestualmente, si è preso atto di un'accelerazione soltanto sul fronte degli impegni programmatici a valere sul fondo sviluppo e coesione, un montante di circa 54 miliardi di euro quasi completamente destinati dal Comitato interministeriale per la politica economica a piani operativi e patti per lo sviluppo, e di fatto esauriti con le decisioni assunte dal Comitato interministeriale medesimo nella seduta del 22 marzo 2018, ben oltre la data di svolgimento delle elezioni politiche e in un contesto nel quale il Governo avrebbe dovuto assicurare la sola ordinaria amministrazione;

   i profili di cassa del fondo sviluppo e coesione appaiono del tutto incongrui con la tempistica di allocazione programmatica, palesando, ad avviso degli interroganti, una operazione demagogica di chiaro stampo elettoralistico;

   un'ingente massa di risorse – circa 3 miliardi di euro – è stata di fatto attribuita alla società Invitalia per il finanziamento di misure agevolative e contratti di sviluppo senza che vi sia riscontro della avvenuta verifica di conformità alla normativa in materia di appalti pubblici e senza procedere ad una preventiva disamina dei risultati conseguiti dalla predetta società;

   non sono del tutto chiari i contorni dell'azione amministrativa e i modelli operativi del dipartimento per le politiche di sviluppo e coesione e l'Agenzia per la coesione territoriale, né le dinamiche della loro interazione, in una prospettiva che avrebbe dovuto assicurare una gestione unitaria ed efficiente dei circa 100 miliardi di euro complessivamente destinati allo sviluppo;

   gli operatori del settore denunciano un disarmante scostamento dei tassi di esecuzione fisica e finanziaria degli interventi e dei piani fatti oggetto di una estenuante e demagogica programmazione, evidenziando misure spacciate per «potenziamento e efficientamento» della governance, incentrate soltanto su progetti per incarichi e stipendi a consulenti, senza la necessaria semplificazione e lo snellimento effettivo delle procedure, metodologie e pratiche;

   lo spropositato e ingestibile aggravamento vincolistico del regime dei contratti pubblici, demandato al nuovo codice, avulso dai reali fabbisogni e distante dal comune senso pratico, e ad una serie innumerevole di norme, regolamenti attuativi, atti di indirizzo, direttive, e altro, nonché la nuova normativa sulle «partecipate» che ha di fatto ingessato anche l'azione delle società sottoposte al controllo analogo delle amministrazioni pubbliche, secondo gli interpellanti sostanzia di fatto l'esistenza di una strategia implicita di congelamento della spesa pubblica, al contrario denotando la ponderosità e l'inadeguatezza delle stazioni appaltanti, il fermo totale di interventi e lavori nonché di avvio dei cantieri –:

   quali siano in ogni caso gli intendimenti del Governo in merito alle iniziative e ai provvedimenti urgenti da adottare con specifico riguardo alle questioni e agli aspetti della sua politica sul tema di cui in premessa;

   quali siano al 31 dicembre 2017, le risultanze di impegno e rendicontazione di ciascuno dei programmi operativi, nazionali e regionali, cofinanziati dai fondi strutturali a valle della sottoscrizione dell'accordo di partenariato Italia-Commissione europea per il periodo di programmazione 2014-2020, evidenziando, su base annuale, gli scostamenti tra previsioni di spesa e somme effettivamente rendicontate;

   quali misure siano state adottate per promuovere un'accelerazione della spesa e una semplificazione delle procedure da parte dell'Agenzia per la coesione territoriale, dal dipartimento per le politiche di coesione, dalle singole autorità di gestione;

   quale sia lo stato di attuazione dei grandi progetti comunitari, ivi compresi quelli di competenza regionale o interregionale e traslati dalla programmazione 2007-2013 alla programmazione 2014-2020, con particolare riferimento ai grandi progetti di ripristino e risanamento ambientale allocati nelle regioni del Mezzogiorno;

   quale sia il quadro riepilogativo degli impegni del fondo sviluppo e coesione e lo stato di avanzamento dei piani operativi settoriali e dei patti per lo sviluppo stipulati con le regioni e le città metropolitane, con particolare approfondimento sulla realizzazione del progetto straordinario per la rimozione dei rifiuti stoccati in balle in regione Campania, per il quale è previsto uno stanziamento di oltre 400 milioni di euro;

   quale sia l'ammontare delle somme attribuite alla società Invitalia per il sostegno a misure agevolative e contratti di sviluppo, e se si intenda rendere disponibile la relazione del soggetto esercente il controllo relativa al rispetto degli articoli 5 e 192 del decreto legislativo n. 50 del 2016;

   quali siano le risultanze delle attività dell'Agenzia per la coesione territoriale e del dipartimento per le politiche di coesione in ordine alla gestione e al coordinamento dei piani e dei programmi finanziati con risorse nazionali e comunitarie;

   se il Governo non ritenga, data la paralisi nazionale degli investimenti, di costituire una commissione finalizzata alla revisione della composita disciplina in materia di contratti ed appalti, regime delle partecipate e delle società in house, e di altra regolamentazione in materia, per definire un complesso normativo organico, semplificato ed efficace che sia volano per l'iniziativa economica pubblica e privata;

   se i suddetti piani operativi e patti con le regioni del Sud e le città metropolitane siano stati definiti, in particolare rispetto alle priorità degli interventi infrastrutturali e dei servizi ambientali, con un preventivo e opportuno dibattito pubblico con i soggetti esponenziali rappresentativi degli interessi dei territori, delle università, degli ordini professionali, in specie di ingegneri ed architetti, delle parti economiche e sociali, delle primarie associazioni di sviluppo territoriale ed ambientalistiche;

   se sia vero che ancora latiti il Patto con la città metropolitana di Roma Capitale, che avrebbe dovuto essere tra i primi in ordine di priorità, stante la drammatica situazione infrastrutturale e logistica di Roma e del suo territorio, e che il quadro finanziario della programmazione 2014-2020 sia stato di fatto esaurito senza affrontare e riservare un proporzionato ed adeguato accantonamento di dovute disponibilità per la Capitale.
(2-00019) «D'Ettore, Gelmini, D'Attis, Carrara, Bignami, Mugnai, Fiorini, Cannizzaro».