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Atto a cui si riferisce:
S.1/00498 premesso che: il settore apistico in Italia conta oltre 1.400.000 alveari, detenuti da circa 60.000 apicoltori di cui circa 41.000 allevano le api in autoconsumo e detengono circa 350.000...



Atto Senato

Mozione 1-00498 presentata da ANNA MARIA BERNINI
martedì 5 luglio 2022, seduta n.448

BERNINI Anna Maria, GALLONE Maria Alessandra, CALIGIURI Fulvia Michela, DE BONIS, MANGIALAVORI, MESSINA Alfredo, PAPATHEU Urania Giulia Rosina, GALLIANI, GIAMMANCO Gabriella, MALLEGNI, RIZZOTTI Maria, RONZULLI Licia, AIMI, ALDERISI Francesca, BARACHINI, BARBONI, BERARDI, BINETTI Paola, BOCCARDI, CALIENDO, CANGINI, CESARO, CRAXI Stefania Gabriella Anastasia, DAL MAS, DAMIANI, DE POLI, DE SIANO, FAZZONE, FERRO, FLORIS, GASPARRI, GHEDINI, GIRO, MODENA Fiammetta, PAGANO, PAROLI, PEROSINO, SACCONE, SCHIFANI, SCIASCIA, SERAFINI, SICLARI, STABILE Laura, TIRABOSCHI Maria Virginia, TOFFANIN Roberta, VITALI, VONO Gelsomina - Il Senato,

premesso che:

il settore apistico in Italia conta oltre 1.400.000 alveari, detenuti da circa 60.000 apicoltori di cui circa 41.000 allevano le api in autoconsumo e detengono circa 350.000 alveari (25 per cento del totale) mentre i restanti 19.000 apicoltori sono titolari di aziende che allevano api a fini economici e detengono il 75 per cento degli alveari del patrimonio apistico nazionale;

il comparto è quindi caratterizzato principalmente da aziende che allevano api per trarne un reddito, integrativo o prevalente, nell'ambito dell'attività agricola;

il venir meno del ruolo delle api comporterebbe un costo di 153 miliardi di euro a livello mondiale, pari al 10 per cento del valore di mercato dei prodotti alimentari;

circa l'84 per cento delle specie coltivate in Europa dipende dall'impollinazione degli insetti, come anche il 70 per cento delle principali colture utilizzate nel mondo per il consumo umano;

da alcuni anni, come evidenziato nei rapporti annuali ISMEA e dall'Unione nazionale associazioni apicoltori italiani (UNA.API), la produzione del miele italiano è in forte calo in tutto il Paese a causa di diversi fattori fra loro concomitanti e spesso sovrapponibili: cambiamenti climatici, l'uso massiccio di pesticidi in agricoltura, diffusione di nuove parassitosi, riduzione della superficie e delle specie botaniche di interesse apistico;

come emerge dai dati dell'Osservatorio nazionale del miele dell'ISMEA, nonostante i problemi produttivi, negli ultimi due anni si registra un calo delle quotazioni dei prezzi del miele nazionale oltre a un'accentuata riduzione della domanda e di conseguenza degli scambi interni e verso l'estero;

posto che l'Italia produce circa il 50 per cento del fabbisogno nazionale di miele, tale insolito atteggiamento del mercato, in annate scarsamente produttive, è da imputare ad una serie di motivi: sostituzione di alcune referenze carenti con prodotto di altri Paesi UE; crescente import e proposta commerciale di miele asiatico di dubbia qualità e a basso costo; aumento quantitativo e qualitativo delle adulterazioni e frodi, sempre più sofisticate; scarsa efficacia dei controlli sul prodotto extra UE importato; contrazione dei consumi invernali causata dal clima più mite; carenza di comunicazione sui temi qualitativi;

a causa delle crescenti contraffazioni e frodi, il miele è al terzo posto, dopo latte e olio, nella classifica degli alimenti maggiormente contraffatti a livello mondiale;

considerato che:

l'unico Paese che fa eccezione a tale tendenza produttiva negativa è la Cina, principale esportatore mondiale di miele, con ingiustificati incrementi produttivi non corrispondenti ad analoga crescita del numero di alveari allevati. Le importazioni in Unione europea provenienti dalla Cina ammontano mediamente a circa 80.000 tonnellate all'anno;

in Cina è molto diffusa la prassi di raccogliere miele immaturo con alto contenuto di acqua, che è poi conferito alle "fabbriche del miele" che provvedono a lavorarlo, filtrarlo e deumidificarlo. Tale metodo di produzione cinese non è conforme alla direttiva 2001/110/CE concernente la produzione e la commercializzazione del miele e al codex alimentarius che sono incentrate sul divieto di immissione o estrazione di qualsiasi sostanza dal miele destinato al consumo alimentare;

si assiste, pertanto, da anni alla commercializzazione di un prodotto che può essere definito miele secondo la normativa cinese, ma non secondo quella europea e secondo la definizione del codex alimentarius;

tenuto conto che:

è compito della UE, degli Stati membri e dell'Italia garantire che tutti i mieli importati provenienti da Paesi terzi siano conformi alla definizione di miele nella UE, in primo luogo quelli di origine cinese;

occorre, quindi, sostenere le imprese in difficoltà e attivare a livello europeo un piano d'azione contro le contraffazioni, rafforzando le procedure di tracciabilità,

impegna il Governo:

1) ad adottare disposizioni volte a sostenere le imprese apistiche al verificarsi di eventi inconsueti, per la mancata produzione, come avviene per le altre imprese agricole;

2) a definire un piano di controlli sui mieli di importazione al fine di individuare e ridurre la quantità di miele non conforme alla normativa comunitaria immesso sul mercato nazionale;

3) ad attivarsi in tutte le sedi opportune, al fine di uniformare a quella italiana la normativa sull'etichettatura del miele di tutti i Paesi dell'Unione europea, con chiara ed univoca indicazione del Paese di origine anche per le miscele di mieli, estendendo lo stesso obbligo anche a tutti gli altri prodotti alimentari dell'alveare quali pappa reale, polline e propoli;

4) ad attivare campagne di informazione e promozione a sostegno del miele italiano e delle sue proprietà nutritive e sui benefici per la salute derivanti dal suo consumo, anche presso le scuole primarie e secondarie di primo e secondo grado;

5) a prevedere "pacchetti" di misure di sostegno agli apicoltori e alle buone pratiche, come ad esempio la diversificazione delle colture e una più stringente regolamentazione dell'uso di anti parassitari e diserbanti;

6) a mettere in atto misure agroambientali e climatiche (AECM) incentrate sui sistemi di produzione rispettosi dell'ambiente, tecnologie di precisione, agricoltura biologica e lotta integrata ed energie rinnovabili.

(1-00498)