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Atto a cui si riferisce:
C.4/11015 (4-11015)



Atto Camera

Risposta scritta pubblicata Giovedì 30 giugno 2022
nell'allegato B della seduta n. 717
4-11015
presentata da
TRANO Raffaele

  Risposta. — Con l'atto di sindacato ispettivo in esame, gli interroganti – riferendosi alla vicenda giudiziaria pendente davanti al tribunale per i minorenni di Roma che vede il minore S. B. P., nato nell'anno 2015 dalla V. S. (la quale «... per mantenere il piccolo... lavora a Vipiteno come insegnante di italiano...»), dapprima affidato ai nonni materni e poi, all'esito della consulenza tecnica di ufficio disposta dal tribunale per minorenni di Roma, collocato d'urgenza in casa famiglia «... senza la preventiva audizione del pubblico ministero e degli stessi genitori di cui è stata sospesa la responsabilità genitoriale...» – domandano alla Ministra della giustizia «... se... non ritenga opportuno valutare la sussistenza dei presupposti per l'avvio di iniziative ispettive presso il tribunale per i minorenni di Roma, in relazione alla vicenda esposta in premessa, e se in ogni caso, alla luce delle criticità esposte, non intenda assumere iniziative normative volte ad assicurare la tutela del superiore interesse del minore nei procedimenti in questione...».
  Al riguardo deve essere innanzitutto posto in risalto che la vicenda descritta nell'atto di sindacato ispettivo è stata trattata dall'autorità giudiziaria nei procedimenti R. G. 52555/2021 e R. G. 52210/2021.
  In particolare il procedimento R. G. 52255/2021, relativo al reclamo proposto dalla madre V. S. e dai nonni materni del minore S. B. P. avverso il decreto provvisorio e urgente depositato dal tribunale per i minorenni di Roma in data 9 novembre 2021 (con il quale si era sospesa la responsabilità genitoriale di entrambi i genitori del minore S. B. P., collocato costui in una struttura e disposti incontri del minore S. B. P. con i familiari), è stato iscritto a ruolo il 19 novembre 2021 e definito dalla Corte di appello di Roma, previa costituzione del contraddittorio e acquisizione della relazione richiesta al servizio sociale sulla condizione del minore S. B. P., con provvedimento pubblicato in data 10 febbraio 2022, con cui veniva respinto il suddetto reclamo, avendo la Corte di appello di Roma condiviso appieno le valutazioni del giudice di prime cure in merito alle importanti criticità del nucleo familiare e alla condizione di sofferenza patita di riflesso dal minore S. B. P.
  Invece il procedimento R. G. 52210/2021, avente ad oggetto il reclamo proposto avverso un precedente decreto provvisorio e urgente emesso in data 23 settembre 2021 dal tribunale per i minorenni di Roma, veniva iscritto a ruolo il 3 ottobre 2021. I termini concessi per la costituzione del contraddittorio e l'acquisizione della relazione del servizio sociale sono scaduti in data 9 febbraio 2022, motivo per il quale tale reclamo è andato in decisione, come di consueto, nella prima camera di consiglio successiva.
  Con il decreto emesso il 23 settembre 2021 il tribunale per i minorenni di Roma aveva respinto l'istanza avanzata dal difensore della madre V. S. e dai nonni materni (presso i quali il minore S. B. P., era all'epoca collocato) volta ad ottenere la revoca del provvedimento di inserimento del minore S. B. P. in regime di semiconvitto in una struttura. Si tratta, com'è evidente, di un provvedimento ormai superato da quello successivamente emesso dal tribunale per i minorenni di Roma in data 9 novembre 2021 (di collocamento del minore S. B, P. in una struttura) e confermato con il decreto depositato in data 10 febbraio 2022 dalla Corte di appello di Roma, ciò da cui consegue la sopravvenuta improcedibilità del reclamo.
  Trattandosi in entrambi i casi di reclamo avverso provvedimenti provvisori, il giudizio prosegue davanti al tribunale per i minorenni di Roma, al quale veniva immediatamente restituito il fascicolo di ufficio di primo grado.
  Alla stregua di quanto sinora esposto nel dettaglio, consegue che non sembra al momento possibile enucleare resistenza di profili di criticità nell'operato dei magistrati del tribunale per minorenni di Roma e della Corte di appello di Roma tali da giustificare l'eventuale esercizio da parte di questo dicastero «... di iniziative ispettive...», anche con riferimento ai «... tempi della Corte di appello...» che nel caso di specie sono stati estremamente ristretti nel pieno rispetto della estrema delicatezza delle tematiche affrontate.
  Sotto un profilo più generale, occorre rilevare che le disposizioni di cui agli articoli 330 e seguenti del codice civile prevedono che possa essere pronunciata la decadenza dalla responsabilità genitoriale nei confronti del genitore che «... viola o trascura i doveri ad essa inerenti o abusa dei relativi poteri con grave pregiudizio del figlio...»; qualora la condotta del genitore sia pregiudizievole per il figlio ma non al punto da determinare la sua decadenza dalla responsabilità genitoriale il tribunale per i minorenni «... può adottare i provvedimenti convenienti..»; in entrambi i casi può essere disposto, per gravi motivi, l'allontanamento del figlio dalla residenza familiare ovvero l'allontanamento del genitore o convivente che maltratta o abusa del minore. Il relativo procedimento può essere introdotto dall'altro genitore, dai parenti o dal pubblico ministero; il tribunale per i minorenni può assumere informazioni, deve sentire il pubblico ministero e il genitore nei confronti del quale è richiesto il provvedimento e deve procedere all'ascolto del figlio minore che abbia compiuto gli anni 12 (e anche di età inferiore, ove capace di discernimento) – profili questi rimasti estranei al reclamo proposto dalla madre V. S. e dai nonni materni del minore S. B. P. avverso il decreto depositato in data 9 novembre 2021 dal tribunale per minorenni di Roma, atteso che in siffatto reclamo si deducevano questioni di rito inerenti la sussistenza dei requisiti di cui all'articolo 336 comma 3 del codice civile ai fini della adozione del provvedimento provvisorio e urgente –. In caso di urgente necessità, inoltre, il tribunale per i minorenni può adottare anche di ufficio provvedimenti temporanei nell'interesse del figlio.
  Tra gli strumenti di cui l'autorità giudiziaria dispone per tutelare l'interesse superiore del minore, quindi, vi è anche il suo allontanamento dalla casa familiare, che viene disposto quando la prosecuzione della convivenza con il genitore presso cui è collocato venga ritenuta fonte di grave pregiudizio per il minore. Va da sé che in questo caso il minore dovrebbe essere collocato preferibilmente presso l'altro genitore o parenti prossimi, ma qualora ciò non sia possibile o tale soluzione si riveli non idonea a tutelare l'interesse del minore non potrà che esserne disposto il collocamento in casa famiglia o in altra struttura analoga.
  Tradizionalmente, la disciplina processuale dei procedimenti de potestate è sempre stata piuttosto scarna, in virtù della risalente concezione secondo cui i procedimenti di cui si discute non avrebbero natura contenziosa ma di volontaria giurisdizione in quanto non diretti al conseguimento di un bene della vita o alla composizione di una lite bensì alla prevenzione della lite stessa e alla cura dell'interesse del minore, e presenterebbero perciò una commistione tra aspetti strutturali di tipo amministrativo e caratteri propri della giurisdizione (la dottrina aveva a questo proposito coniato, all'inizio del secolo scorso, la nozione di «amministrazione pubblica del diritto privato»).
  Nel corso degli anni si è invece sempre più consolidata la concezione secondo la quale i procedimenti minorili coinvolgono diritti fondamentali e personalissimi dell'individuo e in particolare del minore, come il diritto al rispetto della propria vita familiare, il diritto a essere ascoltato tutte le volte che deve essere adottata una decisione che lo riguarda e il diritto di ottenere adeguata protezione nel caso in cui sia vittima di violenza diretta o assistita.
  È quindi ormai ineludibile l'introduzione di una disciplina che garantisca tanto ai genitori quanto al minore il rispetto dei principi fondamentali in tema di diritto al contraddittorio e di diritto di difesa.
  Proprio a questo scopo la legge delega sulla riforma del processo civile (legge del 26 novembre 2021 n. 206) contiene specifiche disposizioni volte a prevedere, tra l'altro:

   un rito unitario applicabile a tutti i procedimenti in materia di persone, minorenni e famiglie, con conseguente applicazione anche davanti al tribunale per i minorenni delle garanzie processuali da sempre previste nei procedimenti che si svolgono davanti al tribunale ordinario, tra cui la previsione di brevi termini perentori per la conferma, modifica o revoca dei provvedimenti adottati in assenza di contraddittorio con le parti;

   nel caso in cui siano allegate situazioni di violenza domestica o di genere, l'adozione di adeguate misure di salvaguardia e protezione; il necessario coordinamento di tutte le autorità giudiziarie coinvolte, comprese quelle inquirenti; la prevenzione della vittimizzazione secondaria; nell'adottare i provvedimenti concernenti i minori, la specifica considerazione degli eventuali episodi di violenza; la garanzia che gli incontri tra i genitori e il figlio avvengano, se necessario, con l'accompagnamento dei servizi sociali e non compromettano la sicurezza della vittima;

   una specifica disciplina dell'ascolto del minore da parte del giudice, con esclusione della possibilità di delegare tale adempimento ad altre figure professionali e con la sua videoregistrazione;

   la puntuale regolamentazione dell'intervento dei servizi socioassistenziali o sanitari, con l'espressa previsione del diritto delle parti e dei loro difensori di avere visione di ogni relazione e accertamento dagli stessi compiuto e, fermo restando il principio generale dell'interesse dei minore a mantenere relazioni significative con i genitori, la specifica finalità di protezione della vittima e del minore di tale intervento, nelle ipotesi di violenze di genere e domestiche;

   una specifica disciplina (oggi totalmente assente) delle modalità di esecuzione dei provvedimenti relativi ai minori, volta a garantire ove possibile il contraddittorio, salvaguardare in ogni caso il preminente interesse alla salute psicofisica del minore e limitare l'uso della forza pubblica – da esercitare tramite personale specializzato – ai soli casi in cui questo sia assolutamente indispensabile;

   un apposito procedimento di convalida dei provvedimenti adottati dalla pubblica autorità ai sensi dell'articolo 403 del codice civile, entro termini perentori e nel contraddittorio delle parti;

   l'unificazione degli attuali tribunali per i minorenni e delle sezioni famiglia dei tribunali ordinari nel nuovo tribunale per le persone, per i minorenni e per le famiglie.
La Ministra della giustizia: Marta Cartabia.