• Testo ODG - ORDINE DEL GIORNO IN ASSEMBLEA

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Atto a cui si riferisce:
C.9/03656/079 9/3656/79. Varchi, Rampelli, Ferro, Galantino, Zucconi, Mollicone.



Atto Camera

Ordine del Giorno 9/03656/079presentato daVARCHI Maria Carolinatesto diMartedì 28 giugno 2022, seduta n. 715

   La Camera,

   premesso che:

    il provvedimento in esame reca misure urgenti per l'attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza;

    al di là di ogni ragionevole dubbio, il PNRR è un intervento straordinario a scala nazionale da realizzare in un lasso di tempo eccezionalmente contenuto, che rende illusoria l'esecuzione segmentata a livello territoriale, con bandi regionali e comunali; il tutto, aggravato dal fatto che ogni territorio ripropone il limite generale, quanto a capacità tecnico-operative «straordinarie»;

    il rischio, soprattutto per le regioni del Mezzogiorno, è di presentarsi all'appuntamento dell'attuazione del PNRR senza uno strumento adeguato e predisposto ad affrontare l'impegno straordinario all'orizzonte;

    l'allarme è stato lanciato anche dal Presidente Svimez che, riassumendo, ha parlato di «una pioggia di soldi, poco tempo per presentare i progetti, pochissimo per realizzarli e quasi nessuno in grado di tenere insieme le due cose», chiedendo un aiuto concreto ai comuni per gestire le risorse europee al fine di evitare che l'occasione di riequilibrare l'annoso divario tra Nord e Sud rischia invece di diventare l'ennesimo buco nell'acqua;

    il nodo principale resta la carenza di personale, soprattutto laureato, e la debolezza della macchina amministrativa delle regioni e dei comuni del Sud: la marcata riduzione dell'occupazione nella PA tra il 2010 e il 2019 ha riguardato soprattutto gli enti locali meridionali (-27 per cento rispetto al –18,6 per cento del Nord); peraltro, composto in prevalenza da personale anziano con scarse competenze non solo informatiche;

    basti pensare che la quota di personale laureato è inferiore all'11 per cento nel Comune di Palermo, di poco più del 19 per cento a Napoli, mentre sale a circa il 24 per cento in quello di Milano per arrivare al 32 per cento a Bologna e Venezia; dati allarmanti se si considera che nell'ambito del PNRR, la prima e maggiore sfida è quella dell'assorbimento delle risorse, tenendo presente che le amministrazioni regionali e locali meridionali dovranno gestirne una quota significativa, quantificata in 20,5 miliardi, per la metà concentrati nel biennio 2024/2025;

    se è appropriato e condivisibile il ruolo centrale dei comuni nella realizzazione del PNRR, è altrettanto importante che il Governo supporti gli enti locali nella fase di progettazione e, in tale contesto, l'assunzione di esperti, seppure destinato per il 40 per cento alle amministrazioni del Sud, non è sufficiente perché anche i tecnici ci metteranno del tempo per formarsi, bisogna concedete loro il tempo di diventare classe dirigente, e questo non si può fare durante un'emergenza e con un piano che ha dei tempi di realizzazione così brevi, perché mentre loro si formano per gestire ciò che verrà realizzato, qualcuno dovrà pur realizzare i progetti;

    per tutti i comuni che da soli non riuscirebbero a spendere bene le risorse del PNRR, lo stesso presidente Svimez suggerisce una soluzione: «Il Mezzogiorno e comunque attrezzato per realizzare i progetti, ha a disposizione università, consorzi territoriali di ricerca, l'agenzia della coesione: il Ministero dovrebbe attivare questi soggetti, fare dei prototipi che vengano poi realizzati in funzione dei fabbisogni nei vari comuni con i soldi del PNRR. Quindi il (Comune non deve sentirsi defraudato, al contrario deve sentirsi aiutato a risolvere questi problemi. Nella Costituzione – aggiunge – questo procedimento si trova nell'articolo 120 di sussidiarietà verticale, quello che non può fare il settore più vicino al cittadino lo fa l'autorità superiore»;

    lo stesso vincolo di destinazione alle regioni del Mezzogiorno di almeno il 40 per delle risorse allocabili territorialmente del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) e del Fondo complementare (FoC) è a rischio, se è vero che in ben 15 su 28 procedure attive, per un valore complessivo di oltre 3 miliardi, non è stata disposta nessuna modalità di salvaguardia della quota Mezzogiorno sulle risorse non assegnate per carenza di domande ammissibili; in altri casi, come nel bando Asili Nido, in presenza di insufficiente capacità progettuale per circa il 50 per cento delle risorse, è stata prevista una proroga dei termini, che però difficilmente sarà sufficiente a colmare il gap;

    altra riflessione merita lo strumento del bando per il finanziamento di progetti in materia di diritti civili, d'alla salute alla scuola; il Ministro dell'istruzione, ad esempio, sulla scorta di dati scrupolosamente elaborati, procede alla ripartizione per regioni e poi su base comunale delle risorse nel rispetto del vincolo del 40 per cento, per poi inspiegabilmente mettere a bando «competitivo» quelle risorse e se «...a seguito delle procedure selettive previste... le risorse disponibili su base regionale risultino superiori rispetto al fabbisogno richiesto dagli enti locali della medesima regione è necessario individuare un criterio per la redistribuzione delle risorse non assegnate per mancanza di fabbisogno, nonché dei residui di ciascuna regione non assegnabili agli enti locali, in considerazione di importi superiori dei progetti candidati in ordine di graduatoria»: la contemporanea adozione della logica premiale e del vincolo del 40 per cento non lascia alternativa a replicare per la stessa regione il bando sui residui così, prevedibilmente, da fomentare una «guerra» regionale, perdendo di vista il fine ultimo che non è classificare i (comuni con il filtro dei bandi, bensì distribuire risorse disponibili per soddisfare concretamente bisogni accertati e certificati proprio dal Ministero al quale compete il dovere di garantire un servizio-diritto quale che sia la capacità tecnica o, ancor di più, la sensibilità sociale del comune di appartenenza;

    l'approccio utile non può che prescindere dalla capacità progettuale delle amministrazioni locali; i Ministeri sono perfettamente in grado di assegnare risorse in funzione di graduatorie di fabbisogni e a tal fine hanno il dovere di assistere gli enti beneficiari nel fornire anche il progetto, operando nel rispetto di un sano principio di sussidiarietà, nel caso specifico, «verticale» (articolo 120 della Costituzione) che, va inteso come aiuto e promozione, non punizione;

    quando si affronta il tema, delicatissimo, di garantire i diritti civili e sociali, la sussidiarietà verticale è un dovere al quale le istituzioni centrali non possono sottrarsi,

impegna il Governo:

   a supportare le amministrazioni locali coinvolte, con particolare riguardo ai territori del Mezzogiorno, nella realizzazione dei progetti, anche attraverso il coinvolgimento di Politecnici, Università, Istituzioni pubbliche di Ricerca, a garanzia dei diritti di cittadinanza e nel rispetto del principio di sussidiarietà «verticale» di cui all'articolo 120 della Costituzione;

   a garantire il soddisfacimento del fabbisogno, laddove certificato, indipendentemente dalla previsione di bandi, al fine di ridurre le disparità territoriali e favorire la coesione sociale;

   alla luce del mutato contesto geo-politico internazionale, a garantire almeno il 50 per cento dei fondi del PNRR ai territori del Sud Italia.
9/3656/79. Varchi, Rampelli, Ferro, Galantino, Zucconi, Mollicone.