• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
S.4/07172 LANNUTTI, GIANNUZZI Silvana, ANGRISANI Luisa, ABATE Rosa Silvana, SBRANA Rosellina, CORRADO Margherita, GRANATO Bianca Laura - Ai Ministri della transizione ecologica e dello sviluppo...



Atto Senato

Interrogazione a risposta scritta 4-07172 presentata da ELIO LANNUTTI
lunedì 20 giugno 2022, seduta n.442

LANNUTTI, GIANNUZZI Silvana, ANGRISANI Luisa, ABATE Rosa Silvana, SBRANA Rosellina, CORRADO Margherita, GRANATO Bianca Laura - Ai Ministri della transizione ecologica e dello sviluppo economico. - Premesso che il prezzo del litio, essenziale per il "cuore" dei veicoli elettrici, è aumentato vertiginosamente a inizio 2022: il litio ad alta purezza adeguato alla produzione di batterie è arrivato a gennaio 2022 all'equivalente di 47.500 dollari alla tonnellata, circa 45.300 euro. Si tratta di una differenza del 495,9 per cento rispetto al prezzo di fine di gennaio 2021. Mentre a giugno 2022 il prezzo del litio è salito ancora, a circa 70 dollari al chilo (70.000 a tonnellata), oltre 33 volte quello della benzina e 36 volte quello del metano;

considerato inoltre che:

nel 2021 la multinazionale australiana Vulcan energy resources Ltd, che produce idrossido di litio per batterie, attraverso la Vulcan energy Italy Pty Ltd (fondata il 5 luglio 2021) ha presentato alla Regione Lazio la documentazione per ottenere i permessi per valutare l'estrazione diretta di litio, con l'obiettivo di produrre "litio derivato dalle brine geotermiche", come si legge nel progetto presentato;

in particolare, il 27 luglio 2021 (prot. n. 646923) la Vulcan energy Italy ha depositato all'area VIA della Regione Lazio "il progetto 'Istanza di permesso di ricerca mineraria Cesano, nel Comune di Campagnano Romano (RM), in località Valle del Baccano, ai fini degli adempimenti previsti per l'espressione delle valutazioni sulla compatibilità ambientale";

l'11 novembre 2021 (proposta n. 39523 del 28 ottobre 2021) la Regione ha disposto "l'esclusione del progetto" dalla procedura di valutazione di impatto ambientale ai sensi del decreto legislativo n. 152 del 2006, secondo le risultanze di cui all'istruttoria tecnico-amministrativa "allegata al presente atto da considerarsi parte integrante della presente determinazione";

il 24 gennaio 2022, la Vulcan ha dunque ottenuto i permessi per valutare l'estrazione diretta di litio in un'area di 11,5 chilometri quadrati, vicina alla via Cassia, compresa tra i comuni di Cesano e quello di Campagnano di Roma, dove in passato sono stati trovati campioni di salamoia di litio durante perforazioni geotermiche. Nella salamoia di questo pozzetto nel Lazio è stato rilevato un contenuto medio di litio compreso tra 350 e 380 milligrammi per litro. Si tratta di un valore molto interessante se si pensa che a Graben nell'alta valle del Reno, le acque profonde contengono tra i 200 ei 400 milligrammi di litio per litro, secondo gli esami effettuati l'Istituto federale di geoscienze e risorse naturali (BGR);

l'azienda australiana ha già stanziato per la ricerca nel Lazio 425.000 euro solo per la cosiddetta fase 1 (che prevede lo studio dei dati raccolti da Enel, rilievi geologici di superficie e analisi di laboratorio su campioni di gas, fluidi e rocce prelevati), a cui andranno aggiunte le risorse che serviranno per la fase 2. In altre parole, l'Italia potrebbe ritrovarsi a dover pagare almeno mezzo milione di euro a un'azienda straniera per sfruttare un giacimento di litio di cui era perfettamente a conoscenza e che non ha saputo valorizzare per prima;

nell'area dei monti Sabatini e, in particolare, quella oggetto del progetto Vulcan, era stata già oggetto di esplorazione per energia geotermica. Una dozzina di pozzi erano stati perforati dall'Enel negli anni 70-80 del secolo scorso, fino a profondità di circa 3.000 metri, confermando la presenza di fluidi ad alta temperatura (150-250 gradi centigradi), ma con alto contenuto salino (60-70 grammi per litro), per cui non erano stati ritenuti economicamente convenienti per la produzione di energia elettrica;

adesso invece, come affermato dall'amministratore delegato della Vulcan, Francis Wedin, "se avrà successo, il progetto Cesano potrebbe fornire una fonte strategica e sostenibile di litio in Italia per i mercati europei delle batterie e dell'auto e diventare una possibile futura aggiunta al business 'Zero Carbon Lithium' di Vulcan";

considerato infine che:

il 29 novembre 2021 la multinazionale automobilistica olandese Stellantis N.V. e la Vulcan hanno sottoscritto "un accordo vincolante in base al quale Vulcan fornirà in Europa idrossido di litio per batterie, da utilizzare nei veicoli elettrificati del Gruppo Stellantis. L'accordo quinquennale prevede l'inizio delle spedizioni nel 2026". In particolare, la Vulcan si impegna a fornire al colosso dell'automotive tra le 81.000 e le 99.000 tonnellate di idrossido di litio tra il 2026 e il 2030. "L'obiettivo di Stellantis, si legge nell'accordo, è che oltre il 70 per cento dei suoi veicoli venduti in Europa e più del 40 per cento di quelli venduti negli Stati Uniti siano veicoli a basse emissioni (LEV) entro il 2030. Ognuno dei 14 brand dell'azienda offrirà soluzioni completamente elettrificate ai vertici della categoria". Sempre lo scorso anno, la Vulcan ha anche sottoscritto un contratto di fornitura a lungo termine con un produttore di batterie leader, la coreana LG Energy Solution;

la società australiana Vulcan sta investendo 1,7 miliardi di euro nell'alta valle del Reno, per fornire ai suoi clienti a partire dal 2025 litio estratto con processi di DLE, ovvero direct lithium extraction,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di quanto descritto;

se ritengano necessario individuare enti pubblici, o comunque partecipati, in grado di effettuare le operazioni estrattive, che al momento sono ad esclusivo appannaggio della multinazionale australiana, considerando che il Paese potrebbe avere un tesoro sotto i piedi, ma non sembrerebbe in grado di estrarlo;

se ritengano utile ricominciare finalmente ad investire nella ricerca e, dunque, anche in questo tipo di tecnologie, considerando che in Italia sono rimasti appena 10-15 ricercatori a occuparsi di litio geotermico e, soprattutto, considerando che altri Paesi, come ad esempio la Francia, mentre giustamente chiudevano le miniere, continuavano comunque a fare ricerca scientifica sulle georisorse, mentre in Italia semplicemente si chiudeva tutto.

(4-07172)