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Atto a cui si riferisce:
C.1/00668    premesso che:     negli ultimi 45 anni il tasso di suicidio è cresciuto del 65 per cento in tutto il mondo; oggi il suicidio è considerato una delle tre principali cause...



Atto Camera

Mozione 1-00668presentato daBELLUCCI Maria Teresatesto diMartedì 14 giugno 2022, seduta n. 707

   La Camera,

   premesso che:

    negli ultimi 45 anni il tasso di suicidio è cresciuto del 65 per cento in tutto il mondo; oggi il suicidio è considerato una delle tre principali cause di morte fra gli individui di età compresa tra i 15 e i 44 anni, in entrambi i sessi. Senza contare i tentati suicidi, fino a venti volte più frequenti. In Italia invece, si registrano ogni anno circa 4.000 morti per suicidio;

    il fenomeno sta assumendo una dimensione allarmante soprattutto tra i giovani: il numero di suicidi tra i giovani di età compresa tra 15 e 29 anni ne fa la seconda causa di morte in quella fascia di età, e, se si limita il dato alle sole ragazze, diventa addirittura la prima causa di morte;

    i dati riportati evidenziano come il suicidio rappresenti un problema di salute pubblica rispetto al quale occorre mettere in campo strumenti specifici di prevenzione e cura;

    nel 2014 è stato pubblicato il primo World Suicide Report da parte dell'OMS «Prevenire il suicidio: un imperativo globale», il cui obiettivo era dare priorità a livello globale alla prevenzione del suicidio e aumentare la consapevolezza del suicidio come un problema di salute pubblica, attraverso la predisposizione di programmi politici attuativi. Il suddetto report, inoltre, evidenziava già allora la necessità di sviluppare e rafforzare le strategie di prevenzione grazie ad un approccio multisettoriale;

    recentemente, il Coronavirus e le misure restrittive adottate al fine di contenere la diffusione del contagio hanno contribuito ad alimentare disagi di ogni genere, specie psicologici, con conseguente aumento del rischio suicidario. Infatti, studi e ricerche recenti hanno segnalato un forte aumento nelle persone dei sintomi depressivi, variamente riconducibili alla permanenza domiciliare forzata, al distanziamento sociale e, in alcuni casi, alla riduzione di attività ambulatoriali e consulenziali dedicate ai minori con malattie croniche o con malattie acute non-COVID-19. Il pericolo che l'attuale conflitto tra Ucraina e Russia e le difficoltà post pandemia, con le associate conseguenze economiche e sociali, possano causare anche un aumento dei suicidi è, dunque, uno scenario verosimile;

    allarmanti sono i dati riportati dall'Ospedale pediatrico Bambino Gesù, dai quali emerge con grande evidenza come negli ultimi due anni, soprattutto a causa della pandemia il numero dei bambini ricoverati presso il reparto di neuropsichiatria dell'infanzia e dell'adolescenza infantile e di quelli seguiti in attività diurna presso lo stesso reparto sia drammaticamente aumentato fino a registrare la massima capienza della struttura, a causa di tentativi di suicidio, atti di autolesionismo, disturbi alimentari;

    difatti, l'andamento decrescente della curva epidemiologica suggerisce un insieme di misure che, proiettandosi al di là dell'emergenza, siano volte piuttosto a rimediare ai disagi, specie psicologici, da questa creati;

    sul piano normativo, la predisposizione di strumenti assistenziali rappresenta la strategia più in linea con l'interpretazione data dalla Corte costituzionale dell'articolo 32 della Costituzione, che assegna alla Repubblica il compito di tutelare la salute come fondamentale diritto dell'individuo;

    come chiarito dalla giurisprudenza di legittimità costituzionale, la nozione di salute non coincide solo con il benessere fisico della persona, ma comprende anche il suo equilibrio psicologico;

    il suicidio è un fenomeno multifattoriale complesso e di non facile rilevazione. Negli anni sono stati fatti diversi tentativi di associazione causa-effetto: da un lato, il suicidio è riconducibile a cause legate al contesto educativo, sociale e lavorativo in cui l'individuo si relaziona, dall'altro, la presenza di patologie psichiatriche può rappresentare un ulteriore fattore di rischio. Tuttavia, i due fattori isolati non bastano ad indurre al suicidio poiché ogni individuo ha una propria storia, composta da un insieme di relazioni ed esperienze che ne formano il carattere e la personalità, tormenti compresi. In questa prospettiva è dunque fondamentale apprestare un sistema dinamico e multifattoriale, capace di incidere nel tessuto socio-sanitario sotto più profili;

    in primo luogo, un'efficace raccolta dati centralizzata assume un ruolo di primaria importanza. È noto, infatti, che nei Paesi in cui è presente un Osservatorio in grado di fornire stime verosimili, il tasso di mortalità per suicidio è diminuito sensibilmente negli anni successivi alla sua istituzione. In Italia l'unico ente istituzionale che monitora tale fenomeno è l'Istat. L'ultimo aggiornamento risale però all'anno 2017. Senza un monitoraggio costante è molto complicato capire come intervenire per scongiurare e prevenire un eventuale accentuarsi degli atti suicidari, specie visto il periodo critico che stiamo vivendo. Per questa ragione dal primo gennaio 2021 la Fondazione BRF – Istituto per la ricerca in psichiatria e neuroscienze, ha deciso di aprire un Osservatorio suicidi che monitori, sempre in base ad un'attenta analisi delle notizie di cronaca, gli atti suicidari, tentati e tragicamente conclusi, al fine di colmare, per quanto possibile, il vulnus dei dati mancanti;

    in secondo luogo, a livello internazionale è stato riconosciuto che le linee telefoniche di aiuto rappresentano uno strumento di supporto importante in grado di ridurre con successo l'ideazione suicidaria e la tendenza agli atti di autolesionismo. In Italia, tuttavia, non è ancora prevista una struttura specifica e qualificata in grado di gestire un numero verde nazionale e coordinare sull'intero territorio programmi ed interventi di prima urgenza;

    in terzo luogo, occorre tutelare gli adolescenti appartenenti alla cosiddetta «web generation», composta per lo più da giovani di età compresa tra gli 11 e i 14 anni. Negli anni, infatti, si sono drammaticamente diffusi più giochi di adescamento on line, uno dei quali noto come «Blue Whale», articolati in una serie di prove attraverso le quali un tutor indurrebbe molti ragazzi a compiere atti di autolesionismo e ad intraprendere azioni pericolose per la loro incolumità, che vengono documentate mediante smartphone e condivise in rete sui social, fino all'atto finale del suicidio. L'aspetto sociologicamente più rilevante del fenomeno, che assume le caratteristiche di una sorta di cyberbullismo estremo che insisterebbe su bassa autostima e fragilità, risiede nel fatto che esso fa perno sulla vulnerabilità dei soggetti coinvolti, appartenenti ad una fascia d'età caratterizzata da insicurezza e instabilità emotiva. Per tale ragione la scuola, pilastro fondamentale dell'educazione e formazione degli adolescenti, dovrebbe ricoprire un ruolo centrale. Infatti, la realizzazione di campagne e di giornate di sensibilizzazione organizzate presso le scuole e gli istituti di ogni ordine e grado contribuirebbe sicuramente a contrastare tali fenomeni, anche grazie all'ausilio di psicologi e specialisti;

    in quarto luogo, il Servizio sanitario nazionale risulta carente, nel campo della salute mentale, in termini di ricovero e soprattutto in termini di investimenti a livello territoriale. In questa ottica, una rete di assistenza territoriale solida, sostenuta da investimenti per la formazione e la specializzazione del personale sanitario, offrirebbe ai soggetti considerati a rischio la possibilità di ricevere sostegno, aiuto e cura in senso lato. Infatti, colui il quale rappresenta a sé stesso la volontà di compiere l'estremo atto non è solito esprimere esplicitamente i propri disagi e le proprie difficoltà. Molto spesso infatti, diventa importante desumere le intenzioni attraverso un'attenta e corretta interpretazione dei comportamenti cosiddetti univoci e concludenti. Attività estremamente delicata, che solo un personale altamente qualificato può compiere positivamente;

    infine, devono essere considerati anche gli effetti destabilizzanti sulle persone con le quali il suicida era in relazione: i survivor, cioè coloro che sono stati colpiti da un lutto in seguito ad un suicidio, presentano più frequentemente senso di colpa e sentimenti di rifiuto e abbandono rispetto a chi ha perso qualcuno per cause naturali, o comunque disturbi collegati allo stress derivante dall'evento traumatico. Attualmente, il nostro Paese non investe nei servizi di «postvention», ossia interventi di assistenza alle famiglie e alle persone vicine a vittime di condotte con fine suicidario,

impegna il Governo:

1) ad assumere iniziative, anche normative, volte a riconoscere il suicidio come un grave problema di salute pubblica;

2) a elaborare una strategia per la prevenzione e la sensibilizzazione rispetto al fenomeno suicidario, al fine di contrastare e mitigare il tragico impatto del suicidio sulla popolazione;

3) a istituire un Osservatorio nazionale per il monitoraggio dei dati sui fenomeni suicidari volto a permettere un approfondimento sulle cause del fenomeno;

4) ad assumere iniziative volte ad istituire un numero verde telefonico per la gestione delle segnalazioni e delle richieste di primo soccorso;

5) a promuovere la realizzazione di campagne di sensibilizzazione e prevenzione presso le scuole, di ogni ordine e grado, al fine di scongiurare atti di autolesionismo e suicidari tra i più giovani, anche attraverso la spiegazione dei rischi connessi alle cosiddette challenges estreme;

6) ad adottare le iniziative di competenza volte a potenziare la rete di assistenza territoriale e dotarla del personale qualificato necessario e di un numero adeguato di psicologi;

7) ad adottare urgentemente ogni iniziativa di competenza per monitorare e «bloccare» i siti web che istigano al suicidio e atti di autolesionismo minori e persone di ogni età;

8) ad adottare iniziative per prevedere che all'interno del personale scolastico sia assicurata la presenza di psicologi e specialisti del settore;

9) ad adottare iniziative per prevedere interventi di assistenza alle famiglie e alle persone vicine a vittime di condotte con fine suicidario, volti a contrastare gli effetti destabilizzanti sulle persone con le quali il suicida era in relazione;

10) ad adottare iniziative per prevedere investimenti specifici per la ricerca scientifica nel settore.
(1-00668) «Bellucci, Ferro, Gemmato, Montaruli, Albano, Bucalo, Frassinetti, Lucaselli, Galantino, Zucconi».