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Atto a cui si riferisce:
C.5/08179 (5-08179)



Atto Camera

Risposta scritta pubblicata Martedì 31 maggio 2022
nell'allegato al bollettino in Commissione VI (Finanze)
5-08179

  Con il documento in esame gli Onorevoli interroganti richiamano il principio «no debit rule» introdotto dal regolamento UE 2018/841, relativo all'inclusione delle emissioni e degli assorbimenti di gas a effetto serra risultanti dall'uso del suolo, del cambiamento di uso del suolo e dalla silvicoltura nel quadro 2030 per il clima e l'energia, che prevede che gli Stati membri si impegnino a garantire che le emissioni contabilizzate di gas a effetto serra siano interamente compensate da una rimozione equivalente di CO2, attraverso le azioni messe in atto nel settore.
  Gli Interroganti rilevano come, da un punto di vista fiscale, l'articolo 32 del TUIR dispone in materia di reddito agrario, stabilendo quali siano le attività agricole considerate tali precisando, altresì, che ogni due anni, con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze e del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, sarà possibile ampliare la categoria dei beni.
  L'Agenzia delle entrate, con la risposta n. 365/2020, ha fornito indicazioni in merito, rilevando tuttavia che le aziende agricole non possono prevedere l'emissione di fatture per la cessione di quote o titoli di emissione di anidride carbonica della CO2 prodotti volontariamente mediante la coltivazione del fondo e pertanto i proventi derivanti dalla commercializzazione di quote di CO2, concorrono alla formazione del reddito d'impresa, ai sensi dell'articolo 85 del TUIR.
  Tanto premesso, gli Onorevoli interroganti chiedono di sapere «se non (si) ritenga opportuno chiarire, per quanto di competenza, il contenuto della risposta all'interpello dell'Agenzia delle entrate in premessa riportata, chiarendo in particolare, se le quote di cessione di CO2 prodotte dall'agricoltore possono configurarsi quale attività agricola e, per i relativi redditi, quali disposizioni fiscali s'intendono di conseguenza applicare o in alternativa, aggiornare il decreto ministeriale previsto dal TUIR, ampliando l'elenco dei beni al fine del raggiungimento degli obiettivi di neutralità climatica e di gestione sostenibile del territorio».
  Al riguardo, sentiti i competenti Uffici dell'Amministrazione finanziaria, si confermano le conclusioni contenute nella risposta all'istanza di interpello n. 365/2020 richiamata dagli Onorevoli interroganti, in base alle quali: «in assenza di una norma che espressamente qualifichi come attività connessa a quella agricola l'operazione oggetto della presente istanza, (...) ovvero in mancanza di un quadro di regolamentazione secondaria (...) che disponga l'assimilazione della stessa alle attività agricole connesse, la cessione a terzi delle quote/titoli di CO2 prodotti volontariamente (...) non è in alcun modo riconducibile alla “fornitura di beni o servizi mediante l'utilizzazione prevalente di attrezzature o risorse dell'azienda normalmente impiegate nell'attività agricola esercitata”, di cui al comma 3 dell'articolo 2135 del codice civile», con la conseguente impossibilità di applicazione delle disposizioni concernenti il regime fiscale riferito alle attività connesse all'agricoltura (articoli 32 e 56-bis del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917 – TUIR – e articolo 34-bis del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633).
  Ogni iniziativa relativa all'aggiornamento del decreto ministeriale previsto dal comma 3 dell'articolo 32 del TUIR, in maniera da ricomprendere nell'elenco delle attività agricole, soggette al regime catastale dei redditi agrari, anche le cessioni di quote di CO2 prodotte dall'agricoltore potrà essere valutata in concerto con il competente Ministero delle politiche agricole tenuto conto delle esigenze connesse al rispetto dei vincoli di finanza pubblica.