• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
S.4/07038 Ruotolo - Al Ministro dell'interno. - Premesso che: la legislazione che disciplina il riconoscimento delle vittime innocenti della criminalità organizzata è prevista dalla legge n. 302...



Atto Senato

Interrogazione a risposta scritta 4-07038 presentata da SANDRO RUOTOLO
martedì 17 maggio 2022, seduta n.433

Ruotolo - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:

la legislazione che disciplina il riconoscimento delle vittime innocenti della criminalità organizzata è prevista dalla legge n. 302 del 1990, di competenza del Dipartimento per i diritti civili, la cittadinanza e le minoranze del Ministero dell'interno. Il Dipartimento ha nella sua organizzazione una suddivisione interna, tra cui l'ufficio I responsabile della gestione delle istanze presentate dai familiari delle vittime del terrorismo e della criminalità organizzata;

i riferimenti legislativi che consentono la concessione del beneficio sono: l'art. 1, comma 2, lett. b), della legge n. 302 del 1990 che stabilisce che la vittima e gli istanti devono essere soggetti totalmente estranei ad ambienti e rapporti delinquenziali, e l'art. 2-quinquies della legge n. 186 del 2008 prevede il diniego dell'istanza nel caso in cui il beneficiario risulti parente o affine entro il quarto grado con soggetti nei cui confronti risulti in corso un procedimento penale per reati mafiosi;

la ratio delle norme, così come più volte chiarito dall'Avvocatura dello Stato, è quella di scongiurare il rischio che, "attraverso la destinazione di pubblico denaro a soggetti inseriti in nuclei familiari a rischio di infiltrazioni mafiosa a causa dei precedenti penali di alcuni suoi componenti o anche di semplici loro frequentazioni con soggetti aderenti ad associazioni mafiose, si finisca per favorire, seppure indirettamente, la criminalità organizzata di tale tipo";

come riportato anche da organi di stampa, sono molti i casi, tutti documentati, di pareri non favorevoli all'accoglimento delle istanze, presentate dai familiari delle vittime del terrorismo e della criminalità organizzata, espressi sia dalle Prefetture, sia dalla commissione consultiva e, infine, dall'ufficio I del Ministero;

si evidenzia come così lo spirito solidaristico che pure aveva ispirato il legislatore ad emanare la legge n. 302 è scemato a causa di frequenti cortocircuiti burocratici che affondano le proprie radici nella non corretta interpretazione della norma;

si segnala il caso di G. C., ucciso dalla camorra il 2 febbraio 2010 davanti alla porta del suo studio "Zendark tattoo" a Casavatore (Napoli). La sentenza penale passata in giudicato ha accertato la completa estraneità della vittima ad ambienti delinquenziali. Il Ministero ha però ritenuto di rigettare l'istanza presentata dalla madre della vittima, perché i nipoti del marito, suoi affini di 4° grado, sono gravati da precedenti penali;

per quanto risulta all'interrogante, nonostante le successive integrazioni e osservazioni, tutte documentate, fatte pervenire all'ufficio I del Ministero, quest'ultimo con decreto n. 27/2022 ha rigettato, mancando distrattamente di valutare che la madre di G. C., la signora N. R., ha denunciato il coniuge per molestie sessuali a danno della figlia, sorella della vittima G. C.. Per quella denuncia il marito della R. è stato condannato, giuridicamente escluso dalla famiglia con la perdita della podestà genitoriale e da oltre 30 anni tutti i rapporti con il coniuge, ad oggi deceduto, e con la famiglia di questi sono stati interrotti;

a giudizio dell'interrogante, l'interpretazione e l'applicazione data alla norma relativa alle parentele entro il 4° grado risulta essere incostituzionale, tenuto conto che la Corte costituzionale ha più volte ritenuto arbitrario presumere che valutazioni o comportamenti riferibili alla famiglia di appartenenza o a singoli membri della stessa, diversi dall'interessato, debbano essere automaticamente trasferiti all'interessato medesimo. Si ricordi la sentenza n. 108 del 1994 con la quale la Corte costituzionale ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 26 della legge n. 53 del 1989, in quanto stabiliva l'esclusione dai concorsi in magistratura ordinaria di coloro che, per le informazioni raccolte, non risultano, secondo l'apprezzamento insindacabile del Ministro competente, appartenenti a famiglia di estimazione morale indiscussa;

l'incertezza ha già determinato, nel passato come nel presente, insostenibili lungaggini ai fini dell'ottenimento dei benefici prescritti o peggio il non accoglimento, che ha l'effetto di lasciare intravedere una pericolosa e deprecabile discriminazione ai danni della memoria delle vittime innocenti della camorra e all'impegno dei loro familiari,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza delle notizie riportate;

se e quali iniziative intenda assumere per garantire l'esatta e puntuale applicazione delle disposizioni;

se intenda agevolare i comportamenti amministrativi onde evitare mancanze e possibili assunzioni di atti illegittimi;

se non ritenga di puntualizzare una corretta e certa interpretazione delle norme anche attraverso l'emanazione di circolari ed atti di indirizzo rivolte agli organi competenti.

(4-07038)