• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
C.4/12099 (4-12099)



Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-12099presentato daFITZGERALD NISSOLI Fucsiatesto diMartedì 17 maggio 2022, seduta n. 695

   FITZGERALD NISSOLI. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:

   le borse di studio percepite da soggetti fiscalmente residenti in Italia sono imponibili, in quanto assimilabili ai redditi da lavoro dipendente. Tuttavia, per alcune ipotesi previste dalle norme vigenti, alcune borse di studio sono esenti dall'Irpef. Tra queste vi sono le borse di studio corrisposte da università ed istituti di istruzione universitaria per la frequenza dei corsi di perfezionamento, delle scuole di specializzazione, per i dottorati di ricerca, per attività di ricerca post-dottorato, per i corsi di perfezionamento all'estero, nonché le borse di studio del programma «Erasmus Plus»;

   qualora la borsa di studio sia percepita all'estero, la disciplina convenzionale di cui all'articolo 20 del mod. Ocse, prevede generalmente l'imponibilità esclusiva nel Paese di residenza del percettore della borsa, a patto che, l'ente erogante non abbia sede nello Stato estero di «provvisoria permanenza». Nel caso in cui l'ente erogante abbia sede nello Stato estero di «provvisoria permanenza» del soggetto percettore della borsa di studio, è possibile che le somme erogate debbano essere dichiarate e tassate nello Stato di «provvisoria permanenza», con la possibilità per il borsista di ottenere, a precise condizioni, l'attribuzione di un credito d'imposta in Italia;

   ulteriore caso è quello dello studente italiano beneficiario di borsa di studio di dottorato (o di altra tipologia di borse di studio esenti Irpef) percepita all'estero e privo di altra fonte di reddito. Tipico esempio è quello di uno studente di dottorato negli Stati Uniti che riceve una borsa di studio che copre le spese di sostentamento. Tale tipologia di borsa, esente da Irpef in Italia, risulta negli Stati Uniti generalmente soggetta all'aliquota standard, sia federale che statale o cittadina, dell'imposta sui redditi. Inoltre lo studente, essendo inquadrato ai fini fiscali come «non resident alien», non usufruisce, come i cittadini americani, della «standard deduction»;

   in generale, la normativa statunitense prevede che gli studenti provenienti da Paesi che hanno un trattato fiscale con gli Usa che includa un articolo sulle borse di studio possono richiedere l'esenzione dalle tasse sui redditi o una riduzione della trattenuta, se sono rispettati i requisiti previsti dal trattato. Fra questi Paesi vi sono Germania e Francia;

   l'articolo 20 della Convenzione tra il Governo della Repubblica federale tedesca ed il Governo degli Stati Uniti d'America per evitare le doppie imposizioni in materia di imposte sul reddito, del 29 agosto 1989, così come modificato dal protocollo del 1° giugno 2006, stabilisce, al comma 5, che le somme, diverse dai compensi per servizi personali, che una persona riceve in uno Stato contraente e che sia residente nell'altro Stato contraente a titolo di sovvenzione, assegno o borsa di studio da un'organizzazione privata senza scopo di lucro di carattere religioso, caritativo, scientifico, letterario o educativo o da un'istituzione pubblica analoga, non sono imponibili nel primo Stato;

   di tenore analogo l'articolo 21, paragrafo 1, lettere a), della Convenzione fra la Repubblica francese e gli Stati Uniti, firmata a Washington il 31 agosto 1994 e successivamente modificata da clausole aggiuntive nel 2004 e 2009;

   nulla di tutto questo viene invece previsto dall'articolo 21 (Studenti ed apprendisti) della vigente Convenzione Italia-Stati Uniti contro la doppia imposizione –:

   quali iniziative il Governo intenda intraprendere al fine di giungere, con la controparte statunitense, alla stipula di una clausola aggiuntiva che modifichi l'articolo 21 della Convenzione tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo degli Stati Uniti d'America per evitare le doppie imposizioni in materia di imposte sul reddito, al fine di adeguarne il contenuto a quello delle analoghe convezioni sottoscritte dagli Stati Uniti con i due maggiori Paesi europei.
(4-12099)