• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE

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Atto a cui si riferisce:
S.3/03288 PITTELLA - Ai Ministri dello sviluppo economico, del lavoro e delle politiche sociali e per l'innovazione tecnologica e la transizione digitale. - Premesso che: nel corso degli ultimi...



Atto Senato

Interrogazione a risposta orale 3-03288 presentata da GIANNI PITTELLA
martedì 26 aprile 2022, seduta n.427

PITTELLA - Ai Ministri dello sviluppo economico, del lavoro e delle politiche sociali e per l'innovazione tecnologica e la transizione digitale. - Premesso che:

nel corso degli ultimi decenni, l'assetto industriale nazionale nell'ambito delle telecomunicazioni ha subito importanti mutamenti, verificatisi, in particolare, a partire dall'avvio della stagione delle privatizzazioni iniziata a metà degli anni '90 dello scorso secolo;

l'azienda maggiormente investita dai suddetti cambiamenti, l'ex monopolista SIP, poi divenuta gruppo TIM, dalla privatizzazione ad oggi ha subito numerose variazioni nel proprio azionariato e nella dirigenza aziendale. Attualmente il gruppo TIM, nonostante l'accresciuta concorrenza e l'ingresso di nuovi operatori di telecomunicazione, rimane l'azienda leader in Italia e in Brasile nel settore ICT, sviluppa infrastrutture fisse, mobili, cloud e datacenter e offre servizi e prodotti per le comunicazioni e l'intrattenimento, ponendosi all'avanguardia delle tecnologie digitali. I clienti del gruppo TIM sono 30,5 milioni per le linee mobili, 16,4 milioni per le linee fisse e oltre 10 milioni per le linee ultraboardband fisse;

sul fronte occupazionale, il gruppo TIM occupa complessivamente più di 50.000 dipendenti, di cui 42.437 in Italia. La diminuzione degli occupati nell'azienda è stata costante nel corso degli anni, soprattutto se confrontati con i circa 120.000 dipendenti registrati nel 1995, e a tale andamento hanno contribuito più fattori, tra cui la situazione finanziaria dell'azienda, la forte innovazione tecnologica e non ultimo l'ingresso di nuovi operatori altamente competitivi;

considerato che:

nel settore delle telecomunicazioni, caratterizzato da un quadro di estrema competitività ed innovazione, si inserisce la vicenda della realizzazione dell'infrastruttura di rete necessaria al conseguimento degli obiettivi europei e nazionali di connettività, che in Italia è caratterizzata dalla presenza di due gruppi concorrenti (attualmente Open Fiber S.p.A. e FiberCop S.p.A.), fatto che ha dato origine a maggiori inefficienze e ritardi nel perseguimento dei suddetti obiettivi rispetto agli altri Paesi europei secondo quanto si evince dalla mappatura della banda larga predisposta dalla Commissione europea che misura la qualità della connettività, con particolare riferimento alla velocità di download superiore a 100 Mbit/s;

tale assetto è risultato particolarmente inefficiente per il superamento del cosiddetto digital divide, vale a dire le diseguaglianze territoriali nella fruizione di servizi di connettività digitale tra le aree più densamente popolate e quelle a fallimento di mercato (le zone rurali e le aree interne), nonostante in queste risieda una percentuale significativa della popolazione italiana;

nel corso degli ultimi mesi si è formato tra i principali attori in gioco un consenso verso l'ipotesi della realizzazione della cosiddetta "rete unica", attraverso la fusione tra Fibercop e Oper Fiber, in particolare a seguito della presentazione del Piano Strategico del Gruppo TIM 2022-24 del 3 marzo 2022, delle dichiarazioni del presidente TIM del 22 marzo, che ha auspicato la costituzione di una società della rete a controllo pubblico che preveda una fusione con Open Fiber, e, infine, dall'accordo di riservatezza firmato, su richiesta della CONSOB, tra TIM e CDP Equity il 4 aprile, finalizzato "ad avviare negoziazioni con l'obiettivo di addivenire alla stipulazione indicativamente entro il 30 aprile di un protocollo d'intesa volto a definire gli obiettivi, il perimetro, la struttura e i principali criteri e parametri di valutazione relativi al progetto di integrazione";

l'opzione alternativa rimasta sul tavolo per diversi mesi, vale a dire l'offerta pubblica di acquisto da parte del fondo americano KKR, è stata definitivamente archiviata da parte del CdA di TIM, che il 7 aprile ha deliberato all'unanimità di non dare seguito alla richiesta di due diligence proveniente dal fondo;

al momento, pertanto, la strada che più probabilmente sarà percorsa è quella che consiste nella separazione tra infrastruttura (NetCo) e servizi (ServCo), da realizzarsi entro la prossima estate, come confermato anche dall'amministratore delegato di TIM lo scorso 9 aprile, al fine di garantire redditività a lungo termine, assecondando le richieste dei fondi internazionali specializzati in tale tipologia di investimenti;

rilevato che le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative dei dipendenti di TIM sono fortemente preoccupate dall'operazione di separazione tra le componenti di TIM, in quanto tale percorso metterebbe a serio rischio migliaia di posti di lavoro, continuando la tendenza di inesorabile diminuzione del numero dei lavoratori dell'azienda a cui si assiste dagli anni '90,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo non ritengano necessario favorire le opzioni in campo che garantiscano il rilancio e la continuità occupazionale del gruppo TIM S.p.A., evitando lo smantellamento o una frammentazione dell'azienda, e, al contempo, consentano il pieno raggiungimento degli obiettivi di connettività stabiliti a livello europeo e nazionale, con particolare riferimento al superamento del digital divide tra le aree densamente popolate e quelle a fallimento di mercato, nel rispetto delle migliori pratiche regolatorie e di concorrenza;

se non ritengano opportuno, al fine del raggiungimento di tali obiettivi con il pieno coinvolgimento di tutti gli attori coinvolti, adottare ogni iniziativa utile per dare seguito alle istanze dei lavoratori, convocando un tavolo con le organizzazioni sindacali sul futuro occupazionale nel settore delle telecomunicazioni del Paese.

(3-03288)