• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE

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Atto a cui si riferisce:
S.3/03301 CORRADO, ANGRISANI, GRANATO, LANNUTTI - Al Ministro della cultura. - Premesso che: nel centro storico di Como, precisamente in via Diaz, la quota comunale dell'ex monastero che fu sede...



Atto Senato

Interrogazione a risposta orale 3-03301 presentata da MARGHERITA CORRADO
mercoledì 27 aprile 2022, seduta n.428

CORRADO, ANGRISANI, GRANATO, LANNUTTI - Al Ministro della cultura. - Premesso che:

nel centro storico di Como, precisamente in via Diaz, la quota comunale dell'ex monastero che fu sede dell'Intendenza di finanza è stata venduta nel 2008, a trattativa privata e per soli 538.000 euro, con una delibera di Giunta oggi all'attenzione della Procura della Repubblica e della Corte dei conti ("Intendenza di finanza. Sospetto danno erariale" su "laprovinciadicomo");

nel 2020, nel cantiere per la ristrutturazione di quell'edificio, è emerso, tra le altre vestigia della civitas fondata da Giulio Cesare superstiti nel cortile interno, anche un pavimento a mosaico di I-II sec. d.C. con decorazione geometrica policroma ("E nel centro di Como spunta un pavimento romano" su "laregione.ch");

considerato che:

della decisione della Soprintendenza archeologia belle arti e paesaggio per le province di Como, Lecco, Sondrio e Varese, che a fine scavo ha disposto di reinterrare i ruderi dell'edificio cui appartiene la stanza con il rivestimento musivo, senza procedere allo strappo, al trasporto e alla sistemazione del medesimo nel museo "Giovio", non è stata data notizia in tempo reale alla comunità comasca, né sembra che sia stato fatto alcun tentativo per reperire (interamente o in parte), interpellando il Comune o sponsor privati, la somma necessaria ad eseguire la delocalizzazione;

la richiesta di informazioni in merito avanzata, ai primi del 2021, dalla redazione di un quotidiano locale in ragione del diritto d'informazione sembra avere prodotto reiterati rifiuti da parte dell'ufficio territoriale del Ministero della cultura, pur senza smentite. Solo la pubblicazione, a marzo 2022, di un articolo scientifico completo di documentazione fotografica sulla "Rivista archeologica comense" ha reso di dominio corrente l'intero iter, dalla scoperta al reinterro conservativo, suscitando le accese polemiche oggi in corso;

voci non verificabili sostengono che per l'eventuale strappo del mosaico la Soprintendenza calcolasse una spesa prossima ai 100.000 euro, somma indisponibile ma che la proprietà si sarebbe detta disposta a sborsare in cambio dell'autorizzazione, ovviamente negata, a realizzare alcuni box;

valutato che l'alienazione del 2008 non ha procurato solo un possibile danno erariale alle casse comunali per l'esiguità della somma ricavata dalla vendita di 280 metri quadri in piena città murata, ma ha anche impedito di utilizzare tali spazi per ampliare la confinante biblioteca civica. Da ultimo, poi, c'è stata la rinuncia del Comune, in cambio di 115.000 euro, al diritto decennale d'uso di un'area attigua alla biblioteca che, ove attrezzata per far fronte alle esigenze di quella, sarebbe poi tornata comunque in mano privata,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia al corrente di quanto riferito;

se dietro la rinuncia, da parte della Soprintendenza, a delocalizzare il mosaico di via Diaz vi sia il progetto di reperire fondi per musealizzarlo in situ, in futuro, o la "semplice" volontà di conservarlo (inaccessibile, però, e sommerso dall'acqua di falda) lasciando che sia inglobato nella nuova fabbrica;

se, data l'entità dei resti archeologici superstiti, sia stata valutata, e per quali ragioni sia stata scartata, l'ipotesi di espropriare almeno l'area del cortile, al fine di assicurarne la pubblica fruizione di un lembo, almeno, della città romana.

(3-03301)