• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
S.4/06939 CORRADO, LANNUTTI, ANGRISANI, GRANATO - Al Ministro della cultura. - Premesso che: a partire dall'11 aprile 2022, la stampa meneghina ha riportato la notizia di danni causati dalla...



Atto Senato

Interrogazione a risposta scritta 4-06939 presentata da MARGHERITA CORRADO
giovedì 21 aprile 2022, seduta n.426

CORRADO, LANNUTTI, ANGRISANI, GRANATO - Al Ministro della cultura. - Premesso che:

a partire dall'11 aprile 2022, la stampa meneghina ha riportato la notizia di danni causati dalla esecuzione dei lavori pubblici che, da luglio 2021, si svolgono in piazza Castello a Milano, nell'ambito del primo lotto del progetto di riqualificazione dell'area (tra la piazza e via Beltrami), consistenti nella piantumazione di oltre 180 alberi sulle creste, rasate ad inizio Ottocento, della fortezza Reale, superstite subito sotto la quota della viabilità odierna: una possente opera bastionata a pianta stellata che doveva contribuire a proteggere il castello Sforzesco inglobandolo per intero insieme alla Ghirlanda;

l'iniziativa ha comportato, come la documentazione fotografica pubblicata sembra testimoniare, che mezzi meccanici hanno praticato scassi nello spessore di quelle architetture fortificate datate dal basso Medioevo al XVI-XVII secolo allo scopo di garantire a ciascuna delle piante da mettere a dimora uno spazio vitale sufficiente, colmando poi le fosse con terreno vegetale che, nel tempo, è facile prevedere che si rivelerà comunque inadeguato alle loro necessità di crescita e sopravvivenza ("Milano, lavori in piazza Castello: 'Il restyling non cancelli la storia'" e "Lite sui lavori al Castello Sforzesco: 'Antiche rovine distrutte'" su "ilgiorno" e "'Distruggono i resti archeologici per quattro alberelli'. È polemica su Beppe Sala" su "ilgiornale");

considerato che, a giudizio degli interroganti:

fa specie che i lavori causa del danno documentato non fossero sorvegliati da archeologi, benché pubblici e svolti in corrispondenza di beni monumentali noti dalla cartografia storica e da precedenti interventi di scavo;

fa specie il mancato esercizio a monte del dovere istituzionale di tutela da parte della Soprintendenza archeologia belle arti e paesaggio competente, conscia delle preesistenze non meno che delle intenzioni del Comune, al quale ha rilasciato nulla osta alla realizzazione dei lavori nell'aprile 2018, dopo avere chiesto modifiche al progetto originale. La soprintendente, architetto Antonella Ranaldi, ebbe anzi a dichiarare nell'occasione: "Si assume nella nuova definizione progettuale l'idea di naturalizzare ancora di più l'area antistante al Castello come estensione del parco, rafforzando gli elementi più connotativi, come l'emiciclo arboreo e il verde delle aiuole a cornice delle visuali verso il Castello" (come si legge su "Milano, un parco nel futuro di piazza Castello. C'è il via libera della Soprintendenza" su "milano.corriere");

fa specie, infine, ma è logica conseguenza dell'attenzione posta dall'ufficio territoriale del Ministero della cultura alla valorizzazione delle visuali degli elevati del castello, ignorando volutamente i valori archeologici, il fatto che la denuncia dell'intervento comunale, a giudizio degli interroganti scellerato, e la richiesta di conservazione di quelle imponenti vestigia sia partita dallo speleologo Gianluca Padovan, presidente dell'"Associazione speleologia cavità artificiali Milano;

valutato che la replica dell'amministrazione Sala alle legittime rimostranze delle associazioni e dell'opposizione, secondo cui "Tutte le operazioni in atto sono volute e condivise sotto l'alta sorveglianza della Soprintendenza archeologica. I lavori continuano sulle altre porzioni di cantiere mentre gli archeologi stanno verificando quella porzione di cantiere in oggetto, una situazione che peraltro già ben conoscevano. Si darà rilievo fotografico e la Soprintendenza Archeologica in seguito trasmetterà le prescrizioni per il proseguimento dei lavori", non solo è ben lungi dal contenere un'ammissione di responsabilità, ma dimostra che la Giunta in carica ignora persino l'identità dell'ufficio ministeriale allocato a palazzo Litta, dal momento che le Soprintendenze archeologiche non esistono più da anni, ed è tuttora inconsapevole della leggerezza commessa, anzi è certa di superare l'ostacolo mediante nuove prescrizioni,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia al corrente di quanto sopra;

se possa spiegare per quale ragione il settore del cantiere dove si sono verificati i danneggiamenti non fosse sorvegliato da archeologi, come impone la normativa vigente, in modo da prevenire operazioni demolitive di monumenti tutelati ex lege;

come e perché la Soprintendenza archeologia belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Milano abbia autorizzato la piantumazione di quasi 200 alberi nell'ambito di un progetto che intercetta, parzialmente, preesistenze monumentali ben note grazie alla cartografia storica e a lavori di scavo precedenti;

se non ritenga opportuno adoperarsi perché la Soprintendenza assecondi le aspirazioni della comunità cittadina, che attende da sempre di vedere indagate e rese almeno in parte visibili (se non fruibili) quelle vestigia ai fini di una più diffusa e approfondita conoscenza della topografia storica e delle architetture fortificate milanesi, invece, come ritengono gli interroganti, di farsi complice di una visione meschina che, per di più, si ritiene in diritto di danneggiare quanto non è in grado né interessata a valorizzare.

(4-06939)