• Testo RISOLUZIONE IN ASSEMBLEA

link alla fonte scarica il documento in PDF

Atto a cui si riferisce:
C.6/00219 (6-00219) «Lollobrigida, Meloni, Albano, Bellucci, Bignami, Bucalo, Butti, Caiata, Caretta, Ciaburro, Cirielli, De Toma, Deidda, Delmastro Delle Vedove, Donzelli, Ferro, Foti, Frassinetti,...



Atto Camera

Risoluzione in Assemblea 6-00219presentato daLOLLOBRIGIDA Francescotesto diMercoledì 20 aprile 2022, seduta n. 679

   La Camera,

   esaminato il Documento di economia e finanza 2022,

   premesso che:

    il Documento di economia e finanza 2022 evidenzia il rallentamento dell'economia italiana rispetto alle previsioni contenute nella Nota di Aggiornamento al DEF (NADEF) 2021 del settembre scorso e nel Documento Programmatico di Bilancio (DPB), rallentamento imputato principalmente al peggioramento del quadro economico generale conseguente alle forti, tensioni sui mercati delle risorse energetiche e delle materie prime determinate dalla pandemia e alla guerra russo-ucraina, alla conseguente inflazione e alla minor crescita dei mercati di esportazione dell'Italia rispetto alle previsioni di settembre 2021;

    partendo da una stima ISTAT di crescita del PIL reale nel 2021 pari al 6,6 per cento (più elevato del 6 per cento previsto nella NADEF), nel quadro tendenziale la crescita prevista del PIL per il 2022 scende al 2,9 per cento, rispetto al +4,7 per cento delle previsioni dello scorso settembre, con una diminuzione stimata pari a 1,8 punti percentuali nell'arco di pochi mesi; un rallentamento di mezzo punto percentuale nella crescita prevista del PIL è atteso anche per il 2023 (dal 2,8 per cento al 2,3 per cento);

    peraltro il dato 2022 beneficia di un effetto di trascinamento del 2,3 per cento derivante dal buon andamento dell'economia nel 2021; relativamente al 2021, pur in presenza di una marcata ripresa dell'attività, a fine anno il PIL trimestrale si collocava 0,3 punti al di sotto della fase pre-crisi; le previsioni d'inverno della Commissione, pubblicate a febbraio prima dell'aggressione militare all'Ucraina, certificavano che il PIL dell'Unione europea era tornato al livello pre-crisi già a metà 2021, mentre per l'Italia il divario con il 2019 si sarebbe chiuso nel corso del 2022;

    pur avendo registrato nel 2021 una leggera crescita occupazionale (+0,6 per cento) e prevedendo anche per l'anno in corso un incremento dell'1,3 per cento, il mercato del lavoro italiano è ancora molto distante dai livelli pre-crisi, considerando che, con riferimento al 2021, in termini di monte ore lavorate, nonostante il +8 per cento fatto registrare, si evidenzia un gap di circa 1,9 miliardi di ore lavorate in meno rispetto al 2019;

    preoccupante appare il forte aumento del tasso d'inflazione, previsto al 5,8 per cento nel 2022 rispetto all'1,7 per cento dell'anno precedente e alla stima dell'1,6 per cento prevista nella Nota di aggiornamento al DEF del settembre scorso, che mette in serio pericolo la tenuta dei bilanci di famiglie e imprese a causa della sensibile perdita di potere di acquisto e della contrazione dei margini di profitto;

    nello scenario prospettato dal DEF la ripresa dei consumi non è tenuta in alcuna considerazione quale elemento propulsivo della ripresa post-pandemica;

    la carenza di materiali e componenti dovuta alle criticità delle catene di approvvigionamento globali evidenziatesi negli ultimi due anni e i forti aumenti dei prezzi dell'energia registrati negli ultimi mesi impattano fortemente sui costi di produzione delle imprese, minimizzandone i margini di profitto e ostacolandone i piani di produzione, mettendo a serio rischio non solo la ripresa ma la loro stessa sopravvivenza;

    le imprese italiane continuano inoltre a dover sopportare un costo del lavoro molto elevato e superiore alla media europea, essendo stato molto limitato e insufficiente l'intervento di riduzione posto in essere dal Governo con l'ultima legge di bilancio;

    in questo quadro generale, in continuo peggioramento, mentre la Germania sta programmando interventi per cento miliardi di euro per sostenere le imprese attraverso linee di credito emergenziali, interventi sull'equity e sovvenzioni per compensare gli aumenti dei costi, il DEF programma di spenderne appena cinque, senza indicare soluzioni per la sostenibilità del debito;

    rispetto all'aprile 2021, periodo di approvazione da parte del Parlamento del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, la situazione internazionale e geopolitica ha subito inaspettati e repentini cambiamenti che hanno impattato negativamente sul quadro economico nazionale e internazionale;

    l'impatto del caro materiali sulle opere pubbliche in Italia è pari complessivamente a dieci miliardi, di cui tre per il Pnrr, che rischia di non poter essere realizzato se non si introducono, al più presto, strumenti analoghi a quelli previsti in altri Stati europei che prevedono un meccanismo automatico di revisione dei prezzi;

    il rincaro dei costi energetici ha indotto il Governo a prevedere la concessione di crediti di imposta in grado di «sterilizzare» in misura parziale i maggiori oneri e la riduzione del fatturato delle imprese; probabilmente, in futuro, la stessa misura sarà adottata per far fronte alla necessità di sostenere le imprese italiane maggiormente colpite dalle conseguenze della guerra e dalle sanzioni imposte alla Russia; tale meccanismo se risulta essere particolarmente efficace per ottenere liquidità nel breve termine, determina, simmetricamente, una sensibile riduzione della capacità delle banche all'acquisto dei predetti crediti, soprattutto se considerati unitariamente ai bonus dell'edilizia, ove si ricorra alla limitazione delle cessioni e della libera circolazione dei crediti stessi;

    un ulteriore tema al quale il Documento in esame non sembra attribuire il giusto rilievo è quello della liquidità delle imprese e dei numerosissimi fenomeni da sovra-indebitamento che ne stanno mettendo a rischio la stessa sopravvivenza;

    le ultime rilevazioni dell'indagine Bank lending survey (BLS) della Banca d'Italia, pur «confermando l'allentamento per tutto il corso dell'anno dei criteri di accesso al credito», evidenziano come a ciò «si accompagna, nell'ultimo trimestre, un lieve irrigidimento delle condizioni dei prestiti già approvati risultante dal maggiore margine richiesto dagli istituti creditizi per i finanziamenti più rischiosi, riconducibile all'indebolimento congiunturale dell'ultimo trimestre dell'anno»;

    per fronteggiare la crisi legata alla pandemia e la conseguente crisi di liquidità, il livello di indebitamento delle imprese è considerevolmente aumentato, in particolare nel corso del 2020, segnando una leggera flessione solo lo scorso anno;

    come evidenziato nel Focus «Garanzie pubbliche» presente nel DEF 2022, al 31 dicembre 2021 le garanzie complessivamente concesse dallo Stato ammontavano a 282,3 miliardi, pari al 15,9 per cento del PIL, e anche per l'anno in corso, i dati preliminari per il mese di gennaio diffusi dalla Banca d'Italia mostrano una ripresa della crescita dei prestiti alle imprese (+0,9 per cento su base tendenziale);

    in prospettiva, il graduale venir meno delle misure di sostegno all'economia potrà comportare nei prossimi mesi un aumento dei rischi d'insolvenza delle imprese, alle prese con una possibile nuova crisi di liquidità dovuta al combinato disposto dell'aumento generalizzato dei prezzi trainati dal caro-energia e dell'affievolimento degli interventi posti in essere dal Governo in campo di moratorie e garanzie pubbliche;

    l'elevato costo del lavoro e l'alto livello della tassazione continuano a spingere le imprese italiane alla delocalizzazione all'estero;

    la delocalizzazione ha progressivamente indebolito le potenzialità del Made in Italy, distruggendo buona parte del tessuto produttivo di qualità fatto di piccole e medie imprese, con le annesse ripercussioni sul livello generale di disoccupazione, a favore di grandi multinazionali che inevitabilmente puntano alla standardizzazione del prodotto;

    nella sua tragicità, la pandemia e la guerra hanno portato alla luce la strategicità di alcuni settori produttivi attualmente delocalizzati e ha dimostrato cosa può succedere a una Nazione membro del G8 e seconda potenza manifatturiera d'Europa nella sciagurata ipotesi in cui siano interrotte le catene di approvvigionamento di materie prime e semilavorati;

    l'improvvisa ripresa dell'inflazione, contrariamente a quanto previsto nel DEF 2021 e nella NADEF 2021, ha provocato un deciso innalzamento della pressione fiscale pari a 0,7 punti percentuali rispetto al 2020, raggiungendo così il livello record del 43,5 per cento;

    l'incremento della pressione fiscale nel 2021 è dovuto a un balzo significativo del gettito tributario proveniente dalle imposte indirette, mentre il gettito delle imposte dirette e le entrate contributive sono cresciuti in maniera meno che proporzionale rispetto al PIL;

    in particolare, secondo i dati Istat ripresi nel DEF, le imposte indirette hanno fatto registrare un aumento del 13,8 per cento rispetto al 2020 contribuendo all'aumento della pressione fiscale per 0,9 punti di PIL, mentre le imposte dirette sono aumentate del 6,5 per cento, in calo di 0,1 punti di PIL, e le entrate contributive sono cresciute del 6,7 per cento in calo anch'esse di 0,1 punti di PIL;

    peraltro il DEF riporta un'analisi della pressione fiscale effettiva calcolata tenendo conto di alcune agevolazioni fiscali contabilizzate dall'Istat, in linea con le regole statistiche internazionali, come misure di spesa, non tenendo conto invece che, stante un'elevata quota di economia sommersa e illegale in Italia, la pressione fiscale reale, il sacrificio cioè realmente imposto alla collettività che opera nell'economia emersa, è di gran lunga più elevato di quello ufficialmente registrato dall'Istat per tutta l'economia;

    il Programma Nazionale di Riforma contenuto nel DEF 2022, conferma che «la riforma fiscale è tra le azioni chiave da intraprendere per dare risposta alle debolezze strutturali del Paese»;

    i principali fattori di criticità della fiscalità del nostro Paese sono certamente costituiti dall'eccessivo numero degli adempimenti e dall'estrema complessità della normativa che, per effetto delle continue modifiche cui è sottoposta (fenomeno ancora più accentuato dalla disciplina emergenziale degli ultimi due anni), ha prodotto un sistema fiscale sempre più disorganico, irrazionale e difficile da interpretare;

    il livello di indebitamento di imprese e famiglie è fortemente aumentato nel biennio 2020/2021 per far fronte alla crisi di liquidità innescata dalla pandemia, aggravata dall'impennata dei prezzi energetici in corso da metà 2021 e ancor più acuita dal conflitto in corso in Ucraina;

    in particolare, i debiti di famiglie e imprese nei confronti del fisco non riguardano soltanto le cartelle esattoriali, ovvero i debiti tributari affidati al concessionario della riscossione, ma è ben più ampia, comprendendo ad esempio i cosiddetti avvisi bonari e le liti fiscali pendenti che, oltre a ingolfare il sistema della riscossione, risultano spesso difficilmente riscuotibili;

    in questa situazione, nel 2021 oltre il quaranta per cento degli aventi diritto alle definizioni agevolate previste non è stato in grado di adempiere nemmeno ai versamenti dovuti, decadendo dall'istituto;

    ciò comporta la necessità, ancor prima di una riforma fiscale, di una organica riforma del sistema della riscossione, come previsto nella Delega fiscale, avviata con l'eliminazione dell'aggio sulle cartelle esattoriali prevista dalla legge di bilancio 2022, che abbia nella ristrutturazione complessiva del debito fiscale una priorità;

    l'indebitamento delle famiglie, al 31 dicembre 2021, ammontava complessivamente a 574,8 miliardi (+21,9 miliardi sul 2020) con un importo medio per nucleo familiare di 22.237 euro e con un aumento di 851 euro rispetto al 2020; una situazione grave soprattutto per «il rischio di usura» a carico di famiglie, piccole imprese e partite Iva, soggetti economicamente più deboli, a rischio povertà ed esclusione sociale, che richiederebbe un intervento di sostegno da parte dello Stato, anche ricorrendo al microcredito e incentivando e ampliando il ricorso al «Fondo per la prevenzione» dell'usura;

    il Consiglio dei ministri del 13 aprile 2022 ha approvato un decreto-legge che introduce misure volte all'attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, e che include, tra le altre misure, l'anticipo al 30 giugno, rispetto alla data del 2023 precedentemente prevista, delle nuove sanzioni (multa di 30 euro, aumentata del 4 per cento del valore della transazione) per commercianti, autonomi e professionisti che non accettano pagamenti digitali o con POS, prevedendo anche l'obbligo di invio al Fisco di tutti gli scontrini relativi a operazioni con pagamento digitale;

    nello stesso decreto è prevista anche, per le persone fisiche che esercitano un'attività di impresa, arte o professione in forma individuale rientranti nel regime forfettario agevolato, l'introduzione dell'obbligo della fattura elettronica a partire dal prossimo 1° luglio;

    queste misure costituiscono un aggravio in termini di costi e di adempimenti per categorie già fortemente colpite da due anni di pandemia, in presenza, per altro, di una prevista frenata dell'economia nazionale rispetto alle attese, come indicato nello stesso Documento in esame;

    gli obblighi sempre più pressanti riguardanti i pagamenti elettronici rientrano nella strategia di cashless posta in essere dai Governi che si sono succeduti negli ultimi anni, e che trova nella limitazione imposta per legge all'utilizzo del contante il suo punto fondante;

    in una situazione come quella attuale, tuttavia, nel pieno di un conflitto bellico interno all'Europa, con forti ripercussioni geopolitiche e con una guerra informatica combattuta parallelamente a quella militare, è messa a forte rischio la cyber-sicurezza nazionale;

    tra i settori economici nazionali più colpiti figura sicuramente quello dei servizi e, in particolare, di tutte le attività a maggiore contatto con la clientela e il turismo, che ha penalizzato a livello globale tutti gli Stati a rilevante vocazione turistica;

    secondo i dati dell'osservatorio Federalberghi, nel 2021 l'Italia ha registrato una diminuzione di 148 milioni di presenze negli esercizi ricettivi; per fare un raffronto con il 2019, l'ultimo anno prepandemico, è come se si fosse cancellato un pernottamento su tre; considerando i soli turisti stranieri, la perdita riguarda uno su due per un totale di 115 milioni di presenze estere perse;

    quasi la metà delle aziende dei comparti legati al turismo come un serio rischio di chiusura delle attività, con particolare riferimento alle agenzie di viaggio, ai tour operator, alle imprese del trasporto aereo, come anche nei settori della ristorazione e di tutte le aziende dell'indotto dei settori cosiddetti tourism related;

    anche il sistema agroalimentare italiano ha subito gravi ripercussioni a causa del conflitto bellico tra Russia e Ucraina, e oggi interi settori dell'agroalimentare, come pastifici e panifici, devono far fronte al raddoppio del prezzo del grano e alla penuria dello stesso che stanno derivando dalla guerra e dalla drammatica riduzione della produzione canadese;

    inoltre, secondo le elaborazioni del Consiglio per la Ricerca in Agricoltura e l'Analisi dell'Economia Agraria (CREA), la variazione percentuale dei costi legati a componenti come fertilizzanti e gasolio ha superato rispettivamente il 170 per cento ed il 129 per cento, ha portato complessivamente ad un rincaro annuale dei costi correnti per le aziende agricole stimato di oltre 15.700 euro, valore che arriva a sfiorare i 99.000 euro nelle aziende che allevano granivori;

    complessivamente, secondo i dati del CREA, i costi per le imprese agricole ammonteranno a nove miliardi di euro;

    con riferimento al tema della salute, il DEF appena presentato sembra aver rinunciato all'aumento degli investimenti sul sistema sanitario auspicato e programmato durante l'emergenza pandemica, prevedendo per il 2025 una riduzione di 1,2 punti di PIL della spesa rispetto al 2020 e tornando, di fatto, sotto ai livelli di spesa pre-Covid;

    l'Italia attraversa da molti anni un «inverno demografico», che si traduce in un crollo significativo delle nascite e in un progressivo invecchiamento della popolazione, confermato anche da questo DEF, che riporta dati ISTAT relativi alla diminuzione delle nascite dell'1,3 per cento rispetto al 2020 e quasi del 31 per cento rispetto al 2008;

    tra le principali conseguenze dell'invecchiamento della popolazione vi sono le ripercussioni in termini di calo della produttività conseguente alla contrazione della forza lavoro, l'aumento della spesa pensionistica e della spesa sanitaria, e i connessi rischi in merito alla sostenibilità del debito pubblico;

    il peso del debito pubblico condiziona in modo decisivo l'economia nazionale, impedendo investimenti strategici nel sostegno di settori di prioritario interesse nazionale e l'efficientamento delle reti infrastrutturali e dei servizi pubblici di supporto all'economia;

    l'Italia si trova in una situazione emergenziale di estrema difficoltà, con centinaia di migliaia di lavoratori e imprese messi a durissima prova dalla pandemia e dalle illogiche politiche di restrizioni cui i Governi succedutisi negli ultimi due anni hanno costretto le imprese di ogni genere e i professionisti;

    le politiche economiche e le misure sanitarie confuse messe in campo sinora hanno inciso in maniera determinante sul crollo del PIL anche a causa della generale situazione di incertezza che hanno generato;

    a ciò si aggiunga la questione migratoria, trattata solo marginalmente dal DEF sotto il profilo della gestione dell'accoglienza, che ha visto, nel 2021, l'arrivo via mare di 67.040 migranti, quasi il doppio rispetto ai 34.154 dell'anno precedente; i minori stranieri non accompagnati giunti sul nostro territorio sono stati 9.478, il doppio rispetto ai 4.687 del 2020;

    secondo il Rapporto annuale del Centro Astalli ancora oggi circa due migranti su tre sono ospitati nei Centri di accoglienza straordinaria (CAS), mentre solo una piccola parte risiede presso il Sistema dell'accoglienza diffusa (SAI),

impegna il Governo:

   perseguire politiche espansive finalizzate a sostenere imprese e lavoratori colpiti dalla crisi post-pandemica, dai rincari delle materie prime e dell'energia, anche conseguenti alla guerra russo-ucraina;

   ad adottare interventi a sostegno dell'industria manifatturiera e, più in generale, dei settori e delle filiere produttive legate, a livello di esportazioni, alla Russia e fortemente penalizzate dalle sanzioni economiche imposte a quest'ultima, prevedendo ristori adeguati;

   ad adoperarsi a livello europeo per la costituzione di un Fondo, alimentato da risorse europee, volto a compensare gli Stati maggiormente colpiti dalle sanzioni economiche adottate nei confronti della Russia;

   ad adottare le opportune iniziative in ambito europeo per prolungare la sospensione del Patto di stabilità e crescita almeno fino al 2026, considerando che le condizioni successive allo scoppio della guerra e l'aggravamento della crisi in corso impongono di ritardare la disattivazione della clausola di salvaguardia prevista per il 2023;

   a rafforzare il quadro di sostegno alle imprese diretto al rafforzamento dei processi di innovazione via transizione digitale ed economia green ma anche a quelli finalizzati alla nascita e al sostegno del tessuto produttivo caratterizzato da micro e piccole imprese;

   a definire, nell'ambito delle politiche sul lavoro e a tutela delle imprese italiane, un piano di interventi volto a favorire e incentivare l'occupazione, anche mediante meccanismi premiali per le imprese ad alta intensità occupazionale, ritenendo imprescindibile, in particolare in questa fase di profonda sofferenza, il superamento definitivo delle previsioni introdotte con il decreto-legge n. 87 del 2018 (cosiddetto decreto dignità), la cui rigidità normativa rappresenta un freno per il mercato del lavoro; al contempo, a prevedere l'abolizione dei costi connessi ai rinnovi dei contratti a tempo determinato, al fine di evitare una perdita di competitività e produttività per le imprese italiane con conseguente ulteriore contrazione dell'occupazione;

   ad adoperarsi per il completamento di un sistema di tutele che permetta di estendere ai lavoratori autonomi le misure già previste per i lavoratori dipendenti, avviato con l'introduzione dell'indennità straordinaria di continuità reddituale e operativa;

   a incrementare e rinnovare le vigenti misure di contrasto al caro energia almeno fino alla fine del 2022;

   a mettere in atto una strategia di contrasto al caro energia, procedendo ad una diversificazione degli approvvigionamenti, attraverso l'incremento della produzione di gas nazionale e biometano, l'incremento delle importazioni dai gasdotti meridionali, e un maggior ricorso al gas naturale liquefatto;

   a redigere un Piano nazionale per l'indipendenza energetica;

   ad attivarsi a livello europeo per arginare manovre speculative sui mercati energetici attraverso una regolamentazione coordinata dei prezzi a livello comunitario con l'obiettivo di un prezzo comune regolato del gas, che tuteli l'Europa sul piano della sicurezza degli approvvigionamenti e la competitività industriale da manovre speculative e da condizioni economiche abnormi rispetto agli approvvigionamenti, ampliando infine gli interventi finalizzati a ridurre la dipendenza energetica nei Paesi dell'Unione;

   ad attivarsi presso le competenti sedi europee per una revisione del meccanismo Emission trading scheme in materia di emissioni inquinanti, affinché siano adottate tutte le misure, compatibili con il mercato, per limitare gli effetti speculativi recenti derivanti dalla fissazione dei nuovi obiettivi di riduzione delle emissioni di CO2;

   a ridurre e rimodulare l'alto livello di tassazione dell'energia che, non rispettando il principio «chi inquina paga», penalizza maggiormente le piccole imprese, come nel caso dell'elettricità, e a incrementare le agevolazioni sulle componenti parafiscali della bolletta elettrica per i settori «energivori»;

   a rafforzare le misure di supporto alla liquidità e agli investimenti, attraverso il potenziamento, almeno per tutto il 2022, del sistema delle garanzie pubbliche, a partire dal Fondo di garanzia per le PMI, adoperandosi inoltre per una revisione del temporary framework della Commissione europea in tema di aiuti di Stato, in primo luogo al fine di consentire un significativo allungamento della durata delle garanzie concedibili almeno fino a 15-20 anni;

   a prevedere interventi di sostegno in favore dei soggetti economicamente più deboli, quali famiglie, piccole imprese e partite IVA, anche attraverso strumenti che favoriscano il ricorso al microcredito e al Fondo per la prevenzione dell'usura;

   a rimuovere i limiti alla libera circolazione dei crediti d'imposta e a semplificare le procedure di cessione degli stessi stante la normativa anti frode vigente, prevedendo anche che la cessione possa essere frazionata per importo e annualità, nonché operata anche da soggetti diversi da banche, istituti finanziari e assicurazioni, senza i predetti limiti;

   a consentire che la quota di credito d'imposta non utilizzabile nell'anno, in quanto eccedente rispetto alla capacità di utilizzo (in compensazione) dell'avente diritto, possa essere fruita negli anni successivi anche oltre le annualità previste dalla normativa vigente;

   a prorogare almeno fino al 30 settembre 2022, la realizzazione del trenta per cento dell'intervento complessivo relativo agli interventi agevolati eseguiti dalle persone fisiche su unità immobiliari unifamiliari;

   a promuovere la semplificazione della normativa sulle opere pubbliche, in particolare in relazione alle opere previste nel Pnrr, e dotare le Amministrazioni coinvolte delle capacità progettuali e manageriali necessarie;

   al fine di agevolare la realizzazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, a prevedere un aggiornamento straordinario dei preziari da porre alla base di gara, in modo da tener conto della crisi congiunturale internazionale e inserire nei contratti una vera clausola di revisione dei prezzi in linea con le migliori esperienze internazionali e così garantire il costante allineamento alle fluttuazioni del mercato;

   nell'ambito della riforma della materia fiscale, a prevedere interventi di riduzione dell'imposizione gravante su famiglie e imprese ed escludere dalla delega fiscale la revisione degli estimi catastali o altre misure che vadano a incidere sulle rendite;

   a prevedere, sempre in materia fiscale, l'introduzione di una flat tax incrementale, una più decisa lotta all'evasione e una più efficiente tassazione delle multinazionali, realizzando meccanismi virtuosi e conseguendo una riduzione dell'imposizione fiscale complessiva che costituisce freno alla ripresa dei consumi e della filiera produttiva;

   a proseguire la riduzione della pressione fiscale iniziata con la legge di Bilancio 2022, per quel che concerne il sistema delle imprese, eliminando l'IRAP a carico di società di persone e studi associati con la trasformazione del tributo, a parità di gettito, in relazione ai soggetti IRES in una sovraimposta sull'IRES;

   con riferimento alla semplificazione degli adempimenti fiscali a carico di famiglie e imprese, ad agire per la razionalizzazione del calendario delle scadenze fiscali;

   a prevedere strumenti volti a consentire a famiglie e imprese di saldare, senza aggravi, i propri debiti fiscali, individuando adeguate modalità di definizione agevolata del debito complessivo accumulato;

   a rinviare l'entrata in vigore dell'obbligo di fatturazione elettronica per i soggetti rientranti nel regime forfettario agevolato, al fine di alleggerire il carico che tale obbligo comporta, sia in termini di adempimenti e sia di costi, per lavoratori autonomi, partite IVA, artigiani e commercianti;

   a rinviare, per commercianti, autonomi e professionisti, l'applicazione delle sanzioni previste legate alla mancata accettazione di pagamenti digitali o con POS;

   a eliminare, almeno temporaneamente, il vigente limite all'utilizzo del contante, sia per agevolare la ripresa economica, sia in virtù della elevata allerta riguardante la cyber-sicurezza nazionale alla luce della guerra informatica connessa al conflitto russo-ucraino;

   ad adottare iniziative di contrasto alla delocalizzazione, e a elaborare e mettere in atto strategie efficaci per il reshoring delle nostre aziende, anche adoperandosi per la creazione di un Fondo Comune volto alla rilocazione e al rimpatrio delle attività strategiche localizzate anche solo parzialmente all'esterno dei confini europei;

   a calmierare, nel breve periodo, il costo dei carburanti utilizzati dalle imprese agricole e dalle filiere agroalimentari per tutti i processi di lavorazione agricola, almeno per l'anno 2022 o anche successivamente, qualora perdurino gli aumenti del costo del gasolio agricolo, valutando anche la revisione del regime di sussidi ambientalmente dannosi (SAD) per ridurre ulteriormente gli oneri sui carburanti usati dalle filiere;

   a intervenire presso l'Unione europea affinché sia sviluppato un piano europeo di monitoraggio del grano tenero, mais e oleosi in tutela delle produzioni agricole nazionali soggette a squilibri e speculazioni sul prezzo delle materie prime e dei cereali;

   a introdurre misure strutturali per il sostegno della natalità e della famiglia, proteggendo la maternità, potenziando i servizi territoriali destinati alla cura dei bambini e agevolando le famiglie con figli sotto il profilo della fiscalità;

   in campo sanitario, a dare impulso alla ricerca medica e a proseguire nell'incremento degli investimenti, anche a lungo termine, nel settore;

   ad operare nel senso di un rafforzamento del sistema sanitario nazionale, in sinergia con il sistema delle regioni, specie nel potenziamento della medicina del territorio e di prossimità, anche sviluppando sistemi di telemedicina;

   a stanziare maggiori risorse a sostegno della scuola, dell'università e della ricerca considerato che la spesa pubblica per l'istruzione, sia in percentuale del PIL che in percentuale della spesa pubblica totale è tra le più basse dell'Unione europea.
(6-00219) «Lollobrigida, Meloni, Albano, Bellucci, Bignami, Bucalo, Butti, Caiata, Caretta, Ciaburro, Cirielli, De Toma, Deidda, Delmastro Delle Vedove, Donzelli, Ferro, Foti, Frassinetti, Galantino, Gemmato, Lucaselli, Mantovani, Maschio, Mollicone, Montaruli, Osnato, Prisco, Rampelli, Rizzetto, Rotelli, Giovanni Russo, Rachele Silvestri, Silvestroni, Trancassini, Varchi, Vinci, Zucconi».