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Atto a cui si riferisce:
C.5/07615 (5-07615)



Atto Camera

Risposta scritta pubblicata Giovedì 24 marzo 2022
nell'allegato al bollettino in Commissione XI (Lavoro)
5-07615

  L'onorevole interrogante sottopone all'attenzione del Governo la situazione assunzionale di Poste Italiane Spa, con particolare riferimento alla selezione e assunzione con contatti a termine dei portalettere nella regione Veneto.
  Poste Italiane, interpellata sulla questione per il tramite del Ministero dello sviluppo economico, ha rappresentato che il personale applicato nelle attività di recapito nella regione Veneto risulta complessivamente coerente con il fabbisogno rilevato.
  In particolare, durante il biennio pandemico, al fine di garantire l'equilibrio delle dinamiche di turn-over; sono state effettuate nella regione Veneto 617 assunzioni a tempo indeterminato tramite la stabilizzazione di personale che aveva in precedente un contratto a tempo determinato. Di queste assunzioni, 130 sono avvenute nella provincia di Verona.
  L'Azienda inoltre riferisce di aver proceduto, nel corrente mese di marzo, a stabilizzare 343 portalettere, di cui 57 nella provincia di Verona.
  Poste italiane ha fatto presente di far ricorso su scala nazionale, nelle attività di recapito, a contratti a termini e contratti di somministrazione, in ragione della variabilità dei volumi dell'attività stessa e delle esigenze di sostituzione dei lavoratori assenti, e comunque sempre nel rispetto delle percentuali massime definite dalla contrattazione collettiva e nel rispetto degli obblighi in materia di sicurezza.
  Certamente la situazione segnalata dagli onorevoli interroganti desta preoccupazione ed è meritevole della massima attenzione e vigilanza, sia per ciò che attiene al ricorso eccessivo ai contratti di lavoro a termine, sia per ciò che attiene alla garanzia di condizioni di lavoro sicure e dignitose per i lavoratori.
  Il Ministero del lavoro ha interessato l'Ispettorato nazionale del lavoro, al fine di acquisire eventuali informazioni sulla situazione occupazionale e sulle condizioni di lavoro di questa platea di lavoratori, con particolare riguardo alla situazione territoriale segnalata dall'interrogante.
  Assicuro quindi la massima attenzione a seguire l'evoluzione della vicenda e la disponibilità a sostenere – per quanto di competenza e d'intesa con le altre Amministrazioni competenti – le eventuali iniziative che le parti sociali intendano promuovere per avviare un'interlocuzione diretta e concertata sulla questione, anche ai fini di un rafforzamento del percorso di stabilizzazione del personale.
  Più in generale, nel condividere le criticità manifestate espressa dall'onorevole interrogante relativamente alla eccessiva flessibilizzazione dei rapporti di lavoro, vorrei soffermarmi sulle misure adottate dal Governo per far fronte alla difficile situazione occupazionale conseguente alla pandemia e agli interventi per il contrasto al lavoro precario.
  Sono state varate importanti misure in materia di politiche del lavoro volte a creare le condizioni affinché – superata definitivamente la situazione emergenziale – sia promosso, incentivato e garantito il lavoro stabile, sicuro e di qualità.
  Come noto, per fronteggiare l'emergenza sono state adottate misure temporanee ed eccezionali, quali la proroga della sospensione delle causali dei contratti a termine introdotte dal decreto cosiddetto «Dignità», in coerenza le altre misure emergenziali adottate a protezione e a sostegno dell'occupazione, quali ad esempio il regime transitorio riferito alle missioni dei lavoratori somministrati.
  Non c'è mai stato un impulso ad incentivare in maniera strutturale la contrattazione a termine, ma solo un intervento di carattere straordinario e temporalmente limitato, che tenesse conto delle esigenze straordinarie di flessibilità delle imprese connesse con la contrazione delle dinamiche produttive.
  Preme ricordare che l'Agenda 2030 colloca il lavoro dignitoso per tutti i lavoratori e le lavoratrici al centro delle politiche per lo sviluppo e per una crescita sostenibile e inclusiva.
  Il Ministero del lavoro ha varato riforme strutturali e misure rilevanti per il lavoro e le politiche sociali, in particolare la riforma degli ammortizzatori sociali, l'attuazione del Programma di occupabilità dei lavoratori, il rilancio dell'apprendistato formativo e dei tirocini extracurriculari, il contrasto alla delocalizzazione, la riforma della disciplina per la sicurezza nei luoghi di lavoro.
  Tutti questi interventi concorrono a definire un sistema di protezione sociale più equo, sostenibile e capace di far fronte alle trasformazioni, nonché alle instabilità del mercato del lavoro, supportando le transizioni occupazionali e attenuando l'impatto sociale delle crisi.
  In questo contesto, quale misura di protezione e sviluppo del mercato del lavoro, risulta fondamentale la valorizzazione ed il rafforzamento dell'integrazione degli ammortizzatori sociali con le politiche attive del lavoro.
  L'obiettivo è quello di garantire tutele adeguate non più attraverso misure meramente assistenziali e disomogenee tra lavoratori e settori produttivi, ma atte a favorire un sostegno al reddito contestualmente all'attivazione di politiche attive dirette alla ricollocazione e alla mobilità professionale verso le reali richieste del mercato del lavoro.
  In particolare, in sintonia con quanto già realizzato e nell'ottica di una piena attuazione degli obiettivi del Pnrr, occorre rafforzare gli interventi sulla formazione e sulla riqualificazione dei lavoratori, che rappresentano l'investimento strutturale più strategico e foriero di garanzie per la creazione di un lavoro stabile e sicuro.