• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
C.4/11429 (4-11429)



Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-11429presentato daCUNIAL Saratesto diMercoledì 23 febbraio 2022, seduta n. 644

   CUNIAL. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:

   nella puntata di «Fuori dal Coro» (Rete 4) del 15 febbraio 2022, Mario Giordano ha mandato in onda un servizio giornalistico «Virus, perché così tante morti in ospedale?»;

   nel servizio, il dottor Luciano Gattinoni racconta di come la polmonite da COVID-19, quindi il trattamento di pazienti avanzati nell'infezione, sia ancora categorizzata come polmonite tipica con trattamento routinario, quale la ventilazione assistita o forzata: «Non è possibile che dopo due anni la gente venga ancora precocemente e inutilmente intubata, come se tutti questi mesi non ci avessero insegnato niente» afferma. «Si osserva chiaramente che nel problema vascolare del polmone la pressione sulla parete già rovinata da una circolazione sanguigna non ottimale provoca il danno irreversibile del tessuto», aggiunge Gattinoni;

   anche il professore Davide Chiumello, direttore del reparto anestesia dell'ospedale San Paolo, ha affermato che «una serie di studi ci hanno fatto capire che la polmonite da COVID-19 aveva della regole e dei Meccanismi completamente diversi» per cui le linee guida tuttora in atto «non servono a niente»;

   nel servizio, vengono riportate altresì diverse testimonianze di persone ricoverate personalmente o che hanno avuto parenti ricoverati per COVID-19. Queste dichiarano che, durante il ricovero, hanno «percepito una certa insistenza nel voler intubare i propri cari». Da quanto affermato i nosocomi avrebbero voluto sottoporre a trattamenti con casco o a terapia intensiva i soggetti senza che vi fossero reali situazioni emergenziali, tanto che rientrati a casa – dopo averli rifiutati – si sarebbero ritrovati con buoni livelli di saturazione e sarebbero guariti;

   da tempo la questione dell'intubazione è rimasta al centro di animate polemiche specialmente per quei pazienti sottoposti ad una pratica che poi si è scoperta essere non solo inutile ma dannosa in caso di polmoniti atipiche;

   le prestazioni di ricovero per acuti a pazienti affetti da COVID-19, indipendentemente dal codice Drg della dimissione finale, sono remunerate, maggiorando l'ordinaria remunerazione di cui al decreto ministeriale 18 ottobre 2012, con l'incremento tariffario di cui al comma 2 dell'articolo 1 del decreto ministeriale 12 agosto 2021. L'incremento tariffario massimo, per ciascun episodio di ricovero con durata di degenza maggiore di un giorno, è pari a 3.713 euro se il ricovero è avvenuto esclusivamente in area medica e a 9.697 euro se il ricovero è transitato in terapia intensiva;

   ciascun paziente ricoverato in terapia intensiva costa, in base alla complessità delle cure, dai 9 ai 22 mila euro al Servizio sanitario nazionale (Ssn). A rilevarlo è un'indagine scientifica condotta dall'Healthcare Datascience Lab (HD-LAB) dell'Università Carlo Cattaneo-Liuc –:

   se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti;

   se il Ministro interrogato non abbia intenzione di modificare urgentemente protocolli e linee guida inerenti al trattamento dei pazienti colpiti da COVID-19.
(4-11429)