• Testo RISOLUZIONE IN COMMISSIONE

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Atto a cui si riferisce:
C.7/00781 (7-00781) «Vallascas».



Atto Camera

Risoluzione in commissione 7-00781presentato daVALLASCAS Andreatesto diGiovedì 20 gennaio 2022, seduta n. 631

   La X Commissione,

   premesso che:

    l'efficienza energetica è uno strumento determinante nel contenimento dei consumi, nella riduzione delle emissioni di gas clima-alternanti e nel contrasto al riscaldamento globale;

    nel nostro Paese, il settore ha dimostrato di essere un efficace volano per uno sviluppo economico sostenibile e circolare per numerosi comparti produttivi con un significativo impatto sulla crescita del Pil e dell'occupazione;

    a questi elementi si aggiungono le prospettive di sviluppo che derivano sia dall'accelerazione data dall'Unione europea alle politiche degli Stati membri in materia di contenimento delle emissioni di CO2 e di contrasto ai cambiamenti climatici, sia dalle misure contenute nel Piano nazionale per la ripresa e la resilienza;

    a questo proposito è il caso di sottolineare che, secondo l'ultimo Rapporto sull'efficienza energetica (Raee 2021) stilato dall'Enea, nel Pnrr sono previsti, per sola efficienza energetica, 27,9 miliardi di euro, tra contributi e investimenti, a cui si aggiungono 25,4 miliardi di euro destinati alla mobilità sostenibile;

    secondo le previsioni del Ministero dell'economia e delle finanze, le risorse del Pnrr incideranno sull'occupazione con una quota pari al 3,2 per cento rispetto all'andamento dell'occupazione in assenza di tali investimenti: in termini assoluti si tratta di 733 mila unità, di cui tra i 150 mila e i 180 mila riguarderanno i settori dell'efficientamento energetico;

    in pratica, come hanno sottolineato numerosi osservatori, il pianeta si sta apprestando a vivere la Quarta Rivoluzione Industriale, di transizione verso un'economia low-carbon, e l'Italia può e deve porsi come lo Stato membro trainante nell'Unione europea;

    è il caso di osservare che queste misure, unitamente al flusso di risorse finanziarie da erogare, determineranno una situazione che ha spinto il Ministro della transizione ecologica ad affermare (in occasione della presentazione del Rapporto GSE 2020 che sarà da pianificare come spendere qualcosa come 100 milioni di euro al giorno, che richiede uno sforzo enorme a livello di controllo, gestione tecnica e risorse umane, digitalizzazione;

    tra gli organismi istituzioni chiamati a questo «sforza enorme a livello di controllo» c'è soprattutto il Gestore dei servizi energetici (Gse) che gestisce ogni anno ingenti risorse finalizzate a sostenere e incentivare la transizione energetica, ruolo che è destinato a crescere considerevolmente in relazione ai consistenti investimenti previsti dal Piano nazionale per la ripresa e la resilienza (Pnrr);

    nel citato rapporto 2020 si valuta che fanno scorso le attività del Gse abbiano contribuito ad attivare circa 2,2 miliardi di euro di nuovi investimenti, mentre l'energia rinnovabile e i risparmi energetici incentivati nell'ultimo anno hanno evitato l'emissione in atmosfera di 42 milioni di tonnellate di CO2 e il consumo di 109 milioni di barili di petrolio;

    per quanto riguarda «l'ammontare delle risorse destinate alla promozione della sostenibilità [...] si calcola un controvalore economico di 15,2 miliardi di euro, di cui 11,9 miliardi per l'incentivazione dell'energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili, 1,1 miliardi ascrivibili all'efficienza energetica e alle rinnovabili termiche, 1,0 miliardi relativi ai biocarburanti e 1,3 miliardi riconducibili ai proventi derivanti dall'Ets»;

    tra le aree di competenza del Gse acquista particolare rilevanza la gestione del procedure di riconoscimento dei titoli di efficienza energetica che, come anche riconosciuto dalla Strategia energetica nazionale e dal Piano nazionale integrato energia e clima, rappresentano lo strumento di mercato più importante per il raggiungimento degli obiettivi che l'Italia si è posta per il 2030, al fine di mitigare il cambiamento climatico in atto;

    questo strumento, però, da circa un quinquennio, ha notevolmente ridotto la sua capacità di attrarre investimenti in efficienza energetica e non appare più una leva di mercato per gli operatori del settore;

    alla base di questa situazione ci sarebbero molteplici motivazioni, tra le quali, spiccano per rilevanza, sia la mancanza di un'adeguata attività di monitoraggio sulle dinamiche e criticità dello strumento da parte del Ministero dello sviluppo economico, sia un rallentamento dell'attività del Gse che ha rasentato, in alcune fasi, l'immobilismo;

    a questo si aggiungono l'assenza di controlli e verifiche sistematici e a campione, da parte dell'Autorità per l'energia elettrica e il gas, prima, e da parte del Gse, poi, e la perdurante assenza di chiarimenti in tal senso, per oltre dieci anni, da parte del Ministero dello sviluppo economico, che hanno creato le condizioni per l'insorgenza di fenomeni di illegalità con numerosi casi di illeciti ai danni del sistema per svariate centinaia di milioni di euro;

    come risposta a questa situazioni il Gse ha posto in essere una serie di azioni che, in assenza di criteri chiari e regole certe, hanno penalizzato tutti gli operatori indistintamente, a causa di sospensioni, blocchi e ritardi posti a una molteplicità di nuovi progetti o già approvati da anni;

    questa situazione ha messo numerose Energy Service Company (ESCo) in una condizione di gravissima crisi economico-finanziaria, facendo «esplodere» il contenzioso nei confronti del Gse e producendo una enorme quantità di costi correlati con centinaia di pratiche il decreto-legge 16 luglio 2020, n. 76, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 settembre 2020, n. 120 (cosiddetto decreto «Semplificazioni») all'articolo 56, comma 8, dispone che «Il Gse, preso atto della documentazione già nella propria disponibilità e di eventuale documentazione integrativa messa a disposizione dal proponente, dispone la revoca del provvedimento di annullamento entro il termine di 60 giorni consecutivi dalla data di presentazione dell'istanza a cura del soggetto interessato»;

    la citata disposizione avrebbe dovuto risolvere tutte le situazioni inerenti contenziosi in materia di rilascio di certificati bianchi entro 60 giorni dall'approvazione della legge, viceversa, a distanza di più di un anno, non si sono affrontate tali tematiche, costringendo decine e decine di operatori alla chiusura o a un ulteriore aggravio di costi, in attesa degli esiti dei ricorsi alla giustizia amministrativa;

    negli anni scorsi, c'è stata una rinnovata disponibilità, da parte del Governo e del rinnovato consiglio di amministrazione del Gse, a superare le criticità, attraverso incontri con gli operatori per l'individuazione di soluzioni condivise;

    nonostante ciò, nulla è stato fatto ed anche la recente nomina di un amministratore unico avvenuta ad agosto 2021, non ha portato alcuna certezza agli operatori se non un ulteriore prolungarsi di inutili parole con scarichi di responsabilità tra Gse e Ministero;

    di fronte a questo quadro di incertezza gli operatori del settore, si profila un incremento di attività da parte del Gse, per effetto della gestione dei fondi del Pnrr di fronte al quale si rischia una situazione di paralisi dell'organismo, con grave compromissione degli investimenti previsti per il futuro e un danno per gli operatori che attendono da anni il riavvio dei progetti bloccati;

    a questo proposito è il caso di riferire che, secondo una stima delle associazioni di categoria, sarebbero pendenti oltre 4 mila contenziosi, a fronte di un'attività di verifica dichiarata nel Rapporto Gse pari a 2.376 procedimenti avviati (di cui 396 con sopralluogo) e 3.049 conclusi nel 2020, e a un considerevole accumulo di procedimenti pregressi ancora da definire,

impegna il Governo

   ad adottare iniziative di competenza per attivare tutte le procedure necessarie affinché siano effettivamente operative le disposizioni del decreto-legge 16 luglio 2020, n. 76, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 settembre 2020, n. 120, con particolare riguardo a quanto disposto dall'articolo 56, comma 8, sulla revoca dei provvedimenti di annullamento;

   a promuovere un processo volto a chiarire e armonizzare tra loro le misure previste dal complesso quadro normativo in materia di controlli, per ribadire la certezza della norma e ridurre gli ambiti di discrezionalità, anche in considerazione della mole aggiuntiva di lavoro attesa per i prossimi tre anni in vista delle risorse ulteriori stanziate con il Pnrr;

   ad assumere iniziative, anche di natura normativa, per superare l'attuale situazione, caratterizzata dal blocco di centinaia di progetti che causano agli operatori la perdita di ingenti investimenti e l'aggravio dei costi dei procedimenti per effetto dei contenziosi presso la giustizia amministrativa.
(7-00781) «Vallascas».