• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
S.4/06428 LANNUTTI, ABATE, DI MICCO, CRUCIOLI, LEZZI, TONINELLI, MININNO, MORONESE, GIANNUZZI, ANGRISANI, LA MURA, GRANATO - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dello sviluppo...



Atto Senato

Interrogazione a risposta scritta 4-06428 presentata da ELIO LANNUTTI
martedì 11 gennaio 2022, seduta n.393

LANNUTTI, ABATE, DI MICCO, CRUCIOLI, LEZZI, TONINELLI, MININNO, MORONESE, GIANNUZZI, ANGRISANI, LA MURA, GRANATO - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dello sviluppo economico. - Premesso che:

nella legislatura in corso (XVIII Legislatura) è stato previsto (legge di bilancio per il 2019) di arrivare entro 4 anni a una progressiva riduzione, fino alla cancellazione definitiva, dei contributi diretti a favore delle imprese editrici di quotidiani e periodici, nonché all'abolizione dei contributi diretti alle imprese radiofoniche private che abbiano svolto attività di informazione di interesse generale, i cui termini, però, sono stati poi più volte differiti;

da quando il COVID-19 è diventato la principale notizia, i finanziamenti pubblici a sostegno dei giornali sono invece raddoppiati. Una tendenza che ha accomunato tutta l'Europa e che emerge dal rapporto del Dipartimento per l'Informazione e l'Editoria 2021. In Italia infatti tra il 2020 e il 2021, rispetto a quanto erogato nel 2019, i finanziamenti pubblici sono passati da 175,6 milioni a 386,6 milioni di euro, con un incremento del 120 per cento. I "sostegni diretti" sono rimasti circa 88 milioni di euro. Quelli indiretti sono stati 64,5 milioni di euro e tra questi compaiono, ad esempio, i contributi alle scuole per l'acquisto di quotidiani, ma anche i contributi speciali per le risoluzioni delle crisi aziendali (come quella de "Il Sole 24 Ore");

nel 2021, lo Stato ha stanziato 232,9 milioni di euro supplementari (143 milioni nel 2020) sotto forma di crediti d'imposta. Particolarmente favorevole per i grandi editori è la "Forfettizzazione delle rese al 95%" per cui si ha IVA agevolata al 4 per cento, che si applica solo al 5 per cento delle copie. Questo ha significato per gruppi editoriali come Cairo, Gedi e Mondadori (fatturato di 2 miliardi di euro nel 2020), un risparmio di 360 milioni di euro. Di cui 71 diretti a giornali diffusi in Italia e il resto suddiviso tra minoranze linguistiche, periodici diffusi all'estero, contributi a giornali per non vedenti e per varie associazioni;

nella categoria citata si trovano i finanziamenti a quotidiani come "Il Foglio" (933.000 euro l'anno, dati del 2020), "Libero" (2,7 milioni), "l'Opinione" (481.000 euro) o il "Secolo d'Italia" (467.000 euro), organi della stampa cattolica come l'"Avvenire" (2,5 milioni l'anno) o "Famiglia Cristiana" (3 milioni), fino a vere cooperative come "il manifesto" (1,5 milioni). Sostegni indiretti questi, che hanno come causale "Covid", anche se non è chiaro se siano sostegni per la crisi dovuta al COVID-19 oppure per la sua campagna d'informazione;

considerato inoltre che:

il più che raddoppio dei contributi all'editoria non ha tenuto in considerazione i dati sulla pubblicità legale, che tra il 2016 e il 2021 sono pari a circa 300 milioni di euro. Cifra tutt'altro che trascurabile, dove il maggior peso è proprio quello dei ricavi derivanti dall'obbligo per le pubbliche amministrazioni di pubblicazione degli avvisi di gara e aggiudicazione;

come pure non sono stati presi in considerazione gli importi per i prepensionamenti dei giornalisti e del "salvataggio" dell'INPGI, che secondo le stime de "il Fatto Quotidiano" ammontano a ben 2,5 miliardi di euro. Come pure non sono stati conteggiati gli "aiuti" alle agenzie di stampa. Tutti elementi che cambierebbero in maniera significativa la comparazione effettuata dal Dipartimento con gli altri Paesi europei analizzati nello studio, relativamente alle risorse pro capite e alla loro incidenza sul PIL di ciascuna nazione, anche in considerazione degli ulteriori 350 milioni di euro stanziati nella manovra di bilancio approvata a fine dicembre 2021 dal Consiglio dei ministri del Governo Draghi;

considerato infine che:

lo Stato spende molto più di quanto dichiara, dato che si evincerebbe da una nota molto vaga del rapporto del Dipartimento per l'Informazione e l'Editoria 2021, in cui si dichiara che tra il 2014 e il 2027 le varie misure di rifinanziamento del "Fondo straordinario per gli interventi di sostegno all'editoria" hanno comportato uno stanziamento pubblico complessivo di 1 miliardo e 813 milioni di euro. Ebbene, se si spalma l'ammontare sui 14 anni presi in considerazione, si tratta di circa 130 milioni di euro all'anno. Molto di più di quanto dichiarato;

al gruppo Gedi, il 31 dicembre 2021, sono stati sequestrati 30 milioni di euro, perché sospettato di aver truffato l'INPS per ottenere ammortizzatori sociali. L'indagine della procura di Roma, partita nel 2018 su segnalazioni provenienti dall'interno del gruppo, relativa ad un periodo in cui l'editrice, allora Gruppo Editoriale L'Espresso, era ancora controllata da Carlo De Benedetti, riguarda una settantina di dipendenti che, tra il 2011 e il 2015, attraverso un meccanismo di demansionamenti e trasferimenti, avrebbero ottenuto il pensionamento anticipato, di cui non avrebbero avuto diritto,

si chiede di sapere:

se corrisponda al vero quanto riportato nel rapporto del Dipartimento per l'Informazione e l'Editoria 2021;

se questi finanziamenti siano in contrasto con la decisione di ridurre progressivamente, fino alla cancellazione definitiva, i contributi diretti a favore delle imprese editrici di quotidiani e periodici, soprattutto in un periodo storico in cui la popolazione arranca, perché non riesce ad arrivare a fine mese e la crisi energetica imperversa;

se corrisponda al vero che lo Stato italiano abbia speso molto di più di quanto abbia dichiarato, come si evincerebbe dalla nota citata, contenuta nel rapporto del Dipartimento per l'Informazione e l'Editoria 2021;

poiché il finanziamento pubblico viene calcolato sulla base delle retribuzioni pagate, delle copie vendute e dei contributi versati, destinando quindi i fondi soprattutto alle aziende-gruppi virtuosi, se il Governo abbia mai verificato la correttezza e la trasparenza dei suddetti, considerando i recenti scandali, come quello che vede protagonista il gruppo Gedi.

(4-06428)