• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
S.4/06409 LANNUTTI, PESCO, CORRADO, NATURALE, ABATE, ORTIS, MORRA, TONINELLI, ANGRISANI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'economia e delle finanze. - Premesso che: nel...



Atto Senato

Interrogazione a risposta scritta 4-06409 presentata da ELIO LANNUTTI
giovedì 23 dicembre 2021, seduta n.391

LANNUTTI, PESCO, CORRADO, NATURALE, ABATE, ORTIS, MORRA, TONINELLI, ANGRISANI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'economia e delle finanze. - Premesso che:

nel 2017 la procura di Milano ha avviato un'inchiesta per i reati di truffa aggravata e autoriciclaggio sulla vendita di diamanti attraverso i canali bancari a prezzi superiori rispetto al loro valore che vede imputate 104 persone tra manager, bancari e banchieri. Le società coinvolte sono la Intermarket Diamond Business di Milano (IDB, fallita) e la Diamond Private Investment di Roma (DPI); le banche coinvolte sono il Banco Bpm, Banca Aletti, UniCredit, Intesa Sanpaolo e Monte dei Paschi, che hanno venduto ai loro clienti diamanti per un valore complessivo di circa 1,3 miliardi di euro;

l'inchiesta si riferisce a fatti che vanno dal 2012 al 2017, quando le società IDB e DPI avevano iniziato un'attività di vendita di diamanti attraverso alcune banche come forma di investimento sicuro. Ma il prezzo delle pietre sarebbe stato gonfiato con la complicità delle banche. I direttori e i consulenti finanziari avevano un ruolo attivo nel proporre ai clienti gli investimenti. I diamanti, cioè, «venivano fatti apparire come un "bene rifugio" garantendo un rendimento costante annuo del 3-4% del capitale, molto più di un qualsiasi titolo di Stato. Lo dimostravano le quotazioni di mercato stampate su un giornale economico, che però non erano che un listino prezzi (gonfiato rispetto ai valori reali) pubblicato a pagamento furbescamente sulle pagine dei titoli di Borsa». I listini prezzi pubblicati a pagamento non corrispondevano alle quotazioni indicative di Rapaport e Idex, i listini internazionali dei diamanti riconosciuti in tutto il mondo. Infine, per garantirsi la collaborazione dei dipendenti e dei dirigenti delle varie banche, IDB e DPI spendevano anche in viaggi, benefit o investivano in azioni delle stesse banche con cui lavoravano. L'inchiesta penale è nata a seguito di una serie di accertamenti fatti dall'Antitrust che ha multato le due società venditrici e le 5 banche per oltre 15 milioni di euro. Del caso si era occupata nel 2016 la trasmissione di Rai3 Report che aveva confrontato i prezzi di listino dei diamanti venduti dalla IDB e dalla DPI con le quotazioni di Rapaport. Report era tornata sulla vicenda anche nel 2019, quando aveva ricostruito il coinvolgimento dei vertici di alcuni istituti bancari. Come pure si era occupata della questione l'associazione Adusbef, che all'epoca aveva denunciato la truffa dopo aver ricevuto segnalazioni dai correntisti;

considerato che:

il 13 dicembre 2021, la trasmissione "Report" è tornata a parlare della maxi-truffa con una testimonianza esclusiva, un whistleblower interno al team ispettivo di Bankitalia, il funzionario Carlo Bertini. Il testimone ha rivelato il coinvolgimento dei massimi livelli di MPS nel sistema di distribuzione e vendita dei diamanti all'epoca dei fatti, e rivela inoltre di aver subito pressioni per "non alzare un polverone" e minacce di conseguenze sulla sua carriera, fino alla sospensione dal servizio e dallo stipendio;

dietro il business dei diamanti ci sarebbero stati anche politici, avvocati massoni legati alla 'ndrangheta. La trasmissione di Rai3 mostra il collegamento con Giancarlo Pittelli, ex parlamentare di Forza Italia, imputato nel processo "Rinascita Scott" e indagato nell'indagine "Mala Pigna" per presunti rapporti con le famiglie di 'ndrangheta Mancuso di Limbadi e Piromalli di Gioia Tauro. Pittelli, nello specifico, sarebbe in stretto rapporto col "re dei diamanti", l'imprenditore Maurizio Sacchi, titolare della società DPI. Sacchi avrebbe trasferito 300.000 euro sul conto di tale Nicolò Maria Pesce, amministratore unico della "Kamet Adivisory", ma la somma sarebbe transitata in seguito sul conto dello stesso legale. Quando avvengono i fatti, Pittelli non sa di essere intercettato dalla Dda di Catanzaro e, parlando con Sacchi, gli spiega come far fruttare l'investimento. «Io ho una società - si sente in un'intercettazione - che trasferisce un terreno a una "Newco" dove il 50% lo tieni tu e l'altro 50% lo intesti o a me o a mia figlia. Andiamo d'urgenza a prenderci l'altro terreno e lo intestiamo direttamente alla società». Sul terreno, Pittelli suggerisce di costruire due lotti di appartamenti con i 300.000 euro. «Si vendono e si va avanti» fino a guadagnare 30 milioni di euro. Così sarà e la nuova società avrà sede a Catanzaro. Sacchi trasferirà alla società somme per circa un milione di euro. La storia è legata in qualche modo al progetto dell'avvocato di costruire un complesso turistico a Copanello. Lì ci sarebbero dei terreni gravati da un'ipoteca legata a un credito transitato alla società "Fbs". Per ridurre il vincolo da 750 a 250.000 euro, Pittelli si rivolge a Leo Taroni. Superato lo scoglio della garanzia reale, l'avvocato si sarebbe rivolto al banchiere e membro dell'alta finanza Fabrizio Palenzona, dal 2018 a capo di "Prelios" società di intermediazione immobiliare che mette a disposizione di Pittelli un suo uomo di fiducia. Quest'ultimo prospetta un problema della società con un villaggio turistico in Calabria: il villaggio "Valtur" di Nicotera marina, territorio legato alla "famiglia" Mancuso. Pittelli si incarica di risolvere il problema e convoca il boss Luigi Mancuso. Subito dopo lo scoppio dell'inchiesta della Dda, il whistleblower scopre i presunti legami che ruotano intorno a Pittelli, legato alla vicenda dei diamanti e lo segnala alla vicedirettrice di Bankitalia Alessandra Perrazzelli,

si chiede di sapere:

se il Governo sia a conoscenza dei fatti descritti;

se intenda attivarsi per promuovere le iniziative, anche di carattere normativo, necessarie a prevedere e prevenire situazioni come quelle descritte in premessa;

se, alla luce del gravissimo scandalo, non ritenga doveroso attivarsi per i doverosi risarcimenti a favore dei risparmiatori raggirati;

quali misure urgenti intenda attivare per prevenire truffe, raggiri, usi, abusi ed ordinari soprusi a danno delle famiglie e dei risparmiatori, colpiti da prassi truffaldine, con la complicità di chi dovrebbe vigilare e tutelare.

(4-06409)