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Atto a cui si riferisce:
C.1/00568    premesso che:     la situazione pandemica generata dalla diffusione del Sars-CoV-2 ha impattato pesantemente sul comparto turistico: sin dal primo trimestre del 2020,...



Atto Camera

Mozione 1-00568presentato daCRIPPA Davidetesto diMercoledì 22 dicembre 2021, seduta n. 620

   La Camera,

   premesso che:

    la situazione pandemica generata dalla diffusione del Sars-CoV-2 ha impattato pesantemente sul comparto turistico: sin dal primo trimestre del 2020, tanto a livello mondiale che nei Paesi dell'Unione europea, le restrizioni di viaggio e le altre limitazioni hanno determinato un'intensa flessione dei flussi turistici; secondo le stime contenute nel Conto Satellite del turismo, il valore aggiunto turistico è stato pari nel 2017 a 93 miliardi di euro, con un peso del 6 per cento sul valore aggiunto totale dell'Italia. Le imprese della filiera turistica erano più di un milione, per il 90 per cento microimprese (1-4 addetti). Ad esse corrispondevano più di 4 milioni di posizioni lavorative (in buona parte a tempo parziale), ovvero il 15 per cento del totale dell'intera economia;

    negli ultimi anni, il turismo nel nostro Paese è stato caratterizzato da un'espansione forte e continua. Nel 2019 aveva raggiunto un record assoluto: 131,4 milioni di arrivi e 436,7 milioni di presenze negli esercizi ricettivi, con una crescita, rispettivamente, del +2,6 per cento e dell'+1,8 per cento rispetto all'anno precedente. Nel 2020, a seguito della pandemia da Covid-19, il settore ha subito un profondo shock;

    la crisi economica derivante dal dilagare della pandemia ha, pertanto, colpito un settore nevralgico dell'economia italiana, che nel decennio precedente si era progressivamente rafforzato, riflettendosi negativamente tanto sulle condizioni occupazionali che sul fatturato del settore, più marcati rispetto agli altri comparti;

    i dati forniti dalla Confcommercio, durante l'audizione in Commissione attività produttive del 9 novembre 2021, delineano una situazione piuttosto preoccupante: si apprende, infatti, che nel solo primo anno di pandemia il turismo in Italia ha perso, in base ai dati di Istat, per quanto concerne gli arrivi nel periodo marzo-dicembre 2020 rispetto al 2019, 48,3 milioni di stranieri su 60 e 29 milioni di italiani su 59,2;

    in termini di presenze, il dato è ulteriormente negativo; le notti trascorse dai turisti a destinazione si sono ridotte di 154,8 milioni su 203,8 per gli stranieri e di 77,8 milioni su 197,3 per gli italiani. La flessione in negativo ha interessato del 5,8 per cento il contributo all'economia nazionale per la sola parte generata dal turismo, con una riduzione del valore della produzione turistica del 58 per cento e il dato più preoccupante è quello della caduta degli indicatori del segmento del turismo montano quantificabile nella misura del 70 per cento;

    si è trattato di una perdita colossale di risorse e ricchezza che non ha gravato solo sulle aree montane, ma sull'intero sistema economico del nostro Paese, per il quale il turismo genera nel complesso, tra componenti dirette, indirette e indotte, poco meno del 14 per cento del Prodotto interno lordo. Con specifico riguardo, poi, al fatturato e alla redditività delle imprese operanti nel settore, i dati disponibili a livello nazionale evidenziano, nel 2020, che il fatturato delle società di capitali operanti nei comparti dell'alloggio, della ristorazione e dell'intrattenimento si sarebbe contratto del 40 per cento, circa quattro volte la riduzione registrata per la media delle imprese;

    come noto, anche il turismo organizzato ha sofferto e soffre ancora in modo particolare delle continue fibrillazioni legate allo spostamento dei viaggiatori a causa della continua recrudescenza del Covid-19; ciò non permette di pianificare progetti per il futuro, con grave incidenza sui redditi di tali aziende;

    i numeri forniti non consentono una ripresa immediata e non potranno neppure essere riassorbiti nei primi mesi del 2022, se non si programmano interventi poderosi, utilizzando al meglio i provvedimenti di investimento e le riforme messi in campo dall'Europa e dal Governo nazionale per risolvere problematiche aperte da anni e, soprattutto, riposizionare il «prodotto turistico Italia» in un nuovo contesto competitivo contraddistinto da una domanda nazionale ed estera profondamente modificata dal Covid-19 ma che al contrasto al Covid-19 può fornire una importante risposta;

    l'enorme vastità e diversità di caratteristiche dell'offerta turistica nel nostro Paese e l'esistenza di due stagionalità quadrimestrali – dicembre-marzo e giugno-settembre – sia pure dovendosi tenere conto di ragguardevoli distinguo tra area ed area – consentono di sostenere iniziative mirate ad una distribuzione più ottimale dei flussi nel tempo, ammodernando l'offerta ricettiva e di tutto l'insieme dei servizi turistici e complementari che intorno ad essa ruotano, anche in logica di migliore complementarietà;

    le recenti nuove restrizioni ai viaggi imposte, dopo l'apparizione della nuova variante Omicron, dimostrano che la situazione è totalmente imprevedibile e che il settore turistico non è al riparo da incertezze capaci di provocare ulteriori ingenti danni economici;

    l'ordinanza del Ministero della salute e le nuove restrizioni al vaglio dal Governo rischiano di compromettere, irrimediabilmente ed irreversibilmente, uno dei settori che più di altri ha pagato il prezzo della pandemia, il settore del turismo montano;

    sebbene comprensibili risultino le motivazioni sottostanti il provvedimento, gli operatori lamentano la tempestività circa l'efficacia della misura, atteso che il settore turistico alberghiero programma le attività con mesi di preavviso, ed ora si trovano a fronteggiare «cancellazioni» impreviste e legittimate dal provvedimento governativo, che determineranno danni economici incalcolabili; il settore del turismo si trova ad affrontare un'altra brutta battuta di arresto, che non solo determinerà un mancato guadagno, ma in taluni casi, anche un danno emergente a lungo termine, se non si interviene con provvedimenti tempestivi e mirati;

    valutando la situazione e dall'analisi degli strumenti disponibili, non si può non prendere atto del fatto che il turismo nella sua globalità, a partire da quello montano, è stato uno dei primi settori a risentire pesantemente delle conseguenze della crisi pandemica, non fosse altro perché il concetto su cui basa la sua economia è letteralmente antitetico a quello di «contingentamento degli spostamenti», o peggio ancora, di «lock down»; ma sarà anche uno degli ultimi ad uscirne, se è addirittura il Documento di economia e finanza, anche nell'ultima Nota di aggiornamento, ad affermare che «gli afflussi turistici recupererebbero nel 2022, per poi tornare ai livelli pre-crisi nel 2023»;

    si rende pertanto necessario estendere al 2022 l'efficacia delle misure di supporto alle attività economiche messe in campo durante la pandemia: dai crediti d'imposta, a partire da quelli sui canoni di locazione commerciale, ai contributi diretti sulla riduzione di volumi d'affari rispetto al 2019, agli interventi sul costo del lavoro e di rafforzamento degli ammortizzatori sociali in modalità Covid-19, a quelli per migliorare in modo adeguato e strutturale il livello di accessibilità al credito, alla riduzione della pressione fiscale, prestiti a ventiquattro mesi senza interessi. Si tratta anche di attivare misure mirate a rendere vantaggiosa l'attività di investimento nelle aree montane, superando gli attuali divari rispetto ad altri territori ed incentivando la riqualificazione dei contesti imprenditoriali che costituiscono componente essenziale dei sistemi turistici locali e dell'attrattività dei territori;

    si evidenzia anche la necessità di dare continuità ai crediti di imposta per la sanificazione e l'acquisto di dispositivi di protezione e quant'altro necessario ad assicurare la sicurezza delle strutture in cui si svolge l'attività economica, in modo da compensare gli operatori, a partire dalle strutture ricettive, dei sovra-costi che dovranno essere sostenuti a causa dell'emergenza sanitaria, in particolare durante la stagione invernale che, come noto, è quella ad alto rischio di influenze, rectius, di diffusione del Covid-19;

    il Piano nazionale di ripresa e resilienza mette oggi a disposizione strumenti importanti nel complesso sistema di missioni, componenti, misure, linee progettuali, investimenti, sub-investimenti e riforme che lo compongono. Questa pluralità di strumenti, anche in ragione dell'assegnazione di risorse e obiettivi da raggiungere in capo a diversi Ministeri e organi amministrativi centrali e periferici, potrà trovare una lettura sinergica, una messa a sistema, in chiave di sviluppo delle attività e del prodotto turistico della montagna e dei suoi territori, secondo progetti trasversali,

impegna il Governo:

1) ad intervenire tempestivamente e senza indugio, nel rispetto delle incertezze sull'andamento epidemiologico dei prossimi mesi, mediante iniziative di competenza, in particolare di carattere economico, tese:

   a) a prevedere apposite e adeguate misure di ristoro per le imprese del comparto turistico che hanno riportato un calo considerevole del fatturato negli ultimi mesi, anche determinato dalle limitazioni imposte a causa della pandemia;

   b) a prolungare la cassa integrazione per il settore turistico al fine di consentire alle imprese del settore di ricorrere a questo strumento per coprire il costo dei lavoratori ed evitarne il licenziamento;

   c) a prorogare la «tax credit affitti» relativa al credito d'imposta sulle locazioni commerciali e affitto d'azienda;

   d) a valutare la possibilità di esentare, per tutto il 2022, dal pagamento dell'imposta Municipale propria (Imu), tutti coloro che operano nel settore turistico;

   e) a garantire continuità nel riconoscimento delle agevolazioni fiscali per la sanificazione e l'acquisto di dispositivi di protezione e quant'altro necessario ad assicurare la sicurezza delle strutture in cui si svolge l'attività economica, in modo da compensare gli operatori del comparto turistico dei sovra-costi che dovranno essere sostenuti a causa del prolungarsi dell'emergenza sanitaria in corso;

   f) in materia di locazioni commerciali ad uso turistico, ad introdurre il regime della cedolare secca al 21 per cento di cui all'articolo 3 del decreto legislativo 14 marzo 2011, n. 23;

   g) a introdurre appositi incentivi e fiscalità di vantaggio per sostenere gli investimenti nelle aree montane al fine di contrastare lo spopolamento e la desertificazione antropica delle predette zone;

   h) a valutare l'opportunità di rimodulare, per il 2022, il canone Rai per le strutture ricettive;

   i) a prevedere un prestito «ponte», di almeno 24 mesi, a tasso zero per consentire alle imprese di rimborsare i voucher che scadranno a breve;

   l) a rafforzare il percorso di promozione dei diversi settori e delle differenti destinazioni del turismo italiano, al fine di fornire un'immagine unitaria dell'offerta turistica nazionale.
(1-00568) «Davide Crippa, Masi, Elisa Tripodi, Sut, Scanu, Orrico, Faro, De Carlo».