• Testo ODG - ORDINE DEL GIORNO IN ASSEMBLEA

link alla fonte scarica il documento in PDF

Atto a cui si riferisce:
S.9/DOC.III,N. ... premesso che: in data 17 marzo 2018 la Corte di appello di Napoli, dopo un'attenta analisi della normativa elettorale vigente, proclamava eletto senatore della Repubblica,...



Atto Senato

Ordine del Giorno 9/DOC.III,N.3/2 presentato da MATTEO RENZI
giovedì 2 dicembre 2021, seduta n. 385

Il Senato della Repubblica,
premesso che:
in data 17 marzo 2018 la Corte di appello di Napoli, dopo un'attenta analisi della normativa elettorale vigente, proclamava eletto senatore della Repubblica, il dottor Vincenzo Carbone;
in data 22 marzo 2018 è pervenuto un ricorso a firma del dottor Claudio Lotito, candidato nel collegio plurinominale 1 della Campania, sostenendo di essere stato danneggiato nel computo dell'assegnazione dei seggi nei collegi plurinominali a causa di un'errata operazione di calcolo dei voti;
in data 5 marzo 2019 la Giunta ha deliberato la costituzione di un comitato avente la finalità di effettuare un'analisi puntuale dei dati e dei risultati contenuti nei verbali delle sezioni della Regione Campania, ad iniziare da quelli che presentano maggiori anomalie e discordanze;
in data 11 settembre 2019 il senatore Malan, in qualità di coordinatore del comitato per la Regione Campania, informa la Giunta che è necessario per alcune sezioni, particolarmente problematiche, richiedere le schede elettorali per un'ulteriore verifica;
in data 11 febbraio 2020, il senatore Malan comunica alla Giunta che, al termine di una istruttoria durata diversi mesi ed assai articolata, sono emerse alcune criticità consistenti in anomalie e discordanze rispetto ai dati di proclamazione, nell'inversione dell'attribuzione dei voti tra le liste all'interno delle coalizioni, nella non parificazione del numero delle schede scrutinate con il numero dei votanti, discordanze nei voti validi tra verbale di sezione e tabella di scrutinio allegata, mancata corrispondenza tra i voti attribuiti al candidato di coalizione ed il totale dei voti delle liste collegate in coalizione, nonché 1a presenza di cancellature nella compilazione degli stessi verbali. Inoltre, ricorda che l'istruttoria ha riguardato anche il controllo delle schede valide di alcune sezioni elettorali, anche se per ben sei delle dodici sezioni indicate le schede non sono state oggetto di revisione in quanto distrutte;
in data 19 maggio, il senatore Malan, durante la sua relazione alla Giunta, affermava che alla luce delle notevoli anomalie riscontrate in molte sezioni elettorali tale margine non risulta sufficiente a definire con certezza l'attribuzione del seggio in questione;
in quella stessa sede lo stesso senatore Malan comunicava che il presidente della Giunta, senatore Gasparri, aveva già reputato doveroso segnalare al Presidente del Senato quanto emerso al fine di investire l'autorità giudiziaria per ogni eventuale seguito di competenza;
al termine dei lavori del comitato, in data 22 luglio 2020, il relatore originariamente individuato, senatore Malan - pur precisando di essere costretto ad esprimersi sulla base di elementi non ritenuti da lui sufficienti - proponeva di procedere comunque e dopo aver rilevato che non sussistono variazioni nelle attribuzioni degli 11 seggi uninominali spettanti alla Regione, per quanto concerne invece la quota proporzionale, rispetto ai dati di proclamazione, ottiene un seggio la lista Liberi e Uguali e lo perde la coalizione di centro-destra, con riferimento alla lista Movimento Forza Italia;
tale relazione veniva respinta a maggioranza dalla Giunta il giorno 23 luglio 2020;
il 4 agosto 2020 il senatore Paroli subentrava come relatore e propone alla Giunta la contestazione dell'elezione del senatore Vincenzo Carbone;
considerato che:
il ricorrente, elaborando una suggestiva quanto macchinosa logica di procedimenti, ha seguito un criterio della maggior prossimità all'intero che non trova alcuna conferma dal Testo Unico delle leggi recanti norme per l'elezione del Senato della Repubblica;
pur di individuare una distribuzione dei seggi alle singole liste in ciascun collegio plurinominale alla sua più favorevole indicazione del candidato eletto, il ricorrente attribuisce un errato computo dell'Ufficio elettorale regionale circa l'assegnazione dei seggi alle liste non assegnatarie dei seggi interi, seguendo un infondato quanto ingegnoso criterio che non trova alcuna conferma dal decreto legislativo 20 dicembre 1993, n. 533;
1a suddetta norma è molto chiara nel disporre che si proceda inizialmente all'assegnazione dei seggi sulla base dei quozienti interi alle varie liste e, successivamente, alle liste che hanno ottenuto i maggiori resti, escludendo solo le liste "alle quali è stato già attribuito il numero di seggi ad esse assegnato a seguito delle operazioni di cui alle lettere a) e b)";
da questa operazione non vanno escluse tutte le liste che hanno goduto di quozienti interi, ma non hanno esaurito il numero di seggi loro spettanti. In altri termini, non è vero che si debba procedere prima all'attribuzione dei seggi alle liste che non hanno goduto di quozienti interi e solo dopo a quelle che hanno goduto di quozienti interi, ma a cui debbono ancora essere attribuiti seggi;
una siffatta disciplina sarebbe priva di senso e penalizzerebbe le liste che, del tutto casualmente, hanno ottenuto quozienti interi, pur avendo i maggiori resti. Tanto è vero ciò che lo stesso testo, con tenore inequivoco, prevede l'ipotesi in cui dopo la ripartizione dei seggi effettuata in base al metodo del quoziente d'attribuzione e dei più alti resti, ci siano liste con più eletti di quelli già assegnati a livello regionale (eccedentarie) e liste con meno eletti (deficitarie), stabilendo che in quel caso alle liste eccedentarie si sottraggano tali seggi nei collegi in cui sono stati assegnati con la più bassa parte decimale e alle liste deficitarie si assegnino nei collegi in cui le liste hanno ottenuto le parti decimali più alte. Ne deriva, quindi, che è lo stesso testo ad ammettere che il numero di seggi assegnato in ciascun collegio plurinominale possa variare rispetto alla quota individuata ex ante dal decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2017;
a parte la chiarezza della disposizione, questa parziale "flessibilità" delle quote non è casuale né priva di logica: se il numero di seggi fosse del tutto anelastico, le liste deficitarie potrebbero versare nella situazione di ottenere seggi in collegi in cui hanno ottenuto i risultati peggiori, e di trovarsi con candidati della lista non eletti, invece, in altri collegi in cui si sono registrati risultati migliori;
in sede di approvazione della legge, tale sistema fu definito, non a torto, "antiflipper" perché in sua assenza i partiti deficitari si sarebbero visti assegnati seggi in maniera casuale;
le tesi illustrate dal ricorrente non appaiono fondate, alla luce tanto della lettera della legge, quanto dei principi costituzionali, democratici e ai canoni di consapevolezza e libertà del voto;
ancor più evidente, infatti, il dissidio con il principio di uguaglianza del voto (ancora articolo 48 della Costituzione), poiché, per ragioni del tutto imponderabili, il voto di alcuni elettori verrebbe privato di peso o addirittura rovesciato, a fronte dell'ipervalutazione di quello espresso da altri in collegi diversi;
a conforto della conclusione che il congegno dello slittamento dei seggi sia non solo legittimo, ma addirittura fisiologico nell'ordinamento italiano, giova ricordare come quasi tutte le leggi elettorali nazionali e regionali vi facciano ricorso: per restare a esempi recenti, fenomeni di traslazione si sono verificati anche nelle elezioni della Camera nel vigore della legge n. 270 del 2005 (nelle tre elezioni in cui ha trovato applicazione tale legge, sono cinque i casi di "slittamento" di seggi tra circoscrizioni: 1 nel 2006, 2 nel 2008, 2 nel 2013);
prima ancora che in ragioni di ordine giuridico, la traslazione si giustifica in base a considerazioni di tipo aritmetico. È stato, infatti, evidenziato in dottrina sin da epoca risalente che nessun sistema elettorale può riuscire a garantire simultaneamente tre obiettivi: a) assegnazione nazionale o regionale dei seggi; b) attribuzione alle circoscrizioni dell'esatto numero di seggi ad esse spettanti; c) rispetto, nell'assegnazione dei seggi in questione, dell' andamento del voto nella circoscrizione;
tale fenomeno non è imputabile solo alla diseguale partecipazione al voto nelle diverse circoscrizioni, dipendendo anche: a) dal numero di seggi da attribuire; b) dal numero di circoscrizioni; c) dalla differente ampiezza delle stesse; d) dal numero di liste presentate nelle diverse circoscrizioni; e) dalla distribuzione dei voti di ogni partito tra le circoscrizioni stesse;
lo slittamento del seggio non è affatto un effetto vietato dall'ordinamento, ma risponde, in determinate circostanze, a un'elementare esigenza di democrazia e a principi fondamentali del nostro sistema costituzionale, toccato più volte, nella propria giurisprudenza, dalla Corte costituzionale;
la sentenza n. 271 del 2010 ricostruisce inequivocabilmente l'intreccio d'interessi costituzionali sotteso alla disciplina dello slittamento e evidenzia come convivano due ordini di esigenze: da un lato, l'assegnazione dei seggi, nel collegio unico nazionale in proporzione ai voti validamente espressi; dall'altro, la distribuzione dei seggi fra le circoscrizioni in proporzione alla popolazione. Il primo riflette il criterio della proporzionalità politica e premia la partecipazione alle consultazioni elettorali e l'esercizio del diritto di voto; il secondo riflette il principio della rappresentanza territoriale, determinata in base alla popolazione;
nell'istruttoria si sono accertate gravi incongruenze nell'inversione dell'attribuzione dei voti tra le liste all'interno delle coalizioni, nella non parificazione, nel numero delle schede scrutinate con il numero dei votanti, in discordanze nei voti validi tra verbale di sezione e tabella di scrutinio allegata, nella mancata corrispondenza tra i voti attribuiti al candidato di coalizione ed il totale dei voti delle liste collegate in coalizione, nonché la presenza di cancellature nella compilazione degli stessi verbali;
si è scoperto, infatti, che le schede valide di ben sei sezioni elettorali sulle dodici richieste non sono più recuperabili, essendo state distrutte, con l'alta probabilità che analoga sorte sia toccata a un numero ben più alto di schede in altre sezioni della Regione;
la distruzione delle schede ha impedito un corretto ricorso a proiezioni, prove di resistenza o simulazioni che non sono in grado di correggere una serie di anomalie e di incongruenze macroscopiche;
alla luce delle evidenti patologie, incongruenze ed anomalie emerse, non si può raggiungere un esito certo, affidabile ed incontrovertibile per assicurare uno dei principi che governa il contraddittorio e che governa i processi nello svolgimento di questa funzione giurisdizionale che è propria della Giunta e che è: l'onere della prova grava su chi contesta un diritto;
tanto premesso e considerato,
in difformità da quanto deliberato dalla Giunta delle elezioni e delle immunità, il giorno 24 settembre 2020, chiede che venga confermata la proclamazione, adottata dalla Corte d'appello di Napoli, del dottor Vincenzo Carbone a senatore della Repubblica italiana.
(numerazione resoconto Senato G2)
(9/Doc. III, n. 3/2)
Renzi, Faraone, Bellanova, Cucca, Bonifazi, Sbrollini, Garavini, Conzatti, Ginetti, Grimani, Magorno, Marino, Parente, Vono, Nencini, Carbone, Minuto, Mautone, Angrisani, Di Micco