• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
S.4/06330 CASTIELLO, AIROLA, GALLICCHIO, GAUDIANO, TRENTACOSTE, VACCARO, CROATTI, ROMAGNOLI, FEDE, PRESUTTO, AGOSTINELLI, DONNO, COLTORTI, MAUTONE, DE LUCIA, RUSSO, NOCERINO, CASTALDI, CRIMI, FERRARA...



Atto Senato

Interrogazione a risposta scritta 4-06330 presentata da FRANCESCO CASTIELLO
martedì 30 novembre 2021, seduta n.383

CASTIELLO, AIROLA, GALLICCHIO, GAUDIANO, TRENTACOSTE, VACCARO, CROATTI, ROMAGNOLI, FEDE, PRESUTTO, AGOSTINELLI, DONNO, COLTORTI, MAUTONE, DE LUCIA, RUSSO, NOCERINO, CASTALDI, CRIMI, FERRARA - Ai Ministri della giustizia e dell'economia e delle finanze. - Premesso che:

il Ministero della giustizia e il Ministero dell'economia e finanze non hanno mai pagato spontaneamente le somme dovute per effetto dei decreti e delle sentenze emessi in applicazione della "legge Pinto" (legge n. 89 del 2001); tali pagamenti fino al 2012 avvenivano solo a seguito dei pignoramenti presso il terzo Banca d'Italia delle somme dovute; ma con l'introduzione nel 2012 dell'art. 5-quinquies della Legge Pinto i pignoramenti sono stati vietati, avendo luogo i pagamenti spontanei con enormi ritardi: di 8 - 9 anni per il Ministero della giustizia e di oltre 5 anni per il Ministero dell'economia e delle finanze;

gli studi legali che si occupano di tali procedimenti non riescono ad ottenere dagli uffici addetti alcuna informazione sui pagamenti, ancorché siano stati istituiti dei numeri telefonici ed indirizzi mail a cui rivolgersi, che tuttavia non ricevono le chiamate;

questa incredibile lentezza per l'esecuzione dei pagamenti fa peraltro aumentare esponenzialmente i costi del sistema di pagamento: un aumento così rilevante che induce a ritenere che la somma totale mensilmente spesa per le retribuzioni del personale e per i costi generali sia maggiore di quanto erogato ai cittadini creditori;

da ultimo, si è, ancora una volta, previsto di porre rimedio alla lentezza del procedimento attraverso una nuova, ennesima modalità di presentazione telematica, entro il 31 dicembre 2021, delle già da anni presentate richieste di pagamento, tuttavia, con il rischio che il "nuovo" metodo vada solo ad ispessire lo strato di quelli già vanamente escogitati negli anni in relazione ad un problema di così facile e veloce soluzione, tanto che non riesce agevole comprendere i motivi del suo perdurare;

la nuova modalità di presentazione delle richieste di pagamento peraltro non riguarderebbe (la mancanza di trasparenza e di informazioni certe rende obbligatori i condizionali) i vecchi decreti/sentenze, il cui pagamento verrebbe quindi probabilmente differito ulteriormente;

i pagamenti dei decreti e sentenze non avvengono neanche dopo le sentenze di condanna dei detti Ministeri da parte dei TAR nei "giudizi di ottemperanza", la cui sempre più frequente attivazione ha concorso ad appesantire vieppiù i ruoli dei TAR (specie il TAR Lazio e il TAR Umbria);

i creditori aventi titolo sulla base dei decreti/sentenze della Legge Pinto fanno continue pressioni sui loro difensori, salvo quelli che, dopo anni e anni di inutile attesa, hanno smesso di sperare nella giustizia statale, al punto di aver rinviato la sottoscrizione delle liberatorie (moduli di validità biennale pretesi per poter avviare la procedura di pagamento);

il lentissimo stillicidio di pagamenti si ferma addirittura per varie settimane in prossimità di ogni festività, a volte per mesi, come a fine d'anno o in estate;

detti ritardi, incomprensibili ed intollerabili, inducono a ritenere l'esistenza dell'intento di fondo di ostacolare e scoraggiare la rivendicazione dei diritti riconosciuti dalla Legge Pinto che, in definitiva, può considerarsi abrogata di fatto;

nel 2002 la Corte d'Appello di Napoli, sez. lavoro e previdenza, fissava le prime udienze dei ricorsi per riconoscimento delle pensioni di invalidità e delle indennità di accompagnamento a sette anni mezzo di distanza, finché, in seguito alla presentazione dei primi ricorsi in base alla Legge Pinto, la stessa Corte d'Appello anticipò le predette udienze ad un anno e mezzo, riducendo i ritardi di ben sei anni. È, quindi, evidente che la motivazione addotta per la cancellazione di fatto delle cause ex Legge Pinto, e cioè il risparmio delle spese legali, si è rivelata errata, in quanto con la velocizzazione dei procedimenti si sarebbero sensibilmente ridotte di numero le cause stesse,

si chiede di sapere:

quale sia il numero dei decreti e delle sentenze adottati in attuazione della legge Pinto in attesa di pagamento e quanti di essi vengono pagati in media mensilmente, nonché quale sia il numero degli addetti agli uffici pagatori, il costo complessivo del settore e quali iniziative si intendono assumere affinché i pagamenti arretrati siano eseguiti senza altri incomprensibili ed intollerabili indugi e i pagamenti che via via vengono a maturazione vengano tempestivamente eseguiti;

quali iniziative si intendano assumere nei confronti dei responsabili dei ritardi, dei quali è certa ed incontrovertibile l'illegittimità.

(4-06330)