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Atto a cui si riferisce:
C.5/07048 (5-07048)



Atto Camera

Risposta scritta pubblicata Giovedì 25 novembre 2021
nell'allegato al bollettino in Commissione III (Affari esteri)
5-07048

  La situazione sul terreno in Yemen continua a destare forte preoccupazione. Proseguono infatti i combattimenti fra i ribelli houthi e le forze governative, concentrati nella regione centrale del Marib, oggetto di una pesante offensiva dei ribelli, con un alto numero di vittime da entrambe le parti, e fra i civili.
  La situazione è in evoluzione anche nella città portuale di Hodeidah, dove a un ripiegamento tattico delle forze affiliate al Governo legittimo, le milizie houthi hanno risposto con l'occupazione di nuove aree a sud della città, innescando una dinamica che rimette potenzialmente in discussione l'intesa sul cessate il fuoco nella città, faticosamente raggiunta a Stoccolma nel dicembre 2018.
  Nell'ultimo aggiornamento al Consiglio di Sicurezza, l'11 novembre, l'Ufficio del Coordinatore delle Attività Umanitarie delle Nazioni Unite (OCHA) ha dato atto del concreto rischio di un collasso economico del Paese, dell'altissimo – e senza precedenti – numero di vittime civili nel mese di ottobre (350), soprattutto nel Governatorato del Marib, delle 50 linee di fronte attive al momento, del rapido deterioramento della situazione umanitaria e del rischio concreto di una nuova ondata di sfollati interni in caso di prosecuzione dell'offensiva dei ribelli. Proseguono inoltre gli attacchi degli houthi con missili e droni esplosivi indirizzati verso obiettivi in territorio saudita, tra cui aeroporti e impianti petroliferi.
  Secondo le Nazioni Unite quella in Yemen rimane la più grave crisi umanitaria: per l'anno in corso si stima che circa 20,8 milioni di yemeniti necessitino di assistenza umanitaria.
  Di fronte a tale situazione, la necessità di una soluzione diplomatica di lungo termine emerge in tutta la sua urgenza. Abbiamo accolto con favore gli iniziali passi del nuovo Inviato Speciale delle Nazioni Unite, lo Svedese Hand Grundberg, che intende conferire nuova linfa al processo politico-diplomatico e che può anche beneficiare di un rinnovato attivismo americano sul dossier.
  Il modello che l'inviato dell'ONU intende perseguire per rimettere in moto la dinamica negoziale si basa su un approccio negoziale scevro da precondizioni, con l'immediata esecuzione di misure umanitarie, la rivitalizzazione del sistema economico e il rilancio del dialogo fra le parti, all'insegna del coinvolgimento di tutte le componenti politiche e sociali del Paese, inclusi donne, giovani, comunità locali e associazioni.
  Favorevoli alcuni segnali provenienti dal contesto regionale, con l'avvio di un dialogo tra Riad e Teheran su alcuni temi regionali, a partire dallo Yemen, anche a fronte della maggiore determinazione maturata dai sauditi di porre fine al loro coinvolgimento nel conflitto.
  In linea con i rinnovati sforzi delle Nazioni Unite, l'Italia continua a sostenere con assoluta convinzione e determinazione la soluzione politico-diplomatica al conflitto yemenita, nella consapevolezza che non vi sia altra via d'uscita. Alla luce della dimensione anche regionale della crisi, il nostro Paese coglie ogni occasione di incontro con gli attori statali dell'area per invocare il loro serio e genuino impegno a favore della pace, nell'interesse della martoriata popolazione civile.
  In considerazione dell'attenzione rivolta a livello internazionale in via prioritaria all'individuazione di una soluzione diplomatica al conflitto, misure di blocco generalizzato delle vendite di armamenti ai Paesi coinvolti nel conflitto in Yemen, quale quella suggerita dagli Interroganti, non sono evocate nelle pertinenti risoluzioni delle Nazioni Unite, né vengono applicate dai nostri principali partner.
  Alla luce delle dinamiche assunte dal conflitto, un bando generalizzato interesserebbe materiali dalla prevalente finalità difensiva, in una regione in cui sono molteplici le minacce alla sicurezza internazionale, mentre lo stesso conflitto yemenita sta avendo effetti destabilizzanti su una vasta area che comprende i principali Paesi vicini.
  Quanto alle parti yemenite, le Nazioni Unite hanno già previsto misure volte a mettere un embargo sulle forniture di armamenti agli houthi, inserite nella risoluzione 2216 del 2015, in ragione dell'insurrezione armata promossa dai ribelli contro le Autorità legittime.
  Il Governo italiano, in linea con la posizione dei nostri partner europei e con gli obiettivi perseguiti dalle Nazioni Unite, ritiene invece necessario concentrare gli sforzi nella ricerca di una soluzione politica al conflitto e per la progressiva stabilizzazione dello Yemen, attraverso formule sostenibili e durature, per poter assicurare agli yemeniti un futuro di pace e venire incontro alle loro legittime aspirazioni di sviluppo e benessere.