• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
S.4/06234 LANNUTTI, ORTIS, MININNO, GIANNUZZI, GRANATO, ANGRISANI, LEZZI, CRUCIOLI, MORRA - Al Ministro dello sviluppo economico. - Premesso che: il 2 novembre 2021 si sono registrate polemiche e...



Atto Senato

Interrogazione a risposta scritta 4-06234 presentata da ELIO LANNUTTI
martedì 9 novembre 2021, seduta n.376

LANNUTTI, ORTIS, MININNO, GIANNUZZI, GRANATO, ANGRISANI, LEZZI, CRUCIOLI, MORRA - Al Ministro dello sviluppo economico. - Premesso che:

il 2 novembre 2021 si sono registrate polemiche e richieste di chiarimento ai vertici del servizio pubblico su quanto affermato nella trasmissione "Report" di RAI3 nel servizio "Non c'è due senza tre", andato in onda il 1° novembre 2021. Nel servizio sono state elencate alcune criticità riguardanti i vaccini anti COVID. A scandalizzare sarebbe stata anche una frase del conduttore Sigfrido Ranucci sulla terza dose, "un business delle case farmaceutiche", che il giornalista ha ripreso da Frank D'Amelio, vice presidente di Pfizer, pronunciata durante una call dell'11 marzo con gli investitori della banca privata Barclays, di cui Report ha dato conto nel corso dell'inchiesta;

nella puntata di Report si è cercato in realtà di capire quanto duri davvero la protezione dei vaccini anti COVID e che cosa si sappia sull'utilità e la sicurezza del cosiddetto booster. Nella puntata sono state poi mostrate le interviste fatte ai commissari dell'FDA, l'agenzia regolatoria americana, per raccontare gli interessi economici e le pressioni politiche che ci sono dietro una decisione che dovrebbe essere solo scientifica. Le telecamere del programma di Sigfrido Ranucci sono andate anche in Israele, dove si sostiene che la protezione del vaccino Pfizer sia svanita e per questo si sta immunizzando di nuovo la popolazione;

considerato che:

la frase pronunciata dal giornalista di Report, che ha suscitato tali polemiche, serviva a sottolineare un concetto assolutamente condivisibile: non è etico che le aziende farmaceutiche preferiscano vendere ai Paesi ricchi la terza dose perché se la fanno pagare di più di quanto si farebbero pagare la prima dai Paesi poveri. A quasi due anni dall'inizio della pandemia ci sono ancora Paesi che non hanno neppure una di dose;

come fatto nel servizio di Report, è più che lecito chiedersi se l'AIFA si sia sbagliata a scegliere con troppa fretta di iniettare il vaccino Moderna a dose intera, quando la stessa azienda Moderna sei giorni prima aveva raccomandato metà dose;

lo stesso Ranucci ha anche precisato, proprio per non essere frainteso e bollato come "no vax", che Report è "da sempre a favore del vaccino come migliore prevenzione". Per cui dopo le polemiche politiche, Ranucci ha risposto che "un fatto non ha colorazioni no vax. È un fatto punto, che piaccia o no". "Cercare di nascondere degli errori è il miglior modo di alimentare chi non crede nel vaccino", ha aggiunto il conduttore;

considerato infine che:

sulla vicenda sono intervenuti con una nota l'UsigRai, il sindacato dei giornalisti RAI, e il comitato di redazione della direzione editoriale offerta informativa: "Da Report un rigoroso, serio e documentato lavoro giornalistico d'inchiesta come richiede il miglior Servizio Pubblico. Nessuna tesi no-vax, nessun cedimento a teorie anti-scientifiche". "Il sindacato difende il meticoloso lavoro dei colleghi e di tutta la redazione di Report, guidata da Sigfrido Ranucci, precisando (come ha ricordato lo stesso conduttore alle agenzie di stampa dettagliando l'infondatezza di ogni accusa mossa) che raccontare le criticità del sistema dei vaccini non significa affatto schierarsi contro ma, come era ripetutamente sottolineato, farle emergere per migliorarlo e renderlo più efficace e solido nella lotta contro il Covid. Il lavoro di Report è pertanto in linea con la missione d'inchiesta che accompagna da sempre la trasmissione in tutti i temi affrontati, compresa la pandemia da Covid dal suo inizio, facendo emergere la provenienza delle tesi complottiste sulla sua origine e il 'sistema di diffusione' di queste tesi antiscientifiche organizzato tramite social", conclude la nota;

gli interroganti ritengono che sia doveroso implementare e favorire le rare trasmissioni del servizio pubblico in grado di affrontare argomenti così impervi e difficili, che hanno la peculiarità di disvelare in anticipo temi di pubblica rilevanza e di interesse sociale, oltre a dare lustro alla televisione di Stato,

si chiede di sapere se e quali iniziative di competenza il Governo ritenga opportuno adottare al fine di tutelare il giornalismo d'inchiesta, per evitare che si metta a rischio il lavoro di ricerca e riscontro rigoroso svolto dai giornalisti impegnati in tali attività.

(4-06234)