• Testo ODG - ORDINE DEL GIORNO IN ASSEMBLEA

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Atto a cui si riferisce:
C.9/00522-A/007 9/522-A/7. Barzotti, Ciprini, Legnaioli, Gribaudo, Murelli, Lepri, Polverini, D'Alessandro, De Lorenzo, Mugnai, Frate, Anna Lisa Baroni, Bucalo, Viscomi, Tripiedi.



Atto Camera

Ordine del Giorno 9/00522-A/007presentato daBARZOTTI Valentinatesto diMercoledì 13 ottobre 2021, seduta n. 576

   La Camera,

   esaminato il provvedimento in titolo, premesso che:

    il provvedimento in titolo si propone di contrastare il fenomeno del cosiddetto gap retributivo di genere e propone alcune misure per il superamento delle differenze di genere nel mercato del lavoro e per favorire l'aumento della quota del lavoro femminile;

    in particolare, l'articolo 1 modifica l'articolo 20 del codice delle pari opportunità, prevedendo che la relazione biennale contenente i risultati del monitoraggio sull'applicazione della legislazione in materia di parità e pari opportunità nel lavoro e sulla valutazione degli effetti delle disposizioni del Codice delle Pari opportunità, sia presentata al Parlamento dalla consigliera o dal consigliere nazionale di parità anche sulla base del rapporto di cui all'articolo 15, comma 7 del succitato codice delle pari opportunità, nonché delle indicazioni fornite dal Comitato nazionale di parità;

    l'articolo 2 modifica l'articolo 25 del codice delle pari opportunità tra uomo e donna, estendendo lo spettro delle fattispecie che possono costituire discriminazione di genere; comprendendovi ogni trattamento o modifica dell'organizzazione delle condizioni e dei tempi di lavoro che, in ragione del sesso, dell'età anagrafica, delle esigenze di cura personale o familiare, dello stato di gravidanza nonché di maternità o paternità, anche adottive, ovvero in ragione della titolarità e dell'esercizio dei relativi diritti, pone o può porre il lavoratore in almeno una delle seguenti condizioni: a) posizione di svantaggio rispetto alla generalità degli altri lavoratori; b) limitazione delle opportunità di partecipazione alla vita o alle scelte aziendali; c) limitazione dell'accesso ai meccanismi di avanzamento e di progressione nella carriera;

   valutato che:

    la normativa italiana in materia di parità di genere sul luogo di lavoro è ampia, articolata e gode di una tutela, anche giudiziaria, rafforzata in quanto il principio è di matrice Costituzionale (articolo 37 della Costituzione);

    la realizzazione effettiva di tale principio si è, negli anni, affidata a diversi organismi istituiti in materia di parità e pari opportunità e, tra questi, un ruolo centrale è rivestito dai/dalle consiglieri/e di parità nominati a livello nazionale, regionale o territoriale e dalla Rete nazionale dei/delle consiglieri/e di parità (decreto legislativo 23 maggio 2000, n. 196);

    ad oggi, la normativa prevede che consiglieri/e di parità siano nominati a livello regionale, a livello di città metropolitana e degli enti di area vasta (di cui alla legge 7 aprile 2014, n. 56) con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, su designazione dei rispettivi enti sulla base di specifici requisiti e previo espletamento di una procedura di valutazione comparativa;

    i/le consiglieri/e di parità: i) possiedono requisiti di specifica competenza ed esperienza in materia di lavoro femminile, di normativa sulla parità e pari opportunità nonché di mercato del lavoro; ii) svolgono funzioni di promozione e di controllo sull'attuazione dei principi di uguaglianza e di non discriminazione tra donne e uomini nel lavoro; iii) nell'esercizio delle loro funzioni, sono pubblici ufficiali e hanno l'obbligo di segnalazione all'autorità giudiziaria dei reati di cui vengano a conoscenza per ragione, del loro ufficio;

    originariamente sussisteva un fondo volto a finanziarie le spese dei/delle consiglieri/e di parità a tutti i livelli. Nello specifico, una quota pari al 30 per cento veniva riservata all'ufficio del/della consigliere/a nazionale di parità, mentre la restante parte del 70 per cento era destinata alle regioni, suddivisa tra le stesse e sulla base di una proposta di riparto comprendente il livello sia regionale che provinciale elaborata dalla commissione composta da Ministero del lavoro e delle politiche sociali e Ministero dell'economia e delle finanze a seconda della disponibilità del fondo;

    la modifica introdotta con il decreto legislativo n. 151 del 2015 ha previsto: a) la corresponsione di una indennità mensile, sulla base di criteri determinati dalla Conferenza Unificata Stato-regioni subordinata alla disponibilità economico-finanziaria dell'ente territoriale che ha proceduto alla designazione; b) la limitazione del fondo al finanziamento delle attività del/della solo/a consigliere/a nazionale di parità;

    ciò si è tradotto nell'assegnazione per gli anni 2017 e 2018 di un'indennità minima mensile fissata a un valore mensile di euro 90,00 lordi per le consigliere regionali ed euro 68,00 lordi mensili per le consigliere provinciali;

    per gli anni 2019 e 2020, è stato previsto di elevare l'indennità mensile di livello regionale nella misura fissa di euro 780,00 lordi (euro 390 lordi per referenti supplenti) lasciando quella spettante per coloro che operano a livello provinciale a soli euro 68,00 lordi, pur prevedendo la possibilità di elevarne la misura a un massimo di un quintuplo;

    tale distinzione, ad avviso dei presentatori, realizza una netta discriminazione teorica e pratica tra i/le consiglieri/e territoriali che non sembra essere giustificata dalle effettive funzioni né dai carichi di lavoro. I consiglieri e le consigliere che operano a livello decentrato, infatti, sono fisicamente più vicini alle piccole e medie realtà imprenditoriali, a volte isolate e terreno fertile per le discriminazioni;

    il fenomeno discriminatorio sul luogo di lavoro è, invero, in preoccupante ascesa (secondo gli ultimi dati disponibili, dal 2011 ad oggi, in Italia, i casi di mobbing da maternità sono aumentati del 30 per cento) ed assume molteplici forme;

    in sede di approvazione dell'A.C. 2790-bis è stato accolto l'ordine del Giorno n. 9/2790-bis AR/330,

impegna il Governo

a valutare l'opportunità di finanziare adeguatamente, in uno dei futuri provvedimenti a carattere normativo, le attività delle consigliere e dei consiglieri di parità delle città metropolitane e degli enti territoriali di area vasta, figure che sono fisicamente vicine al tessuto imprenditoriale locale e che potrebbero intervenire in modo tempestivo ed efficace per rimuovere ogni forma di discriminazione sul luogo di lavoro nonché essere una figura di riferimento per la tutela, il supporto e la promozione dell'occupazione femminile.
9/522-A/7. Barzotti, Ciprini, Legnaioli, Gribaudo, Murelli, Lepri, Polverini, D'Alessandro, De Lorenzo, Mugnai, Frate, Anna Lisa Baroni, Bucalo, Viscomi, Tripiedi.