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Atto a cui si riferisce:
S.4/02819 DE POLI - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Premesso che a quanto risulta all'interrogante: nella sentenza Commissione/Italia (Direttiva lotta contro i ritardi di pagamento)...



Atto Senato

Risposta scritta pubblicata nel fascicolo n. 115
all'Interrogazione 4-02819

Risposta. - Si rileva, che, come evidenziato dai dati pubblicati nell'apposita sezione del sito web istituzionale del Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato (al link "i debiti commerciali delle pubbliche amministrazioni") e riferiti alle fatture emesse negli ultimi anni, le pubbliche amministrazioni hanno registrato tempi medi di pagamento che si attestano su valori ben al di sotto di quelli citati, presentando un miglioramento sistematico e continuo per i diversi comparti.

Per quanto riguarda, invece, l'entità dello stock di debiti commerciali delle pubbliche amministrazioni, si rammenta che lo stock di debito citato (circa 53 miliardi di euro nel 2018) deriva da una stima di Banca d'Italia elaborata su informazioni di natura campionaria e pertanto, come sottolineato dalla stessa Banca caratterizzate da un grado d'incertezza non trascurabile.

Si osserva che l'estensione generalizzata dell'istituto della compensazione (attualmente consentito, ai sensi degli articoli 28-quater e 28-quinquies del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602, unicamente per i carichi affidati agli agenti della riscossione entro una data già trascorsa, fissata periodicamente con appositi provvedimenti normativi, nonché per le somme dovute nell'ambito dei cosiddetti istituti definitori della pretesa tributaria e deflativi del contenzioso tributario) determina effetti negativi a carico della finanza pubblica, in termini di minori entrate fiscali e contributive, in quanto la prospettiva di siffatta compensazione generalizzata, oltre ad incentivare per il futuro il mancato versamento da parte dei creditori commerciali nella prospettiva di una compensazione, ritarderebbe, nella migliore delle ipotesi, l'effettivo incasso da parte degli enti pubblici impositori. Tale incasso avverrebbe, infatti, solo a seguito del successivo, eventuale, recupero presso l'ente debitore commerciale, con effetti negativi sul bilancio degli stessi enti impositori, in particolare sul bilancio dello Stato e sui saldi di finanza pubblica. In merito all'effettiva possibilità di recupero, giova precisare che, qualora l'ente debitore commerciale non provveda a versare le somme alla data prevista di pagamento indicata nella certificazione, tale circostanza darebbe origine ad un processo di recupero dall'esito incerto e comunque con tempi ulteriormente dilatati.

È opportuno altresì rilevare che la gestione del meccanismo di compensazione attraverso il modello F24 determinerebbe aspetti problematici dal punto di vista finanziario e procedurale, legati alla necessità di dotare la contabilità speciale "fondi di bilancio" delle risorse necessarie ad attuare le compensazioni con riferimento ad importi notevolmente incrementati.

Di conseguenza, una compensazione universale determinerebbe effetti peggiorativi sui bilanci degli enti impositori e, conseguentemente, sui saldi di finanza pubblica, con un impatto negativo particolarmente rilevante soprattutto nel primo anno, nel quale, alla perdita di gettito, derivante dal ricorso alla compensazione, non si contrapporrebbe, se non in misura motto ridotta considerata la durata delle procedure previste, il recupero delle somme presso gli enti debitori commerciali. Tale impatto negativo sarebbe peraltro di difficile quantificazione e, pertanto, dovrebbe essere stimato, secondo un approccio prudenziale, ipotizzando un ricorso alla procedura di compensazione da parte di tutti i soggetti potenzialmente interessati.

CASTELLI LAURA Vice ministro dell'economia e delle finanze

23/08/2021