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Atto a cui si riferisce:
S.1/00415 premesso che: nel corso di un convegno tenutosi a Genova il 14 settembre 2021, il Ministro della transizione ecologica, Roberto Cingolani, ha anticipato che, nel corso del prossimo...



Atto Senato

Mozione 1-00415 presentata da LUCA CIRIANI
martedì 21 settembre 2021, seduta n.361

CIRIANI, RAUTI, BALBONI, BARBARO, CALANDRINI, DE BERTOLDI, DE CARLO, DRAGO, FAZZOLARI, GARNERO SANTANCHE', IANNONE, LA PIETRA, LA RUSSA, MAFFONI, MALAN, NASTRI, PETRENGA, RUSPANDINI, TOTARO, URSO, ZAFFINI - Il Senato,

premesso che:

nel corso di un convegno tenutosi a Genova il 14 settembre 2021, il Ministro della transizione ecologica, Roberto Cingolani, ha anticipato che, nel corso del prossimo trimestre, si prevede un rincaro delle bollette dell'elettricità del 40 per cento, affermazione che ha destato grande allarme nei cittadini e negli imprenditori, già fortemente provati dall'emergenza sanitaria e dalla crisi connessa;

i rincari delle tariffe si verificano già da mesi e non riguardano solo l'Italia; per gli italiani il prezzo dell'energia elettrica è cresciuto, da aprile 2020 ad agosto 2021, da 16,08 a 22,89 centesimi di euro per kilowattora; nel trimestre giugno - agosto 2021, in particolare, i costi sono aumentati del 20 per cento, ma gli effetti sulle bollette sono stati di minore entità, solo perché il Governo ha stanziato le risorse necessarie a contenere i rincari entro la soglia del dieci per cento;

l'aumento dei prezzi è dovuto a svariati motivi contingenti, dalla carenza di materie prime ai costi della transizione green, ma anche ad alcune politiche poco lungimiranti degli ultimi governi e al complesso delle relazioni internazionali che vengono instaurate, in particolare quelle dell'Unione europea con i Paesi terzi esportatori di materie prime per la produzione di energia;

con le riaperture post lockdown, molte aziende hanno ripreso le attività produttive determinando un aumento del fabbisogno di energia, ingenerando una maggiore domanda che ha fatto lievitare i prezzi delle materie prime: petrolio e gas naturale soprattutto, caratterizzati dalla difficile reperibilità in natura e dagli elevati costi di trasporto;

dall'inizio della pandemia a oggi il prezzo del petrolio è aumentato del duecento per cento, mentre quello del gas naturale, nell'arco di un solo trimestre (da aprile a giugno 2021), è aumentato del trenta per cento;

la nostra produzione energetica è retta al 40 per cento dal gas naturale; le principali provenienze di questa materia sono la Russia e alcuni giacimenti presenti nei Paesi Bassi e nel Mare del Nord; da diverso tempo, però, la Russia ha dirottato buona parte delle sue estrazioni ai Paesi del mercato asiatico e i giacimenti del Mare del Nord e dei Paesi Bassi sembrerebbero avere dei problemi, forse di esaurimento;

è necessario ricordare, inoltre, che bisogna far fronte anche ai costi della transizione verde: le aziende hanno visto aumentare i costi dei permessi per la produzione di anidride carbonica, aumenti previsti dal Sistema per lo scambio delle quote di emissione (ETS UE), il meccanismo di permessi e quote elaborato dall'Unione europea che ha fatto in modo che le autorità europee ne rilascino sempre di meno e a costi più elevati, al fine di spingere le aziende a decarbonizzare;

l'impostazione europea di perseguire a tutti i costi la cosiddetta politica green, che sta avendo un effetto determinante sull'aumento delle bollette energetiche, rischia di risolversi in un aggravio inutile, se poi le politiche d'importazione senza dazio agevolano Stati come la Cina, responsabile da sola di oltre il 22 per cento delle emissioni globali di CO2, a fronte del 6,4 per cento imputabile agli Stati membri dell'Unione europea;

il 1° ottobre 2021 l'Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente (ARERA) renderà noto l'aggiornamento delle tariffe secondo i costi di produzione, e, come già annunciato dal ministro Cingolani, è atteso un nuovo incremento dei costi, data la tendenza regolare da mesi;

tali rincari secondo l'Unione nazionale consumatori, nell'ipotesi di prezzi costanti su base annua, comporteranno 56 euro in più per la luce e 158 euro per il gas e, quindi, una spesa complessiva di 214 euro in più all'anno a famiglia;

appare non più procrastinabile una valutazione sulla possibilità di riformare in maniera strutturale la fiscalità relativa alle bollette dell'energia. Attualmente, infatti, l'imposta sul valore aggiunto su elettricità e gas applicata è in media, rispettivamente, del 15 e del 10 per cento,

impegna il Governo:

1) ad assumere le dovute iniziative volte a riformare la fiscalità afferente alle bollette energetiche, prevedendo una riduzione strutturale, e non una tantum, come avvenuto in precedenza, dell'imposta sul valore aggiunto e delle accise;

2) ad utilizzare il maggiore gettito derivante dalla vendita all'asta delle quote CO2 per ridurre l'aumento dei menzionati costi nelle bollette;

3) a ricercare soluzioni alternative a quelle finora poste in essere per scongiurare l'aumento dei prezzi delle bollette: occorrono infatti non misure palliative ma strutturali, così da evitare nuovi aggravi economici per i nuclei familiari e le imprese italiane;

4) a perseguire idonee politiche, anche e soprattutto a livello europeo, volte ad evitare che la transizione green rechi effetti eccessivamente distorsivi del mercato energetico e, di conseguenza, vada a penalizzare aziende e famiglie;

5) a prevedere, con urgente provvedimento legislativo, la differenziazione dell'IVA sui costi dell'energia in favore di alcuni territori, determinati in base alla loro localizzazione geografica, le caratteristiche orografiche e gli indici di sviluppo.

(1-00415)