• Testo ODG - ORDINE DEL GIORNO IN ASSEMBLEA

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Atto a cui si riferisce:
C.9/03243/016    premesso che:     il decreto-legge 9 giugno 2021, n. 80, contiene diverse misure urgenti finalizzate a consentire il rafforzamento della capacità amministrativa delle...



Atto Camera

Ordine del Giorno 9/03243/016presentato daLONGO Faustotesto diGiovedì 5 agosto 2021, seduta n. 555

   La Camera,
   premesso che:
    il decreto-legge 9 giugno 2021, n. 80, contiene diverse misure urgenti finalizzate a consentire il rafforzamento della capacità amministrativa delle pubbliche amministrazioni funzionale all'attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza PNRR e per l'efficienza della giustizia;
    l'Anci ha da tempo segnalato le grandissime difficoltà causate dalla pesante riduzione degli organici dei comuni, con la perdita di oltre 120.000 unità di personale – il 25 per cento del totale – indotta in poco più di dieci anni dalle norme di contenimento finanziario;
    per questa ragione i rappresentanti dell'Anci – auditi nelle commissioni del Senato, in sede di conversione del presente decreto-legge – hanno ancora una volta evidenziato la grande difficoltà nel garantire l'erogazione dei servizi ordinari e nel fronteggiare le esigenze straordinarie scaturite dall'emergenza sanitaria e quindi ritengono del tutto irrealistico ipotizzare che possano farsi carico, con gli organici attuali, anche delle nuove sfide del PNRR;
    il blocco delle assunzioni nel pubblico impiego, operativo da alcuni anni, ha provocato una frequente utilizzazione da parte delle amministrazioni pubbliche – e, soprattutto, delle società partecipate da capitale pubblico – di rapporti di lavoro flessibile (rapporti a tempo determinato, co.co.co., lavoro interinale);
    questa circostanza, unitamente alla necessità di assicurare l'esercizio delle funzioni amministrative e alla possibilità di effettuare assunzioni dirette – e spesso rispondenti a logiche clientelari — ha prodotto, da un lato, un numero assai elevato di lavoratori precari nell'amministrazione, divenuti, perciò stesso, elemento di non trascurabile pressione sul potere politico (il quale è, naturalmente, alla perenne ricerca del consenso), e, dall'altro, ha generato una forte aspettativa di «stabilizzazione», ossia di conseguire la diretta costituzione del rapporto di servizio mediante collocamento in ruolo, senza necessità di superare procedure di tipo concorsuale, come prescritto dall'articolo 97, comma 3, della Costituzione;
    il tema del superamento del precariato riguarda diversi Paesi dell'Unione europea, poiché secondo i dati di Eurostat il 2,3 per cento dei lavoratori ha un lavoro precario;
    in Italia questa percentuale arriva al 3,4 per cento, siamo tra i primi della classifica e la stessa Eurostat ci avvisa che questo scenario potrebbe cambiare in peggio per la crisi economica scatenata dal coronavirus;
    in Italia gli occupati con un lavoro precario o con forte disagio salariale sono oltre 5 milioni: il loro salario medio è molto basso, al di sotto dei 10 mila euro annui;
    sono costoro, insieme ai 2,5 milioni di disoccupati e ai lavoratori in cassa integrazione, a pagare i costi più alti della crisi COVID, poiché meno tutelati dagli ammortizzatori sociali;
    l'occupazione precaria è aumentata costantemente tra il 2009 e il 2019, per poi calare drasticamente nel 2020, mentre gli occupati permanenti sono cresciuti molto meno. Indicativi i dati Istat: tra il 2008 e il 2020, gli occupati dipendenti permanenti sono cresciuti di 155 mila unità, mentre quelli a termine sono aumentati di 415 mila unità;
    quindi, l'aumento degli occupati dipendenti totali è stato determinato in maggior misura dalla crescita di quelli a termine. Il risultato è che, tra il 2008 e il 2020, l'area della precarietà occupazionale è passata da 2,3 milioni a 2,7 milioni (+390 mila unità, +17,1 per cento);
    quanto alla dinamica salariale, elaborando dati Inps, si evidenza che nel 2019 il salario effettivo medio lordo varia dai 5,6 mila euro del tempo determinato, part-time e discontinuo (-54 euro lordi rispetto al 2018) ai 36,2 mila euro del tempo indeterminato, full-time e senza discontinuità (+233 euro lordi rispetto al 2018);
    se il tempo determinato e il part-time involontario riguardano circa 4,7 milioni di occupati, l'area del disagio salariale è ancora più vasta e la caratteristica principale che la contraddistingue è la discontinuità (intesa come periodi di lavoro inferiori all'intero anno), ancor più che la tipologia contrattuale,

impegna il Governo

a valutare l'opportunità, compatibilmente con gli equilibri di finanza pubblica, per le amministrazioni pubbliche e per gli organi elettivi, sotto organico, di superare il precariato esistente, valorizzando le professionalità acquisite dal personale con rapporto di lavoro a tempo determinato, assumendo, anche su richiesta dell'interessato, a tempo indeterminato personale non dirigenziale che possegga tutti i seguenti requisiti:
   risulti in servizio con contratto a tempo determinato, ovvero con contratto di somministrazione o interinale, presso l'amministrazione che procede all'assunzione;
   sia stato reclutato a tempo determinato, in relazione alle medesime attività svolte, con delibera dell'amministrazione che procede all'assunzione;
   abbia maturato, al 31 dicembre 2020, alle dipendenze dell'amministrazione che procede all'assunzione, almeno 10 anni di servizio negli ultimi 15 anni.
9/3243/16. (Testo modificato nel corso della seduta) Longo.