• Testo ODG - ORDINE DEL GIORNO IN ASSEMBLEA

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Atto a cui si riferisce:
C.9/03132-AR/1 ...    premesso che:     la città di Sarno fu colpita nel maggio del 1998 da un evento calamitoso devastante che causò la morte di 137 persone e la distruzione di tutto ciò che...



Atto Camera

Ordine del Giorno 9/03132-AR/110presentato daDE LUCA Pierotesto diMercoledì 14 luglio 2021, seduta n. 540

   La Camera,
   premesso che:
    la città di Sarno fu colpita nel maggio del 1998 da un evento calamitoso devastante che causò la morte di 137 persone e la distruzione di tutto ciò che l'ondata alluvionale incontrò sulla sua strada: case, persone, famiglie;
    il caso «Sarno» è il primo in cui le responsabilità di un disastro ambientale sono state attribuite alle istituzioni: dopo molti anni e diversi gradi di giudizio, la Corte di Cassazione penale, con la sentenza n. 888/2013, ha condannato a cinque anni di reclusione ed all'interdizione perpetua dai pubblici uffici, per la violazione degli articoli 589 1o e 3o comma, 40 e 113 C.P., l'ing. Basile, allora sindaco di Sarno e la Presidenza del Consiglio dei ministri, il Ministero dell'interno ed il comune di Sarno, quali responsabili civili;
    dopo una prima fase in cui le parti hanno chiesto il pagamento delle provvisionali al comune, gli avvocati dei parenti delle vittime si sono rivolti al creditore più forte, gli organi ministeriali che pagano, ma decidono di rivalersi sul comune, minando la stabilità finanziaria dell'ente per ottenere il rimborso delle somme versate; per quanto concerne il pagamento delle provvisionali, il comune di Sarno, per evitare il dissesto finanziario, ha fatto ricorso ad un'anticipazione di liquidità ai sensi dell'articolo 1, comma 13, del decreto-legge n. 35 del 2013, per un importo complessivo di 6.433.363,10 euro;
    il comune, quindi, ha già provveduto al pagamento delle richieste relative alla provvisionale ed alle spese accessorie, utilizzando l'intero importo dell'anticipazione di liquidità concessa e, per la parte ulteriore, propri fondi di cassa;
    dopo il processo penale, i parenti delle vittime hanno agito per ottenere il giusto in sede civile, i giudizi avviati presso il Tribunale di Salerno, allo stato attuale, sono all'incirca 140 e le cause pendenti sono circa 80 (ad ottobre 2020); le sentenze di primo grado sono 29, mentre le ordinanze esecutive sono circa 20; le cifre richieste da ciascun familiare, per ogni vittima, vanno da un minimo di 100.000 euro per giungere fino ad un milione di euro circa, mentre le cifre liquidate, vanno da un minimo di 250.000 euro ad un massimo di 500.000 euro per ogni erede prossimo o da un minimo di 20.000 euro ad un massimo di 50.000 euro per eredi di grado diverso (oltre spese legali, interessi e rivalutazione dal 1998);
    il decreto-legge n. 116 del 2013, convertito nella legge n. 160 del 2016, ha stabilito disposizioni specifiche per evitare il dissesto finanziario dei Comuni italiani causato da contenziosi connessi a sentenze esecutive relative a calamità o cedimenti; in particolare l'articolo 4 del su citato decreto ha istituito un Fondo apposito presso il Ministero dell'interno per aiutare questi comuni e, per il comune di Sarno in modo ancora più esplicito, attraverso il successivo articolo 5, ha previsto disposizioni specifiche concernenti le vittime dell'alluvione verificatasi il 5 maggio 1998; in buona sostanza, in merito a provvidenze economiche a favore di vittime di calamità naturali il decreto-legge 113 del 2016 (misure finanziarie urgenti per gli enti territoriali e il territorio) dispone, con l'articolo 4, il Fondo per i contenziosi connessi a sentenze esecutive relative a calamità o cedimenti, e con l'articolo 5 modifica disposizioni concernenti le vittime dell'alluvione verificatasi il 5 maggio 1998 a Sarno, già previste dalla legge di stabilità del 2016 (legge n. 208 del 2015);
    l'articolo 4, nel testo vigente risultante da successive modifiche, al fine di garantire la sostenibilità economico-finanziaria e prevenire situazioni di dissesto finanziario dei comuni, prevede presso il Ministero dell'interno un Fondo denominato «Fondo per i contenziosi connessi a sentenze esecutive relative a calamità o cedimenti» con un risarcimento con atti di citazione civile che sono tesi a determinare la quantificazione dei danni: i giudizi civili avviati sono 140 circa e continuano a arrivare atti di citazione;
    dotazione di 20 milioni di euro per ciascuno degli anni 2016-2019, e di 10 milioni di euro per ciascuno degli anni 2020-2022;
    le risorse sono attribuite ai comuni che, a seguito di sentenze esecutive di risarcimento conseguenti a calamità naturali o cedimenti strutturali, o ad accordi transattivi ad esse collegate, sono obbligati a sostenere spese di ammontare complessivo superiore al 50 per cento della spesa corrente sostenuta come risultante dalla media degli ultimi tre rendiconti approvati;
    in attuazione di tale disposizione, per la ripartizione del Fondo citato sono stati emanati finora appositi decreti che hanno previsto le seguenti risorse per Samo: decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 4 novembre 2016, decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 8 agosto 2017 che ha assegnato all'ente 4.979.830,13 euro, decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 10 ottobre 2018 che ha assegnato all'ente 4.667.052,48 euro, decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 8 giugno 2020 ha assegnato all'ente euro 2.474.213,22 (somme non ancora trasferite all'ente comunale), per un totale di euro 12.121.095,83;
    l'articolo 5 invece prevede che alla Prefettura – Ufficio territoriale del Governo di Salerno sia assegnata la somma di 7,5 milioni di euro per ciascuno degli anni 2016 e 2017 per la stipulazione di transazioni con i familiari delle vittime dell'alluvione verificatasi il 5 maggio 1998 a Samo. Sono state sottoscritte solo 11 transazioni mentre gli altri parenti delle vittime hanno rifiutato e quindi i fondi pare siano rientrati nel bilancio del Ministero;
    nonostante l'intento legislativo citato, la reiterata attivazione di azioni di regresso nei confronti del comune di Sarno, da parte della Presidenza del Consiglio e del Ministero dell'interno, all'esito dei giudizi di risarcimento civile, nei quali sono gli organi dello Stato a liquidare in prima battuta le somme stabilite in via giudiziale, sembra delineare un indirizzo ben differente rispetto alla salvaguardia degli equilibri finanziari comunali attuato con le norme suindicate;
    l'Avvocatura di Stato ha chiesto all'autorità giudiziaria la condanna del comune di Sarno alla restituzione delle somme liquidate, determinata in primo grado nella misura del 25-33 per cento e, a fronte di tale decisione, si è anche proposto appello al fine di far condannare l'amministrazione comunale al pagamento dell'intero risarcimento o, addirittura, di metà (il 50 per cento) della quota stabilita;
    nonostante la decisione delle autorità giudiziarie sia stata indirizzata verso l'esclusione del comune dalle procedure di regresso, la medesima Avvocatura di Stato ha proposto ricorso presso la Corte di Cassazione, con il rischio di una inevitabile apertura della procedura di dissesto finanziario per il Comune di Sarno;
   considerato infine che la Costituzione italiana, in particolare l'articolo 3 della Costituzione stabilisce testualmente che: «È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana...»;
    in virtù del supremo «Principio di leale collaborazione» in base al quale i diversi livelli di Istituzioni, Parlamento e Governo devono cooperare fra loro, in quanto, nonostante le diversità di funzione e struttura, essi fanno pur sempre parte del medesimo ordinamento, che in questo caso dovrebbe sancire un cessare delle ostilità tra Ministero ed Ente locale;
    l'articolo 2055 comma 2 Codice civile esclude la possibilità di esercitare 1'azione di regresso nei confronti di coloro che, essendo tenuti a rispondere del fatto altrui in virtù di specifiche disposizioni normative, (in questo caso il comune di Sarno risponde per l'ex sindaco Basile), sono completamente estranei alla produzione del danno;
    il comune di Sarno, in virtù della consistenza delle risorse di bilancio, non potrebbe mai rimborsare gli organi ministeriali, per cui le azioni avviate costituiscono un inutile spreco di uomini e risorse sia per l'ente comunale che per gli organi ministeriali,

impegna il Governo:

   a valutare l'opportunità di adottare provvedimenti atti ad aumentare le risorse del Fondo di cui all'articolo 4 del decreto-legge n. 116 del 2013, prorogando al contempo la scadenza stabilita dalla medesima norma, prevista per il 2022;
   a valutare l'opportunità di modificare l'articolo 5 del decreto-legge n. 116 del 2013 intitolato «Disposizioni concernenti le vittime dell'alluvione verificatasi il 5 maggio 1998 a Sarno» appostando e prevedendo somme per il pagamento di sentenze e/ordinanze esecutive relative ai risarcimenti dei danni per i parenti delle vittime della frana del 1998 e/o per il pagamento di eventuali transazioni, che possano essere esaustive per i parenti delle vittime, da stipularsi previo parere dell'Avvocatura di Stato, in considerazione degli importi stabiliti dalle Tabelle del Tribunale di Milano, delegando la Prefettura di Salerno al compimento di tali operazioni;
   a valutare l'opportunità di assumere ogni iniziativa utile, nell'ambito delle proprie competenze, per interrompere le azioni di regresso da parte degli organi statali coinvolti nei giudizi civili per il risarcimento del danno, al fine di evitare l'avvio del dissesto finanziario del comune di Sarno, esito inevitabile laddove continuassero le istanze di regresso, senza poter attingere a fondi statali appositamente stanziati che fino ad oggi sono stati accantonati.
9/3132-AR/110. (Testo modificato nel corso della seduta) De Luca.