• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE

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Atto a cui si riferisce:
S.3/02637 CORRADO, ANGRISANI, GRANATO, LANNUTTI - Al Ministro della cultura. - Premesso che, per quanto risulta agli interroganti: il Parco archeologico dell'Appia antica, esteso dal civico n. 195...



Atto Senato

Interrogazione a risposta orale 3-02637 presentata da MARGHERITA CORRADO
martedì 22 giugno 2021, seduta n.339

CORRADO, ANGRISANI, GRANATO, LANNUTTI - Al Ministro della cultura. - Premesso che, per quanto risulta agli interroganti:

il Parco archeologico dell'Appia antica, esteso dal civico n. 195 di Porta Capena (Roma) fino a alla località Frattochie (nel Comune di Marino), con un perimetro coincidente con quello del Parco regionale dell'Appia antica (legge regionale n. 66 del 1988), rientra nel novero dei circa 40 istituti del Ministero della cultura dotati, ai sensi dei decreti ministeriali n. 44 del 2016 e n. 198 del 2016 e da ultimo del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri n. 169 del 2019, di autonomia speciale: scientifica, finanziaria, contabile e amministrativa (si veda la sezione "chi siamo" sul sito internet istituzionale);

dal 17 febbraio 2020, la direzione del suddetto ufficio di livello dirigenziale non generale del Ministero è stata riconferita dal direttore generale musei all'architetto Simone Quilici, incaricato una prima volta il 10 giugno 2019, all'esito di una selezione pubblica internazionale avente carattere non concorsuale i cui effetti erano stati subito sospesi, però, escludendo il parco dell'Appia antica dagli istituti autonomi, dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri n. 76 del 2019 ma sono stati ripristinati dal citato decreto del Presidente del Consiglio dei ministri n. 169 del 2019 (si veda la sezione "il direttore");

considerato che, sempre per quanto risulta:

in seno al parco, il complesso monumentale di Capo di Bove, situato al IV miglio della via Appia antica (civico n. 222), insiste all'interno di una proprietà di circa 8.500 metri quadrati poco distante dalla tomba di Cecilia Metella, acquistata mediante prelazione nel gennaio 2002 dal Ministero per i beni e le attività culturali, su proposta della Soprintendenza archeologica di Roma, e costituita da una residenza privata su tre livelli, frutto di interventi realizzati a partire dal 1945 su un casale storico "ad uso delle vigne" e da un altro piccolo manufatto, giardino e viale d'ingresso;

gli interventi effettuati dalla Soprintendenza hanno liberato il casale dalle distorsioni finalizzate all'uso residenziale per renderne leggibili le stratificazioni antiche, innovato l'area esterna con piante e cespugli fioriferi, realizzato una sala conferenze che è al contempo mostra permanente sulla piaga dell'abusivismo e sul contrasto allo stesso. Hanno inoltre portato alla luce un impianto termale del II secolo e dimostrato l'afferenza dell'area al Triopio di Erode Attico, consentendo in tal modo di acquisire rilevanti conoscenze scientifiche su una porzione territoriale scarsamente nota in precedenza. I principali ritrovamenti sono esposti in sala (si veda "Il complesso di Capo Bove");

ancora il 19 giugno 2021, consultando il portale, che tuttavia non reca la data dell'ultimo aggiornamento, si legge che Capo di Bove ha un responsabile sito, che è il funzionario archeologo Carmelina Ariosto, un responsabile tecnico (si veda la sezione "staff"). Risulta tuttavia agli interroganti che dal 1° giugno 2021 il direttore Quilici abbia, con motivazioni opache, sollevato la dottoressa Ariosto dall'incarico, avocandolo a sé unitamente all'archivio Cederna, di cui la stessa era responsabile e strenuo difensore per passione intellettuale, lasciando il sito, di elevato interesse archeologico, privo di un responsabile archeologo: un unicum,consta agli interroganti, rispetto a tutti gli altri istituti del Ministero;

sorvolando sul presunto carattere ritorsivo della decisione del dirigente, precipitato di una serie di determinazioni e condotte oggetto di segnalazioni di parte sindacale e legale, preoccupa la trasformazione che appare inesorabile del complesso di Capo di Bove, le cui funzioni originarie sono venute meno: da luogo di cultura a preminente sede di uffici. La gestione del complesso di Capo di Bove appare, in effetti, sempre più distante dalle intenzioni iniziali e non si può che deplorare il mancato decollo dell'edificio che custodisce il fondo Cederna come centro di ricerca e di studio;

la trasformazione non è affatto fisiologica ma s'intuisce decisa a tavolino, perché ottenuta mediante la mancata erogazione di risorse finanziarie, pur se richieste dalla responsabile in sede di programmazione annuale, e soprattutto con la progressiva sottrazione di spazi ai potenziali fruitori dell'archivio. Non basta: essa costituisce lo snaturamento delle funzioni (centro di ricerca e di studio sulla tutela paesaggistica e archeologica, laboratorio progettuale, non solo dell'Appia) per le quali era stata eseguita la prelazione e impiegate in maniera esemplare risorse pubbliche;

la gestione e le determinazioni direttoriali appaiono ancora più gravi ove si consideri che il parco ha avuto assegnati spazi all'interno degli uffici presso le Terme di Diocleziano a seguito di interventi di adeguamento, a spese dello stesso parco, e disponga di uffici presso la villa dei Quintili capaci di accogliere la direzione e tutto il personale oggi ancora allocato a Capo di Bove,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza del declassamento a uffici "per comodità" di un complesso monumentale, Capo di Bove, acquistato con risorse pubbliche per ben altri scopi;

se non ritenga l'agire del direttore del parco archeologico in conflitto con l'interesse pubblico alla piena fruizione del sito e alla ricerca scientifica;

se non ritenga di intervenire per restituire all'archivio e alla biblioteca Cederna il ruolo fondante che meritano e che è stato alla base dei meditati interventi effettuati su tutto il complesso per renderlo adatto agli scopi prefissati;

se sia al corrente delle inaccettabili condizioni professionali di una funzionaria dello Stato, deprivata immotivatamente dei suoi incarichi, denunciate alle competenti direzioni generali Ministero e all'autorità giudiziaria;

se sia al corrente dei comportamenti tenuti dal direttore del parco, incompatibili con il ruolo rivestito, nei confronti della dottoressa Ariosto, ad avviso degli interroganti del tutto in contrasto con il codice di comportamento dei dipendenti pubblici (decreto 28 novembre 2000 del Dipartimento della funzione pubblica della Presidenza del Consiglio dei ministri) e con il codice etico del Ministero (art. 54, comma 6, del decreto legislativo n. 165 del 2001);

se non ritenga necessario e inderogabile sollecitare le competenti direzioni generali del Ministero ad effettuare un'articolata indagine tesa a verificare l'eventuale veridicità delle azioni denunciate e, se confermata, ad attivare tempestivamente l'esercizio del potere sostitutivo nei confronti del direttore del parco ai sensi del decreto legislativo n. 161 del 2001 e successive modifiche, art. 17 e con riguardo al successivo art. 21.

(3-02637)