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Atto a cui si riferisce:
C.5/06300 (5-06300)



Atto Camera

Risposta scritta pubblicata Mercoledì 23 giugno 2021
nell'allegato al bollettino in Commissione III (Affari esteri)
5-06300

  A partire dal 1986, anno in cui si è verificata la catastrofe nucleare di Chernobyl, sono stati accolti in Italia circa 400.000 minori di nazionalità bielorussa, di fascia di età prevalentemente compresa tra gli 8 e i 12 anni, nell'ambito di programmi di accoglienza temporanea a fini solidaristici.
  Nel 2018 circa 6.600 minori bielorussi sono stati accolti in Italia, di cui indicativamente l'80 per cento in famiglia e il restante 20 per cento presso strutture gestite da associazioni, in collaborazione con famiglie e organizzazioni di volontariato attive sul territorio restante. Simili le cifre nel 2019, con quasi 5.900 minori bielorussi che hanno partecipato a programmi di soggiorno solidaristico nel nostro Paese.
  L'accoglienza temporanea dei minori di nazionalità bielorussa ha potuto giovarsi di una profìcua e costante collaborazione tra le autorità italiane e quelle bielorusse. Il 10 maggio 2007, infatti, è stato firmato un «Accordo tra il Governo della Repubblica Italiana e il Governo della Repubblica di Belarus sulle condizioni di risanamento a titolo gratuito nella Repubblica italiana dei cittadini minorenni della Repubblica di Belarus», mentre il 21 gennaio 2016 è stato sottoscritto un Protocollo contenente le «Raccomandazioni per garantire le condizioni di massima sicurezza durante il soggiorno dei minori, cittadini della Repubblica di Belarus, che si troveranno nella Repubblica italiana per il risanamento».
  Oltre al beneficio terapeutico, fisico e psicologico per i minori interessati, i programmi hanno contribuito a costruire nel tempo un legame sociale, civile – e conseguentemente anche politico – particolarmente intenso fra l'Italia e la Bielorussia, che questo Ministero è impegnato a preservare e valorizzare, anche tramite la nostra Ambasciata a Minsk, che segue il dossier con la massima attenzione.
  La pandemia ha purtroppo causato, in primo luogo proprio da parte bielorussa e ucraina, la sospensione cautelativa dei programmi a tutela dei minori e delle famiglie ospitanti «fino alla stabilizzazione della situazione epidemiologica».
  Come Farnesina ne abbiamo sempre auspicato una ripresa, non appena le condizioni epidemiologiche lo avessero consentito. Solo lo scorso maggio, tuttavia, si è ritenuto che l'evoluzione della situazione pandemica fosse tale da permettere la ripresa dei soggiorni terapeutici. Il 18 maggio il Comitato Tecnico Scientifico ha dunque approvato uno specifico Protocollo sanitario, che è stato presentato nei giorni scorsi alle Autorità bielorusse e ucraine dai nostri Ambasciatori a Minsk e a Kiev.
  In tale scenario si è inserito l'episodio del dirottamento del volo Ryanair. Conseguentemente, il Consiglio Europeo ha adottato lo scorso 4 giugno una modifica della Decisione del Consiglio e del Regolamento di attuazione del regime sanzionatorio nei confronti della Bielorussia, stabilendo il divieto di sorvolo dello spazio aereo europeo e di utilizzo degli aeroporti europei da parte dei vettori bielorussi. Su iniziativa italiana è stato chiesto e ottenuto di inserire in tale disciplina una deroga umanitaria che consentirà, nel rispetto delle procedure previste, la possibilità di organizzare eventuali voli per finalità terapeutiche o di necessità medica. Ulteriori eccezioni sono previste per casi di emergenza. Abbiamo del pari ottenuto l'inclusione di analoghe deroghe per scopi umanitari, per i casi di evacuazione o rimpatrio di persone o per iniziative di sostegno alle vittime di disastri naturali, nucleari o chimici, nonché per le procedure di adozione internazionale. Ciò consentirà l'eventuale organizzazione dei voli per i cosiddetti soggiorni terapeutici, non appena il protocollo sanitario sarà ufficialmente accettato da parte bielorussa.
  Per quanto riguarda l'Ucraina, non si ravvedono ostacoli alla ripresa dei percorsi di accoglienza, anzi secondo quanto comunicato dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali, alcuni bambini ucraini sarebbero in questi giorni già in Italia nell'ambito di programmi di soggiorno terapeutico.