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Atto a cui si riferisce:
C.1/00494    premesso che:     Enrico Forti, detto Chico, è un connazionale, nato a Trento nel 1959, che, dal 2000, si trova in carcere negli Stati Uniti. Lo stesso ha subito una...



Atto Camera

Mozione 1-00494presentato daMELONI Giorgiatesto diVenerdì 11 giugno 2021, seduta n. 522

   La Camera,

   premesso che:

    Enrico Forti, detto Chico, è un connazionale, nato a Trento nel 1959, che, dal 2000, si trova in carcere negli Stati Uniti. Lo stesso ha subito una condanna all'ergastolo con sentenza diventata definitiva nel 2010, per l'omicidio di Dale Pike, avvenuto il 15 febbraio 1998 a Miami, di cui si è sempre professato innocente;

    è stato condannato in base a un procedimento giudiziario che, notoriamente, sia nella fase delle indagini che durante il processo, è stato caratterizzato da molteplici errori di procedura e violazioni dei diritti di difesa dell'imputato, che fanno ragionevolmente ritenere che tale verdetto sia frutto di un assurdo errore giudiziario. Ciò nonostante, la richiesta di revisione è sempre stata respinta. Eppure, accurate inchieste anche giornalistiche, in questi anni, hanno fatto emergere fatti e circostanze che confermerebbero l'innocenza di Forti, vittima di gravi violazioni nell'ambito dell'intera vicenda giudiziaria, come emerso anche in un servizio nell'ambito del programma 48 hours e trasmesso dalla rete televisiva americana Cbs, che ha fatto luce su importanti prove a discolpa di Forti;

    negli anni, le istituzioni italiane sono intervenute per manifestare, con ogni provvedimento di competenza, il massimo sostegno verso il connazionale e la necessità di assumere iniziative nei confronti delle autorità statunitensi anche per ottenere la revisione del processo;

    in particolare, alla Camera dei deputati è stata approvata la mozione n. 1-00291, presentata il 20 dicembre 2013, a prima firma del deputato Mauro Ottobre, il quale ha portato avanti un'intensa battaglia a difesa di Forti, per pervenire alla soluzione di un caso giudiziario palesemente controverso. A tale mozione ne sono seguite delle successive, con le medesime richieste a tutela del connazionale e presentate al Senato della Repubblica e, altresì, al Consiglio regionale del Trentino Alto Adige, al Consiglio della provincia autonoma di Trento e in molteplici Comuni, tra i quali quello di Arco (TN);

    i diversi Ministri degli affari esteri che si sono succeduti hanno espresso l'attivo interessamento del Governo italiano sul caso Forti, soprattutto, Giulio Terzi, ex Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale (2011-2013) che ha evidenziato come dall'esame della vicenda emergesse con chiarezza l'assenza di un giusto processo con le garanzie che gli sono proprie;

    il Ministro degli affari esteri in carica, Luigi Di Maio, durante il Governo Conte II, in data 2 luglio 2020, nel dare riscontro ad un atto di sindacato ispettivo, ha riferito che stava seguendo il caso di Chico Forti e che il connazionale era assistito dall'ambasciata a Washington e dal consolato generale a Miami;

    il Ministro, in particolare, ha dichiarato che l'ambasciata stava svolgendo un'incisiva opera di sensibilizzazione presso le competenti autorità statunitensi, affinché venisse accolta l'istanza di trasferimento in Italia presentata da Forti nel 2018, ai sensi della Convenzione di Strasburgo del 1983 sul trasferimento delle persone condannate, per continuare a scontare in Italia la pena inflitta dalla giustizia americana;

    nel mese di dicembre 2020, il Ministro Di Maio ha poi annunciato l'imminente ritorno in patria di Chico Forti, poiché era giunta l'autorizzazione da parte del governatore della Florida volta a riconoscere a Forti la possibilità di avvalersi dei benefici previsti dalla Convenzione europea per i diritti dell'uomo, per ritornare nel proprio Paese a scontare la pena;

    tuttavia, a distanza di mesi, Chico Forti attende ancora di essere rimpatriato, né sono confortanti le notizie che si stanno susseguendo sulla procedura che dovrebbe consentire il suo ritorno in Italia. Recentemente, il ritardo era stato attribuito, addirittura, allo smarrimento in Italia della documentazione relativa all'estradizione. Il 7 giugno 2021, il Ministero della giustizia ha poi chiarito che dagli Usa non hanno mai inviato i documenti per l'estradizione di Forti;

    anche la Farnesina è intervenuta, con una nota, per riferire che non è stato smarrito alcun documento relativo al trasferimento dagli Stati Uniti all'Italia del connazionale Forti, precisando che si tratta di una procedura complessa che coinvolge diverse amministrazioni degli Stati Uniti, in particolare lo Stato della Florida e il Dipartimento della giustizia federale degli Stati Uniti. Inoltre, dichiara che, in questa fase, è il Ministero della giustizia italiano che sta seguendo direttamente l'iter del trasferimento, mentre l'ambasciata italiana a Washington e la Farnesina stanno monitorando gli sviluppi del caso;

    dunque, la confusione di notizie, ad avviso dei firmatari del presente atto di indirizzo, sta agevolando un rimpallo di responsabilità, in danno alla posizione di Forti. Tra l'altro, ci sono informazioni contrastanti anche rispetto al penitenziario in cui è detenuto, poiché sembrerebbe non si trovi in un carcere statale della Florida in attesa di rimpatrio, ma in un istituto federale di massima sicurezza, il Dade Correctional Institution, in cui non sono, generalmente, detenute persone in procinto di trasferimento;

    la famiglia di Chico Forti è in grande ansia, poiché, dopo l'annuncio dell'imminente ritorno in patria del loro caro, lamenta di non aver avuto più notizie sullo stato del trasferimento, i cui tempi sono sempre più incerti. Intanto lo zio, Gianni Forti, riferisce preoccupazione per lo stato del nipote che è ormai stremato dalla vicenda processuale che lo ha coinvolto e che lo confina ancora in carcere negli Usa, lontano dalla famiglia e dall'Italia, a causa delle lungaggini che si stanno verificando;

    è evidente che le pressioni del Governo italiano nei confronti delle autorità americane competenti devono essere più incisive rispetto alla gravità della vicenda in questione, poiché, oltre ai ritardi relativi al rimpatrio, si ricorda che in questi anni è emerso chiaramente che Forti è vittima di un abuso da parte delle autorità americane che non gli hanno garantito un equo processo e, malgrado ciò, lo hanno condannato all'ergastolo. Adesso, il nostro connazionale è destinatario di ulteriori condotte vessatorie considerando che le autorità americane stanno di fatto ripetutamente ostacolando il rimpatrio, creando uno stallo, posto che i trascorsi sei mesi rappresentano un periodo più che congruo per concludere l'iter burocratico necessario al trasferimento,

impegna il Governo

1) ad assumere, in ogni sede, le opportune iniziative di competenza volte a tutelare il connazionale Enrico Forti, affinché si pervenga all'immediato rimpatrio in Italia, per porre fine all'ulteriore abuso che si sta perpetrando nei suoi confronti, in questi mesi, non procedendo al trasferimento e aggravando fortemente il suo disagio, posto che è già vittima di una vicenda giudiziaria caratterizzata dalla negazione del diritto di difesa.
(1-00494) «Meloni, Rizzetto, Lollobrigida, Bellucci, Albano, Bignami, Bucalo, Butti, Caiata, Caretta, Ciaburro, Cirielli, Deidda, Delmastro Delle Vedove, De Toma, Donzelli, Ferro, Foti, Frassinetti, Galantino, Gemmato, Lucaselli, Mantovani, Maschio, Mollicone, Montaruli, Osnato, Prisco, Rampelli, Rotelli, Rachele Silvestri, Silvestroni, Trancassini, Varchi, Vinci, Zucconi».