• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
S.4/05564 RIZZOTTI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri della salute e delle politiche agricole alimentari e forestali. - Premesso che: il tema della regolamentazione della...



Atto Senato

Interrogazione a risposta scritta 4-05564 presentata da MARIA RIZZOTTI
martedì 8 giugno 2021, seduta n.333

RIZZOTTI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri della salute e delle politiche agricole alimentari e forestali. - Premesso che:

il tema della regolamentazione della cannabis, ritornato in queste settimane al centro del dibattito politico istituzionale, a seguito della sentenza del Tribunale di Arezzo relativa al caso di Walter De Benedetto, è caratterizzato da posizioni polarizzate, talvolta maggiormente basate su principi puramente ideologici, che non trovano riscontri oggettivi e riconosciuti scientificamente;

l'ampio spazio che questo tema ha trovato sulla stampa e sui media ha contribuito a diffondere interpretazioni e soluzioni semplicistiche e confuse riguardo alle proprietà, ai possibili utilizzi, alle finalità della pianta e alle conseguenti regolamentazioni di rilevo tecnico-scientifico, civile e penale;

risulta sempre più preoccupante la crescente familiarità e facilità di accesso alla cannabis da parte di un pubblico ampio e variegato (dovuta in gran parte dalla commercializzazione on line e presso esercizi commerciali di prodotti a base di cannabis) e altrettanto allarmante la sottovalutazione dei potenziali rischi e pericoli per la salute che derivano da un utilizzo incontrollato di questa pianta;

la cannabis (il cui nome tecnico è "Cannabis sativa L.") è una pianta molto versatile, per questo rappresenta una materia prima rilevante per diversi settori industriali. L'industria automobilistica, edile, tessile, della carta, utilizza lo stelo; il comparto cosmetico e alimentare utilizza i semi; la farmaceutica utilizza i fiori (e in parte le foglie) della pianta femmina per la produzione di medicinali;

il THC e il CBD sono i due cannabinoidi contenuti nella pianta di cannabis maggiormente conosciuti, hanno una farmacologia diversa, effetti diversi e diverse potenziali applicazioni mediche e solo il THC è responsabile di effetti intossicanti e psicotropi;

con il termine canapa, invece, si intende una specifica varietà di Cannabis sativa L. caratterizzata da una bassa concentrazione di delta-THC, che può essere coltivata senza necessità di autorizzazione e nel rispetto di quanto previsto dalla legge n. 242 del 2016, recante "Disposizioni per la promozione della coltivazione e della filiera agroindustriale della canapa";

nel disciplinare la coltivazione della canapa, però, la legge menzionata non definisce specifiche modalità di coltivazione, trasformazione e distribuzione della materia prima sulla base delle sue diverse finalità, quali per esempio quelle alimentari, cosmetiche, terapeutiche o veterinarie, e rinvia per ogni singolo uso a rispettive normative di settore;

per gli aspetti terapeutici o medicinali, per esempio, esistono regole molto più stringenti a tutela dei pazienti che impongono che la coltivazione, la raccolta e la produzione di qualunque pianta officinale a scopo medicinale o per la produzione di sostanze attive vegetali, compresa la canapa, sia da effettuarsi in accordo alle "good agricultural and collection practice (GACP)" richiamate dall'allegato 7, punto 7, delle good manufacturing practice (GMP) dell'Unione europea, le cui disposizioni sono obbligatorie e verificate dall'AIFA, sia per la produzione di sostanze attive vegetali che per i medicinali, come previsto anche dal titolo IV del decreto legislativo n. 219 del 2006;

qualunque prodotto presentato come avente proprietà curative o profilattiche delle malattie umane, ovvero ogni sostanza, sia essa vegetale o chimica, somministrata all'uomo allo scopo di ripristinare, correggere o modificare funzioni fisiologiche, esercitando un'azione farmacologica, è considerato un medicinale e deve pertanto sottostare alle norme disciplinate dal decreto legislativo n. 219 del 2006 in materia di autorizzazione all'immissione al commercio, alla produzione o all'importazione, all'etichettatura, alla distribuzione e alla pubblicità al pubblico;

il cannabidiolo (CBD), contenuto principalmente nelle foglie e nelle infiorescenze di canapa, è definito tanto dall'AIFA quanto dal Ministero della salute una sostanza con attività farmaceutica riconosciuta (API). Gli API, active pharmaceutical ingredient, sono le materie prime farmacologicamente attive, la produzione e l'importazione delle quali sono controllate e autorizzate dall'Agenzia italiana del farmaco (AIFA), al fine di assicurarne qualità e tracciabilità e garantire così elevati livelli di sicurezza per i pazienti, ai sensi del citato decreto legislativo n. 219 del 2006;

se non opportunamente autorizzata dalle istituzioni preposte, l'uso del CBD non è permessa per finalità terapeutiche e quindi non può essere venduto al pubblico;

occorre evidenziare infine che il CBD non può essere sottovalutato, né considerato innocuo, perché il suo utilizzo improprio e senza il controllo medico può presentare seri rischi;

il Consiglio superiore di sanità, infatti, già nell'aprile 2018 aveva evidenziato l'impossibilità di escludere la pericolosità per la salute dei prodotti contenenti CBD, specialmente se il loro consumo è correlato a specifiche condizioni, quali ad esempio età, presenza di patologie concomitanti, stato di gravidanza o allattamento, interazione con altri farmaci;

in Italia la vendita di cannabidiolo (CBD) sotto forma di inflorescenze o estratti di canapa avviene costantemente negli "hemp shops" o attraverso l'e-commerce;

poiché non autorizzati ad uso alimentare o come integratori alimentari e tantomeno ad uso terapeutico, tali prodotti vengono venduti per "uso tecnico", apponendo sull'etichetta il divieto di ingestione, ma contemporaneamente decantandone le proprietà terapeutiche, così evidenziando una palese distonia tra quelle che sono le finalità del prodotto dichiarate e i potenziali utilizzi reali;

altre volte tali prodotti sono promossi con l'accezione di "terapeutico" o "farmaco" senza tuttavia aver ricevuto alcuna approvazione o autorizzazione all'immissione in commercio da parte delle autorità competenti, ponendo altresì in essere iniziative pubblicitarie che sarebbero precluse ai farmaci e inducendo i consumatori a ritenere tali prodotti efficaci e sicuri, malgrado le indicazioni terapeutiche dichiarate possano essere non verificate, fuorvianti e relative a benefici medici non comprovati, alimentando il rischio di automedicazione e indirizzando potenzialmente il paziente verso trattamenti inefficaci o inadeguati e ritardando o impedendo un trattamento adeguato,

si chiede di sapere:

se il Governo sia a conoscenza di quanto riportato;

quali iniziative intenda intraprendere, per quanto di competenza, per rendere meno frammentata e maggiormente accessibile la normativa stratificata riguardo alle specifiche modalità di coltivazione, trasformazione e distribuzione della materia prima sulla base delle sue diverse finalità;

se non ritenga opportuno intervenire per impedire, anche tramite controlli capillari e sequestri da parte delle autorità preposte, i palesi e frequenti episodi di comunicazione fuorviante e di commercializzazione irregolare e incontrollata di prodotti o estratti a base di cannabis, al fine di ripristinare una corretta tutela della salute e dell'incolumità di consumatori e pazienti;

se non intenda avviare apposite campagne di comunicazione istituzionale che aiutino i cittadini a comprendere i possibili benefici terapeutici della pianta, ma anche i potenziali pericoli derivanti dall'utilizzo incontrollato di prodotti a base di cannabis non autorizzati dalle autorità regolatorie.

(4-05564)