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Atto a cui si riferisce:
C.5/06079 (5-06079)



Atto Camera

Risposta scritta pubblicata Mercoledì 26 maggio 2021
nell'allegato al bollettino in Commissione XI (Lavoro)
5-06079

  Il quesito pone il tema dei controlli sui requisiti di accesso al reddito di cittadinanza.
  Ai sensi dell'articolo 5, comma 5 del decreto-legge n. 4 del 2019, mentre i requisiti economici sono verificati prima dell'avvio dell'erogazione del beneficio, gli altri requisiti auto-dichiarati, tra cui in particolare quello di residenza, si considerano posseduti sino a quando non intervenga una comunicazione contraria da parte delle amministrazioni competenti alla verifica degli stessi.
  Questa previsione normativa consente la tempestiva erogazione del beneficio, ad esempio, nei casi in cui la verifica del requisito di residenza in Italia per almeno dieci anni, per cittadini che hanno cambiato più volte il comune di residenza, richieda dei tempi lunghi, dovendosi procedere a ritroso con la consultazione dei comuni di precedente residenza fino al raggiungimento del periodo richiesto.
  I controlli sui requisiti di residenza e cittadinanza sono previsti per la totalità dei richiedenti la misura, mentre può essere limitata al 5 per cento la sola verifica sull'effettiva composizione del nucleo familiare rispetto a quanto comunicato ai fini ISEE.
  Secondo quanto riportato dall'INPS, nello svolgimento delle ordinarie attività di controllo, nel mese di novembre 2020, in collaborazione con la Guardia di finanza, sono state intercettate circa 10 mila posizioni di cittadini rumeni non in possesso dei requisiti anagrafici, che avevano presentato istanza tra il mese di ottobre e novembre 2020, procedendo al blocco dei pagamenti e all'avvio di ulteriori attività di verifica.
  Alla luce delle frodi riscontrate, al fine di arginare il fenomeno delle prestazioni erogate indebitamente per i quali emerga solo successivamente al riconoscimento del beneficio l'assenza dei requisiti, l'INPS, attraverso la propria struttura dedicata, la Direzione centrale Antifrode, anticorruzione e trasparenza, e in sinergia con la Guardia di finanza, ha definito, con il nulla osta del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, nuove modalità per intercettare preventivamente i fenomeni di indebito accesso al beneficio, al fine di prevenire le difficoltà connesse al recupero delle percezioni indebite. Sono stati pertanto introdotti a partire dal mese di dicembre 2020 controlli sincroni sui requisiti di residenza e di soggiorno antecedenti al riconoscimento del beneficio.
  L'INPS ha comunicato altresì che alla data odierna risultano sospese, in attesa dell'esito dei controlli, più di 5 mila domande, per le quali non si sta pagando la prestazione.
  Nel primo trimestre dell'anno in corso è stato revocato il beneficio a circa 38 mila nuclei familiari, a 26 mila nell'anno 2020. I motivi per cui è possibile che il beneficio venga revocato sono molteplici: l'accertamento della «mancanza del requisito di residenza/cittadinanza» ha avuto un ruolo importante in entrambi gli anni considerati; in particolare nell'anno 2020 ha rappresentato il 74 per cento dei casi di revoca.
  Segnalo altresì che l'INPS ha reso noto che sono in corso di definizione i provvedimenti per il recupero delle somme indebitamente percepite e non al momento ancora esattamente quantificabile l'ammontare delle somme pagate in via di recupero.
  Certamente quanto segnalato dall'onorevole interrogante richiama la necessità di implementare il sistema dei controlli e di introdurre criteri di valutazione sistematica sia dell'impatto dell'istituto del reddito sulla riduzione e sul recupero delle situazioni di disagio sociale e povertà, sia delle possibili distorsioni e degli abusi che in fase applicativa si siano potuti verificare.
  È per questo che è stato istituito il Comitato scientifico per la valutazione del reddito di cittadinanza, con l'obiettivo di valutare la resa dell'istituto, introdurre eventuali correzioni che permettano di superare le criticità e le contraddizioni evidenziate e di individuare le azioni necessarie per collegarlo più efficacemente al sistema delle politiche attive del lavoro.