• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE

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Atto a cui si riferisce:
C.3/02271 (3-02271)



Atto Camera

Interrogazione a risposta orale 3-02271presentato daCANTONE Lucianotesto diGiovedì 13 maggio 2021, seduta n. 507

   LUCIANO CANTONE. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro dell'istruzione. — Per sapere – premesso che:

   con la legge n. 124 del 1999, veniva disposto il trasferimento del personale Lsu, dipendente degli enti locali, alle dipendenze dello Stato, nella fattispecie del personale Ata al Ministero dell'istruzione;

   come riportato dal sito on line Orizzonte.it del 6 febbraio 2020 la vicenda prende avvio dalla previsione dell'articolo 8 della legge n. 124 del 1999, il quale sanciva che l'anzianità di servizio maturata dai lavoratori presso l'ente locale di provenienza era riconosciuta ai fini giuridici ed economici, ma il Ministero, senza calcolare il trattamento economico sulla base dell'anzianità maturata dai lavoratori presso gli enti locali fino al 31 dicembre 1999, come previsto dal contratto collettivo nazionale del comparto scuola, ha attribuito ad essi un'anzianità fittizia, ritenendo la retribuzione percepita presso gli enti locali alla data del 31 dicembre 1999 equivalente agli anni di anzianità e venivano eliminate dall'ultima busta paga tutte le voci accessorie dello stipendio da loro percepite in maniera stabile fino al 31 dicembre 1999;

   con il decreto ministeriale del 5 aprile 2001 (di recepimento dell'accordo tra Aran e confederazioni sindacali del 20 luglio 2000), il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca decideva di sottoinquadrare il personale nella fascia contrattuale risultante dalla sommatoria della retribuzione base con alcune specifiche voci retributive percepite alla data del 31 dicembre 1999 (cosiddetto «maturato economico parziale»), senza invece considerare né l'anzianità maturata nel comparto di provenienza, né il trattamento economico complessivamente percepito nel 1999 (comprensivo anche del premio incentivante, corrispondente ad un'altra mensilità);

   la Corte di Cassazione a sua volta, con ordinanza del 4 settembre 2008, chiedeva alla Corte Costituzionale di pronunciarsi sul contrasto dell'articolo 1 della legge n. 266 del 2005 con l'articolo 6 della Convenzione Cedu e quindi con l'articolo 117 della Costituzione, nel chiaro intento di evitare all'Italia il rischio di condanna per violazione delle Cedu;

   la Corte Costituzionale, con sentenza n. 311/2009 riteneva che «la Corte di Strasburgo non ha inteso enunciare un divieto assoluto d'ingerenza del legislatore, dal momento che in varie occasioni ha ritenuto non contrari all'art. 6 della Convenzione europea particolari interventi retroattivi dei legislatori nazionali (:::) allorché ricorrevano ragioni storiche epocali»;

   i lavoratori ricorrevano alla Corte di giustizia europea lamentando l'illegittima interferenza del Governo italiano nel contenzioso in essere, con una legge falsamente interpretativa, che si poneva in contrasto con l'interpretazione precedentemente fornita dalla giurisprudenza;

   il Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa, nella riunione n. 1348 svoltasi il 4-6 giugno 2019, ha invitato il Governo a risolvere la problematica, che interessa oltre 70.000 persone, ma, nonostante la Camera avesse impegnato il Governo pro tempore a valutare l'opportunità di istituire un tavolo tecnico interministeriale tra il Ministero dell'economia e delle finanze, il Ministero del lavoro e delle politiche sociali e il Ministero dell'istruzione al fine di risolvere la tematica, la questione non veniva risolta;

   di recente, la sentenza della Corte Edu del 30 gennaio 2020, ha quindi consentito di impugnare entro il termine di 6 mesi le eventuali sentenze della Corte di Cassazione che non recepissero la posizione della Corte Europea dei diritti dell'uomo, ma anche di agire direttamente nei confronti della Presidenza del Consiglio dei ministri, onde ottenere il risarcimento dei danni per violazione dei principi comunitari della certezza del diritto, della tutela dell'affidamento, della indipendenza del giudice e della parità delle armi, consacrati nell'articolo 47 della Carta dei dritti fondamentali dell'unione europea;

   la questione evidenziata pone l'obbligo in capo al Governo di porre fine alla questione che riguarda una categoria di lavoratori che da troppi anni rivendica un proprio diritto che non deve essere precluso adducendo giustificazioni di carenza di coperture finanziarie e non è più accettabile il protrarsi nel tempo del rinvio di una soluzione concreta –:

   quali iniziative di competenza il Governo intenda intraprendere, considerato che la questione si protrae da tempo senza una soluzione che garantisca la tutela del diritto dei lavoratori al riconoscimento dell'anzianità contributiva.
(3-02271)