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Atto a cui si riferisce:
C.4/08709 (4-08709)



Atto Camera

Risposta scritta pubblicata Giovedì 6 maggio 2021
nell'allegato B della seduta n. 502
4-08709
presentata da
FUSACCHIA Alessandro

  Risposta. — Con l'interrogazione in esame si chiedono chiarimenti in ordine all'ambito di applicazione della norma introdotta dall'articolo 6, comma 7-bis, del decreto-legge 31 dicembre 2020, n. 183, convertito dalla legge 26 febbraio 2021, n. 21, che ha previsto la proroga al 15 giugno 2021 dell'anno accademico 2019/2020.
  In particolare, si rammenta che la suddetta norma stabilisce che «in deroga alle disposizioni dei regolamenti di ateneo e delle altre istituzioni della formazione superiore, l'ultima sessione delle prove finali per il conseguimento del titolo di studio relative all'anno accademico 2019/2020 è prorogata al 15 giugno 2021. È conseguentemente prorogato ogni altro termine connesso all'adempimento di scadenze didattiche o amministrative funzionali allo svolgimento delle predette prove».
  In merito alla questione delineata, si precisa che l'introduzione di tale disposizione, che rappresenta una eccezione alla normativa consolidata, nasce dall'esigenza, avvertita anche dal legislatore, di offrire a tutti gli studenti universitari giunti quasi al termine del percorso di studi un importante e concreto aiuto, ciò in considerazione delle notevoli difficoltà e dei molteplici disagi patiti durante i mesi di pandemia,
  Giova ricordare, inoltre, che ai sensi dell'articolo 1 della legge n. 243 del 1991 «le università e gli istituti superiori non statali legalmente riconosciuti operano nell'ambito delle norme dell'articolo 33, ultimo comma, della Costituzione e delle leggi che li riguardano, nonché dei princìpi generali della legislazione in materia universitaria in quanto compatibili». Tra i princìpi della legislazione universitaria applicabili alle istituzioni universitarie rientrano gli ordinamenti didattici dei corsi di studio, che hanno le medesime procedure di accreditamento e identico valore legale (decreto legislativo n. 19 del 2012 e decreto ministeriale n. 270 del 2004), e il diritto allo studio (decreto legislativo n. 19 del 2012), atteso che le università non statali concorrono altresì all'attuazione degli articoli 3 e 34 della Costituzione, fermo restando che in tale ambito la normativa espressamente indica quali disposizioni non trovano applicazione agli atenei non statali (con riferimento in particolare alla diversa entità della contribuzione studentesca).
  In conclusione, non sarebbe coerente con le finalità della legge n. 21 del 2021 e con i princìpi della legislazione universitaria, una interpretazione della norma che dia luogo ad una disparità di trattamento, con riferimento alla durata dell'anno accademico 2019/2020, tra gli studenti iscritti in un ateneo statale rispetto agli studenti iscritti nel medesimo corso di studi in un ateneo non statale.
  Per tali ragioni, l'articolo 6, comma 7-bis, introdotto dalla legge n. 21 del 2021, pur non menzionando espressamente le università non statali, ricomprende nel proprio ambito tutte le istituzioni della formazione superiore, tra cui rientrano indubbiamente gli atenei non statali. In base alla legislazione universitaria, tali atenei erogano, infatti, le stesse tipologie di corsi di studio delle università statali, che hanno identica durata e valore legale.
  Si fa presente, infine, che il Governo non disconosce che dall'attuazione di tale disposizione – peraltro adottata, senza che vi siano stati dubbi interpretativi, anche in occasione del precedente anno accademico – possano determinarsi disagi per le istituzioni della formazione superiore. Proprio in ragione di ciò, infatti, sono state motivate le misure che hanno messo a disposizione di tali istituzioni risorse economiche aggiuntive, attraverso specifici fondi finalizzati a dare un contributo ai loro bilanci, in questi anni gravati dagli imprevedibili effetti determinati dalla pandemia. Anche per questa ragione, dunque, all'articolo 1, comma 520, della legge 30 dicembre 2020, n. 178 (legge di bilancio per il 2021) questo Ministero ha previsto un incremento della contribuzione statale, per l'anno 2021, pari a 30 milioni di euro a beneficio delle università non statali legalmente riconosciute.
La Ministra dell'università e della ricerca: Maria Cristina Messa.