• Testo RISOLUZIONE IN COMMISSIONE

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Atto a cui si riferisce:
C.7/00652 (7-00652) «Moretto, Ungaro, Marco Di Maio».



Atto Camera

Risoluzione in commissione 7-00652presentato daMORETTO Saratesto diGiovedì 6 maggio 2021, seduta n. 502

   Le Commissioni VI e X,

   premesso che:

    il decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114, nel disciplinare il sistema del commercio, ha anche introdotto la figura dell'esercizio di vicinato, per la quale si intende un esercizio avente superficie di vendita non superiore a 150 metri quadri nei comuni con popolazione residente inferiore a 10.000 abitanti e a 250 metri quadri nei comuni con popolazione residente superiore a 10.000 abitanti;

    da questa norma è previsto un pieno riconoscimento all'importanza e al valore sociale, oltreché economico, degli esercizi di vicinato che costituiscono l'ossatura economica e sociale di molti quartieri e centri storici delle nostre città;

    tuttavia, la vecchia impostazione dicotomica tra piccoli esercizi di vicinato e media e grande distribuzione oggi appare profondamente inattuale e fuorviante, mentre sembra più corretto parlare di un conflitto sempre più aspro e talvolta impari, tra commercio tradizionale ed e-commerce;

    con la pandemia da COVID-19 e a seguito dell'adozione di provvedimenti restrittivi quali il lockdown, mentre le attività commerciali, tra cui e soprattutto gli esercizi di vicinato, in molti casi chiudono, non essendo in grado di sopravvivere, i colossi del web aumentano i propri volumi di vendita, beneficiando di una situazione in cui si registra un maggior ricorso agli acquisti on line e dell'utilizzo di servizi internet;

    per la sola piattaforma Amazon e solo a titolo esemplificativo nel terzo trimestre 2020, questa ha triplicato i propri profitti che sono cresciuti del 197 per cento, con un aumento di fatturato di 6,3 miliardi di dollari e un aumento delle vendite del 37 per cento superando i 96 miliardi di dollari complessivi del periodo (dati sul periodo luglio-settembre);

    è il settore del commercio tradizionale in genere, infatti, ad essere stato fortemente colpito dalla crisi: i ricavi totali della distribuzione non alimentare, nel 2020, hanno registrato un calo in alcuni settori prossimo al 30 per cento;

    a causa di una situazione sanitaria ancora critica, il quadro non è mutato con l'anno nuovo: il permanere delle chiusure nelle sempre più numerose «zone rosse» e, indipendentemente dal colore della regione, dei centri commerciali durante le giornate festive e prefestive, delinea i contorni di una crisi per il comparto non alimentare sempre più pesante;

    il commercio rappresenta uno dei settori chiave per l'economia del Paese, con 542 miliardi di euro di fatturato generato e 9,8 miliardi di euro investiti nel solo 2019. Questo comparto è in grado di soddisfare bisogni essenziali; attraverso i negozi fisici è capace di sviluppare un elevato livello occupazionale particolarmente centrato su donne e giovani ed è caratterizzato dallo sviluppo di investimenti, che agiscono con moltiplicatori di crescita direttamente sui territori (la distribuzione non delocalizza), attraverso un indotto costituito principalmente da aziende di piccole e medie dimensioni e con grande beneficio economico, occupazionale e sociale;

    il lavoro femminile, poi, come detto, nell'ambito del commercio tradizionale ha assunto un ruolo importante e con numeri preminenti rispetto ad altri settori, tanto negli esercizi di vicinato, quanto nella media e grande distribuzione;

    oltre il 46 delle donne occupate lavora nel commercio e nel turismo e nei servizi e le imprese femminili, nei medesimi settori, sono il 66,4 per cento del totale; pertanto, è evidente che sostenere il commercio tradizionale significa oggi anche sostenere il lavoro femminile;

    anche le misure restrittive adottate dal Governo nei confronti di centri e parchi commerciali, poi, rilevano fino ad oggi circa centocinquanta giornate di chiusura (a cui si aggiungono le chiusure prefestive e festive per feste patronali e quelle nelle zone rosse), che si sono tradotte – secondo una stima ragionevolmente affidabile – in una contrazione del fatturato per ciascuna azienda che si attesta nell'ordine del 40 per cento rispetto all'anno 2019, con una conseguente diminuzione del fatturato annuo complessivo pari a circa 56 miliardi e una correlata perdita proporzionale del gettito tributario stimabile in oltre 11 miliardi di euro;

    il costo degli affitti, la mancanza di una politica fiscale adeguata riguardo la tassazione delle locazioni commerciali e costi fissi importanti che le politiche dei sostegni e dei ristori non sono riuscite compiutamente ad affrontare, rischiano, terminata l'emergenza pandemica, di desertificare interi quadranti delle nostre città;

    la situazione risulta ancor più grave nell'ambito dei «centri commerciali naturali», e nelle realtà commerciali, anche organizzate, che incidono sui territori delle nostre città d'arte a forte vocazione turistica, in cui una crisi senza precedenti rischia di portare alla perdita di importanti aggregazioni di esercizi commerciali che hanno fin qui operato integrandosi tra loro e che si rischia di non ritrovare al termine dell'emergenza sanitaria;

    è necessario, per sostenere la ripresa delle aziende del commercio, prevedere una politica compiuta di finanziamenti e di concessione di liquidità al comparto commerciale, attraverso adeguate politiche fiscali, ma anche con norme che facilitino l'accesso al credito;

    il Piano nazionale di ripresa e resilienza non prevede interventi diretti a favore degli esercizi di vicinato e, più in generale, del commercio tradizionale; saranno quindi indispensabili interventi di sostegno diretto alle reti economico-produttive, introducendo misure di contrasto alla desertificazione commerciale delle nostre città, promuovendo turismo, artigianato e commercio, soprattutto nell'ambito e attraverso la valorizzazione dei centri commerciali, tanto tradizionali quanto naturali,

impegnano il Governo

   a prevedere, anche nell'ambito dell'attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza, specifiche iniziative che mirino al sostegno del settore del commercio, anche attraverso la valorizzazione dei centri commerciali naturali e tradizionali, nonché attraverso processi che consentano anche agli esercizi al dettaglio di accedere a piattaforme di vendita online condivise e di specializzarsi anche nella vendita di prodotti tipici e di nicchia;

   a prevedere un piano nazionale complessivo che, in accordo con regioni ed enti locali, miri a sostenere, valorizzare e favorire lo sviluppo di reti commerciali territoriali, a partire dai centri commerciali naturali, ma anche nell'ambito dei centri commerciali tradizionali, partendo dai modelli virtuosi già adottati da alcune regioni italiane, con particolare attenzione alla valorizzazione del lavoro femminile;

   a porre in essere un serrato confronto con le regioni e gli enti locali, teso ad arrivare alla liberalizzazione delle promozioni nel commercio tradizionale, colmando, in tal modo la grave disparità in termini di concorrenza che ad oggi esiste in rapporto con l'e-commerce;

   a promuovere politiche fiscali compiute e stabili relativamente alle locazioni commerciali, attraverso l'introduzione della cedolare secca per i proprietari e del credito d'imposta per i commercianti;

   ad adottare iniziative per prevedere la riapertura dei centri e parchi commerciali nelle zone «gialle» già a decorrere dal 15 maggio 2021;

   ad adottare iniziative per sostenere la liquidità delle imprese del settore del commercio sia attraverso la proroga dei versamenti fiscali, quali le ritenute alla fonte, l'Iva e i contributi previdenziali ed assistenziali, che attraverso l'esonero dal pagamento di altri versamenti di carattere fiscale, come la tassa sui rifiuti (Tari), l'Imu e il nuovo canone unico patrimoniale;

   ad adottare iniziative che garantiscano nell'ambito dei prossimi provvedimenti l'accesso agevolato al credito delle imprese del commercio, anche attraverso una politica adeguata che garantisca una iniezione di liquidità tale da consentire alle aziende di avere risposte in tempi rapidi e certi e ne consenta il sostegno in vista della ripresa post-pandemica;

   ad adottare ogni utile iniziativa, anche a livello europeo e internazionale, per una compiuta attuazione della web tax, che, senza voler penalizzare il commercio digitale, consenta una perequazione commerciale, anche attraverso il reperimento di risorse da destinare a favore del tessuto commerciale in generale e, in particolare, dello sviluppo degli esercizi di vicinato.
(7-00652) «Moretto, Ungaro, Marco Di Maio».