• Testo RISOLUZIONE IN COMMISSIONE

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Atto a cui si riferisce:
C.7/00653 (7-00653) «Pezzopane, Pagani, Berlinghieri, Carnevali, Ciagà, Braga, Buratti, Morassut, Morgoni, Pellicani, Rotta».



Atto Camera

Risoluzione in commissione 7-00653presentato daPEZZOPANE Stefaniatesto diVenerdì 7 maggio 2021, seduta n. 503

   La IV e VIII Commissione,

   premesso che:

    desta preoccupazione l'evolversi della situazione in Lombardia, lungo un versante del lago d'Iseo in agro di Tavernola Bergamasca (Bergamo), dove un fenomeno franoso in atto, la cui pericolosità varia in funzione della sua evoluzione e velocità di spostamento, finendo nel lago d'Iseo potrebbe generare un'onda anomala tale da mettere in pericolo i centri abitati;

    la frana, monitorata dalla società Italsacci da ormai più di 15 anni, ha subìto una significativa riattivazione a partire dalla seconda metà del mese di febbraio 2021. Questa fase, avviatasi in condizioni meteorologiche di sostanziale tempo sereno e tuttora in corso, ha comportato la formazione di nuove fessurazioni superficiali e un incremento repentino delle velocità rilevate dalla strumentazione geotecnica da valori generalmente inferiori a 1 mm/giorno a valori ben superiori a 1 cm/giorno;

    il 27 febbraio 2021, il professor Nicola Casagli, presidente dell'Istituto nazionale di oceanografia, e di geofisica sperimentale, ha effettuato con il Centro per protezione civile dell'università degli studi di Firenze, un sopralluogo sulla frana situata sul versante sud-orientale del Monte Saresano; tenuto conto della relazione del citato sopralluogo, pubblicata il 4 marzo 2021, l'università di Milano-Bicocca in collaborazione con l'Università di Bologna ha eseguito uno studio sui possibili scenari di rischio, che potrebbero verificarsi in virtù dell'espandimento della frana del Monte Saresano; gli scenari di rischio in caso di collasso catastrofico della frana sono molteplici. In quello peggiore la frana (o almeno parte di essa) si propagherebbe fino al Lago d'Iseo, generando un'onda anomala dell'altezza stimata di 8 metri che potrebbe potenzialmente raggiungere le aree limitrofe all'abitato di Tavernola Bergamasca, la costa orientale di Monte Isola oltre che altre località rivierasche;

    in generale, il lago di Iseo è soggetto al rischio frane lungo tutto il suo perimetro. Si ricorda che Tavernola Bergamasca fu colpita già nel 1906 da una frana costiera (denominata «avvallamento») che fece rovinare nel lago alcune delle case più vicine alla riva. Si ricordano poi gli eventi di crollo nel cantiere Ognoli in data 23 dicembre 1970 e quello nel cantiere Scapioni in data 25 marzo 1986, fino al dissesto avvenuto in data 22 novembre 2010 sulla strada di collegamento tra Tavernola Bergamasca e Parzanica, proprio al disopra del piazzale retrostante il cementificio Italsacci. In tale occasione finirono sulla strada oltre 10.000 m3 di materiale roccioso. Furono di conseguenza intrapresi numerosi interventi di sistemazione, provvedendo alla rimozione dell'accumulo di detriti e a opere di consolidamento e difesa passiva nei settori di versante allora ritenuti più critici (Ellegi, 2018);

    il fenomeno franoso in atto è controllato sin dal 2004 tramite la realizzazione di una rete di monitoraggio geotecnico di sensori puntuali e dal mese di settembre 2018 è stata inoltre approntata una postazione fissa per il posizionamento di un interferometro radar basato a terra (GBInSAR);

    a partire dal giorno 22 febbraio 2021, in concomitanza con l'inizio della recente fase di intensa riattivazione, si è passati ad una intensificazione dell'attività di monitoraggio; la riattivazione della frana si è manifestata sotto forma di un repentino incremento degli spostamenti secondo un andamento esponenziale destando pertanto un notevole livello di preoccupazione tra le autorità preposte alla sicurezza dei luoghi;

    successivamente, più o meno in coincidenza con la nuova installazione del sistema GBInSAR, lo stato di attività del fenomeno sembra essersi impostato su una tendenza debolmente regressiva. Parrebbe infatti che la frana sia stata rallentata dalla presenza di uno strato roccioso profondo che fungerebbe da ancoraggio alla massa in movimento;

    dalla relazione del sopralluogo di monitoraggio, datato il 4 marzo 2021, ed effettuato dall'Università degli Studi di Firenze e dal Centro Protezione civile si legge che: «In caso di collasso catastrofico la frana potrebbe raggiungere lo stabilimento cementifero Italsacci, le strade che la attraversano, la strada litoranea e il lago d'Iseo, con tutte le conseguenze che un'eventuale onda anomala indotta potrebbe comportare. Sulla base delle risultanze del sopralluogo, delle caratteristiche del fenomeno investigato e della documentazione condivisa, si ritiene che il sistema di monitoraggio attualmente in funzione sia idoneo, completo e in grado di individuare anomalie significative nello stile deformativo del fenomeno»;

    in materia si prende atto che, nonostante il fenomeno franoso sia monitorato da oltre 15 anni, solo adesso la regione Lombardia sta avviando uno specifico Accordo di collaborazione con l'Università di Firenze (prof. N. Casagli), con l'Università di Milano Bicocca (prof. Giovanni Crosta) e con il Politecnico di Milano (Prof. Claudio Di Prisco) per verificare quali siano state le cause che hanno determinato l'accelerazione dell'evento franoso e per l'individuazione delle soluzioni tecnico-progettuali finalizzate al consolidamento e alla stabilizzazione del Monte Saresano e la stima dei relativi costi e tempi di realizzazione;

    si ricorda inoltre, che l'Istituto idrografico della marina militare, organo cartografico dello Stato ed ente della Difesa, ha la capacità di svolgere rilievi topografici e batimetrici (fondo), misurare i parametri fisici dell'acqua e svolgere il campionamento e la caratterizzazione del fondale del lago. Tali attività sarebbero utili e complementari agli studi riguardanti il comportamento dell'onda anomala in caso di frana;

    l'inerzia della regione Lombardia risulta evidente dal fatto che la stessa regione non ha mai completato le procedure necessarie ai fini dell'inserimento nel Repertorio nazionale per la difesa del suolo (ReNDiS) dell'evento franoso di Tavernola, né tantomeno la predisposizione di specifici progetti per il finanziamento di interventi di prevenzione e/o di mitigazione su un evento franoso conosciuto da anni, e ciò è confermato anche da quanto riferito dal Governo in sede di risposta all'interpellanza urgente n. 2-01181. In tale risposta si evidenzia che, «per quanto di stretta competenza del Ministero, con particolare riguardo alle risorse destinate al dissesto idrogeologico, sulla banca dati ReNDiS (Repertorio nazionale per la difesa del suolo), non compaiono progetti di intervento riguardanti il dissesto in argomento. A tal proposito, nel corso delle recenti interlocuzioni con la regione Lombardia, si è suggerito di predisporre uno studio di fattibilità tecnico-economica, finalizzato ad individuare adeguate soluzioni tecniche per la mitigazione del rischio idrogeologico e a quantificare i relativi costi. Solo a valle di questa attività, nella futura programmazione, sarà possibile valutare l'eventuale inserimento di interventi mirati a risolvere le criticità in argomento, e ciò a prescindere dalle iniziative che nel frattempo verranno intraprese dalla regione, in raccordo con gli altri organi di Protezione civile, finalizzate alla gestione e alla risoluzione della situazione emergenziale. (...) si ritiene opportuno sottolineare che, sebbene non competa al MiTE la verifica della idoneità e adeguatezza dei piani di emergenza relativi a situazioni di rischio idrogeologico, si è, a tutt'oggi, in attesa di proposte operative, da parte della regione Lombardia, riguardanti interventi sulla frana di Monte Saresano.»;

    allo stato attuale, lo stabilimento Italsacci è evacuato e i tratti di due strade provinciali (strada provinciale 78 e strada provinciale 469) sono l'una interdetta e l'altra aperta solo per 4 ore al giorno su tre fasce orarie per interrompere l'isolamento del comune di Parzanica, ove risiede una popolazione di 346 abitanti. Tale apertura è permessa dalla sorveglianza continua sulla frana da parte dei volontari dei locali gruppi di Protezione civile, in attesa di collocazione in loco di reti di sicurezza finanziate dalla regione Lombardia e messe in opera dalla comunità montana. Nel frattempo, si è provveduto alla risistemazione e asfaltatura, in somma urgenza, della strada agro-silvo-pastorale «Colderone» sempre ad opera della Comunità Montana dei Laghi Bergamaschi su contributo della regione Lombardia, strada che resta però impraticabile in caso di nevicate;

    si evidenzia, inoltre, che il cementificio che opera da oltre 100 anni non è mai stato sottoposto a Valutazione d'impatto ambientale e ciò nonostante le modifiche intercorse in questo lasso di tempo, le caratteristiche geo-morfologiche del Monte Saresano, costituito da strati di roccia inclinati verso il lago (franapoggio) e nonostante il progressivo deterioramento dell'evento franoso; tale circostanza rileva tanto più che gli ambiti delle miniere Ognoli (in corrispondenza della quale è localizzata l'attuale frana) e Ca’ Bianca (in attività con l'utilizzo di «volate» a soli 500 metri in linea d'aria dalla frana) si trovano in una zona di vincolo idrogeologico;

    si rammenta che in materia di Via ex post, ovvero della possibilità di esperire il procedimento di valutazione di impatto ambientale per un impianto già realizzato, ma mai sottoposto a verifica di assoggettabilità a Via, diverse pronunce giurisprudenziali sia comunitarie (si cita a titolo esemplificativo la sentenza della Corte di giustizia europea del 23 novembre 2006, nella causa C-486/04), sia nazionali (da ultimo la pronuncia n. 1004 del 10 febbraio 2020, della V sezione del Consiglio di Stato), hanno ribadito che l'istituto della Via ex post si può applicare, anche agli impianti già realizzati o in corso di realizzazione;

    si ricorda, infine, la questione dei rifiuti e materiali pericolosi stoccati nello stabilimento (combustibili, additivi, materie secondarie, rifiuti) poiché, nella malaugurata ipotesi in cui la frana scivolasse verso il lago investendo il cementificio sia direttamente, sia con l'onda di ritorno (come simulato negli scenari di rischio), si determinerebbe un gravissimo danno all'ambiente, alla salute pubblica (si segnala che l'acqua del lago è utilizzata per l'irrigazione oltre che come riserva per l'acquedotto del comune di Tavernola) e al turismo,

impegnano il Governo:

   ad adottare iniziative volte a garantire, per quanto di competenza e con l'ausilio delle strutture tecniche del Ministero della transizione ecologica, anche avvalendosi della collaborazione di Ispra e Arpa Lombardia, un costante e approfondito monitoraggio dei fenomeni franosi in atto, sia per quanto riguarda il Monte Saresano sia, in generale, le montagne che circondano il Lago di Iseo, anche in relazione alle esigenze di tutela dei lavoratori e dei cittadini e per sostenere gli enti locali coinvolti al fine di assicurare un sereno avvio e proseguimento della stagione turistica;

   ad adottare iniziative per garantire una costante interlocuzione con la regione Lombardia in relazione allo studio di fattibilità tecnico-economica riguardante gli interventi di cui in premessa, finalizzato ad individuare adeguate soluzioni tecniche per la mitigazione del rischio idrogeologico e a quantificare i relativi costi;

   a prevedere il coinvolgimento dell'Istituto idrografico della Marina Militare per effettuare un'analisi dei dati del Lago di Iseo e, in particolare, per svolgere rilievi idrografici con modellazione 3D del fondale, funzionali anche agli altri studi sul comportamento dell'eventuale onda anomala, e per effettuare campionamenti dell'acqua e dei sedimenti sul fondale, anche in profondità, per la loro caratterizzazione chimica al fine di verificare la qualità dell'acqua;

   a valutare l'opportunità di un coinvolgimento delle Forze Armate, in concorso con le attività di Protezione civile, non solo in caso di emergenza per la gestione di un'eventuale evacuazione della popolazione, ma anche per lo svolgimento delle esercitazioni finalizzate ad istruire la popolazione circa i comportamenti da adottare in caso di emergenza;

   ad adottare iniziative per verificare, per quanto di competenza, se i piani di emergenza riguardanti situazioni di rischio idrogeologico, ove già adottati, siano pienamente idonei, in relazione ai diversi scenari di rischio, in termini di risorse e mezzi, a garantire la messa in sicurezza della popolazione in caso di evento disastroso e se siano allocate in loco idonee risorse anche di Protezione civile per la migliore e tempestiva attuazione della pianificazione di emergenza;

   ad adottare iniziative per verificare, con l'ausilio delle strutture tecniche del Ministero della transizione ecologica anche avvalendosi della collaborazione di Ispra e Arpa Lombardia, la sussistenza dell'eventuale minaccia di danno ambientale ai sensi dell'articolo 300 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, per la presenza attuale e futura, tenendo conto che il cementificio riprenderà le proprie attività, di materiali e sostanze pericolose stoccate nell'area dello stesso cementificio;

   a verificare, per quanto di competenza, con l'ausilio delle strutture tecniche del Ministero della transizione ecologica anche avvalendosi della collaborazione di Ispra e Arpa Lombardia, se la ripresa dell'attività estrattiva nella miniera Ca’ Bianca, ora sospesa, stante l'attuale situazione di pericolosità, sia compatibile o meno con la presenza della frana e quindi ad adottare tutte le iniziative di competenza conseguenti;

   ad adottare iniziative normative urgenti per chiarire che in casi come quelli esposti in premessa, anche in considerazione della situazione di grave criticità ambientale, sia necessario procedere alla Via ex post, anche alla luce dell'orientamento della giurisprudenza comunitaria e amministrativa in materia;

   ad adottare iniziative di competenza per assicurare i necessari finanziamenti per la messa in sicurezza del territorio del Monte Saresano, nell'abito della programmazione del ReNDIS (Repertorio nazionale per la difesa del suolo), allorché la regione Lombardia vi abbia predisposto il relativo studio di fattibilità tecnico-economica, o a valere sulle risorse a disposizione nell'ambito dei fondi europei;

   ad adottare iniziative, anche normative, per rafforzare le strutture tecniche e in particolare il sistema delle Agenzie regionali di protezione ambientale (Arpa) che sono parte integrante del Sistema nazionale di protezione ambientale, attualmente sottodimensionate rispetto alle richieste di intervento (studi/monitoraggi/progetti) che provengono dai territori e dalle amministrazioni locali.
(7-00653) «Pezzopane, Pagani, Berlinghieri, Carnevali, Ciagà, Braga, Buratti, Morassut, Morgoni, Pellicani, Rotta».