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Atto a cui si riferisce:
C.1/00481    premesso che:     case, scuole, luoghi di lavoro, spazi pubblici universalmente accessibili sono uno dei presupposti per l'effettivo esercizio del diritto alla libertà...



Atto Camera

Mozione 1-00481presentato daLOLLOBRIGIDA Francescotesto presentato Mercoledì 5 maggio 2021 modificato Giovedì 6 maggio 2021, seduta n. 502

   La Camera,
   premesso che:
    case, scuole, luoghi di lavoro, spazi pubblici universalmente accessibili sono uno dei presupposti per l'effettivo esercizio del diritto alla libertà di circolazione costituzionalmente garantito dall'articolo 16 e, in particolare, del diritto di cittadinanza nell'accezione che l'articolo 3 della Costituzione delinea quando attribuisce alla Repubblica il compito di «rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l'uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese»;
    in ambito sovranazionale, la strategia europea sulla disabilità 2010-2020 si è posta l'obiettivo di rafforzare la posizione delle persone con disabilità, in modo che possano esercitare pienamente i loro diritti fondamentali e partecipare alla vita sociale ed economica, in maniera attiva e soprattutto egualitaria; la Convenzione Onu sui diritti delle persone disabili, approvata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite il 13 dicembre 2006, sottoscritta dall'Italia il 30 marzo 2007 (insieme al relativo protocollo opzionale) e ratificata dal Parlamento con la legge 3 marzo 2009, n. 18, ha sancito princìpi fondamentali quali l'autonomia individuale, la libertà di scelta, l'indipendenza, la non discriminazione, la piena ed effettiva partecipazione e inclusione nella società, individuando l'accessibilità tra i principi ispiratori generali;
    in particolare, la Convenzione delle Nazioni Unite dispone che ogni Stato aderente presenti un rapporto dettagliato sulle misure prese per adempiere ai propri obblighi e sui progressi conseguiti al riguardo e a tal fine la citata legge di ratifica n. 18 del 2009 ha istituito l'Osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con disabilità, a cui compete la predisposizione di un programma di azione biennale per la promozione dei diritti e l'integrazione delle persone con disabilità, in attuazione della legislazione nazionale e internazionale: nel triennio 2010/2013 il lavoro dell'Osservatorio ha portato all'adozione del primo programma di azione biennale, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 4 ottobre 2013; quattro anni dopo, con decreto del Presidente della Repubblica 12 ottobre 2017 è stato adottato il secondo programma di azione biennale che ripropone la linea di intervento inerente l'accessibilità universale, in quanto tema non ancora affrontato in maniera organica e complessiva;
    secondo gli ultimi dati Istat, relativi al 2019, le persone con disabilità, che soffrono, a causa di problemi di salute, di gravi limitazioni che impediscono loro di svolgere attività abituali, sono 3 milioni e 150 mila (il 5,2 per cento della popolazione);
    decisamente negativi sono i dati sulla mobilità, relativi al 2019, che mostrano come solo il 14,4 per cento delle persone con disabilità si sposta con mezzi pubblici urbani, contro il 25,5 per cento del resto della popolazione; dei 55.209 istituti scolastici italiani, pubblici e privati, soltanto il 34 per cento risulta completamente accessibile per i disabili motori, un dato che scende al 18 per cento se si prendono in considerazione le barriere senso-percettive. Tra il 2013-2014 e il 2018-2019, a livello nazionale, c’è stato un incremento dell'accessibilità di 20,8 punti percentuali (si è passati dal 13,7 per cento al 34,4 per cento), ma, nonostante ciò, solo una scuola su tre risulta accessibile per gli alunni con disabilità motoria. Scorporando i dati a livello regionale, si nota che la Valle d'Aosta è l'unica regione italiana in cui le scuole accessibili sono più della metà (66,8 per cento); seguono Lombardia (41,8 per cento) e Friuli-Venezia Giulia (41 per cento) sono 7, invece, le regioni che si trovano al di sotto della media nazionale e agli ultimi posti ci sono Campania (24 per cento), Calabria (24,8 per cento) e Liguria (26,1 per cento);
    e ancora, sono solo 234 i parchi gioco inclusivi, concentrati prevalentemente al Centro-Nord e spesso non accessibili ai ragazzi con disabilità intellettiva o con disturbi dello spettro autistico; eppure il gioco è un'attività umana insostituibile e inalienabile anche per un bimbo disabile, la cui limitazione o assenza è particolarmente dannosa per lo sviluppo, perché ogni bambino, per poter sviluppare le sue potenzialità e gettare le basi per una crescita sana e armoniosa, ha il bisogno, oltre che il diritto, di sperimentarsi attraverso il gioco, in ogni suo aspetto e declinazione. Al riguardo, il terzo Rapporto supplementare alle Nazioni Unite sul monitoraggio della Convenzione sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza in Italia ha evidenziato forti criticità rispetto alla tutela del diritto al gioco dei minori, rilevando, in particolare, la mancanza di una cultura del diritto al gioco e la carenza di offerta di spazi in cui giocare e fare sport liberamente e a titolo gratuito;
    nonostante i dati sconfortanti, in Italia esiste una solida struttura normativa che dovrebbe tutelare le persone la cui patologia ha portato a un'invalidità, sia essa sensoriale o fisica, per garantire loro, attraverso l'eliminazione di qualsiasi ostacolo, regolare accesso agli edifici, sia pubblici che privati, scuole comprese, ai servizi, ai mezzi di trasporto e altro; questa base legislativa è costituita dalla legge 9 gennaio 1989, n. 13, recante «Disposizioni per favorire il superamento e l'eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici privati», dal decreto ministeriale n. 236 del 14 giugno 1989, dalla legge 5 febbraio 1992, n. 104, dal decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1996 denominato «Regolamento recante norme per l'eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici, spazi e servizi pubblici», n. 503 e dal decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, con particolare riguardo alle Sezioni I e II del Capo III della Parte II, intitolate rispettivamente «Eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici privati» e «Eliminazione o superamento delle barriere architettoniche negli edifici pubblici e privati aperti al pubblico»;
    sempre in ambito nazionale, i P.e.b.a. – Piani di eliminazione delle barriere architettoniche – sono lo strumento in grado di monitorare, progettare e pianificare interventi finalizzati al raggiungimento di una soglia ottimale di fruibilità degli edifici per tutti i cittadini: introdotti dall'articolo 32, comma 21, della legge 28 febbraio 1986, n. 41, relativamente agli edifici pubblici, sono stati successivamente estesi agli spazi urbani dall'articolo 24, comma 9, della citata legge-quadro n. 104 del 1992;
    l'obbligatorietà della redazione del P.e.b.a. da parte delle amministrazioni comunali era fissata entro un anno dalla entrata in vigore della legge n. 41 del 1986, ma i tempi previsti per l'attuazione risultano in molte circostanze ampiamente disattesi, quando addirittura non sia, in molte città ancora oggi, mancante la progettazione del P.e.b.a. stesso. Il Piano è teso a rilevare e classificare tutte le barriere architettoniche presenti in un'area circoscritta e può riguardare edifici pubblici o porzioni di spazi pubblici urbani (strade, piazze, parchi, giardini, elementi arredo urbano); il piano deve poter individuare anche le proposte progettuali di massima per l'eliminazione delle barriere presenti e fare la stima dei costi: i P.e.b.a., infatti, non sono solo uno strumento di monitoraggio, ma anche di pianificazione e coordinamento sugli interventi per l'accessibilità, poiché comportano una previsione del tipo di soluzione da apportare per ciascuna barriera rilevata, i relativi costi, la priorità di intervento;
    a distanza di 35 anni dalla entrata in vigore della legge n. 41 del 1986, malgrado la realizzazione di progetti a vari livelli amministrativi, linee guida metodologiche approvate dalle regioni, osservatori, registri e finanziamenti regionali in favore dei comuni, la maggioranza dei comuni non si è ancora dotato di un P.e.b.a., premessa indispensabile per la successiva fase di eliminazione strutturale delle barriere;
    tale grave inadempienza, oltre a provocare un vulnus ad un primario diritto soggettivo, quale quello alla mobilità, genera intollerabili comportamenti discriminatori nei confronti delle persone con disabilità, censurabili anche giurisdizionalmente;
    con l'entrata in vigore della legge 27 dicembre 2019, n. 160 (legge di bilancio 2020) il Governo ha previsto che i contributi concessi ai comuni siano decurtati del 5 per cento nel caso in cui il piano urbanistico attuativo (P.u.a.) e il piano di eliminazione delle barriere architettoniche (P.e.b.a.) non vengano approvati entro il 31 dicembre dell'anno precedente: questo taglio di trasferimenti e disincentivazione non sembra, di fatto, aver accelerato il processo di realizzazione dei P.e.b.a., mentre rischia di avere come effetto concreto un ulteriore taglio ai servizi sociali territoriali in favore delle persone con disabilità;
    numerosi sono i comuni italiani condannati per comportamento discriminatorio nei confronti delle persone disabili costrette a muoversi sulla sedia a rotelle, che, malgrado ciò, continuano ad essere inadempienti in tema di eliminazione delle barriere architettoniche, perdurando nel comportamento discriminatorio per cui sono stati condannati;
    il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), trasmesso al Parlamento il 26 aprile 2021 e da questo approvato, riconosce come «Nonostante gli importanti sforzi compiuti negli ultimi anni, le politiche sociali e di sostegno alle famiglie devono essere ancora notevolmente rafforzate. Queste politiche vanno inserite in una programmazione organica e di sistema che abbia lo scopo di superare i sensibili divari territoriali esistenti, con la finalità di migliorare l'equità sociale, la solidarietà intergenerazionale e la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro. A questo concorre in modo determinante la scelta nel Piano di destinare importanti risorse alle infrastrutture sociali funzionali alla realizzazione di politiche a sostegno delle famiglie, dei minori, delle persone con gravi disabilità e degli anziani non autosufficienti. Si tratta di interventi pensati per favorire la socializzazione, sostenere percorsi di vita indipendente, anche con la ristrutturazione di alloggi che sfruttino le tecnologie innovative per superare le barriere fisiche, sensoriali e cognitive che sono di impedimento allo svolgimento autonomo degli atti della vita quotidiana»;
    nella Missione 5, C2 del Pnrr è prevista la realizzazione della «Legge quadro della disabilità», che si propone di concretizzare pienamente i principi della convenzione Onu secondo un approccio coerente con la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea e con la recente «Strategia per i diritti delle persone con disabilità 2021-2030» presentata a marzo 2021 dalla Commissione europea. In particolare, un ruolo fondamentale riveste l'accessibilità come fattore abilitante dei diritti, dell'autonomia e dell'uguaglianza, non solo per gli ambienti fisici costruiti ma anche per quelli virtuali, per le tecnologie dell'informazione e della comunicazione (Ict), per i beni e i servizi, compresi i trasporti e le infrastrutture, con politiche europee che favoriscano una trasformazione digitale e servizi pubblici digitali inclusivi e accessibili alle persone con disabilità. Le norme europee impongono agli Stati membri i requisiti di accessibilità quale presupposto per accedere ai fondi di gestione condivisa e all'acquisto di beni, servizi e infrastrutture accessibili negli appalti pubblici (proposta della Commissione relativa a un regolamento sulle disposizioni comuni per i fondi di gestione condivisa (COM(2018)375 def.), modificato da COM(2020)450 def.; direttiva 24/2014/UE sugli appalti pubblici);
    il tema della disabilità e dell'abbattimento delle barriere architettoniche richiede un'attenzione particolare, se si intende difendere e sostenere il diritto all'inclusione di tutti i cittadini: non si tratta di riconoscere nuovi o speciali diritti alle persone con disabilità, ma di promuovere, proteggere e assicurare il pieno e uguale godimento alle persone con disabilità di tutti i diritti e le libertà riconosciute ad ogni essere umano, partendo dal tema della piena accessibilità degli spazi fisici nella vita di ogni cittadino;
    l'accessibilità universale di spazi pubblici e privati è uno dei presupposti per l'effettivo esercizio del diritto di cittadinanza e affrontare il tema dell'accessibilità degli spazi pubblici e privati tenendo in particolare considerazione i diritti delle persone disabili attiene alla qualità della vita dell'intera comunità: l'abbattimento delle barriere architettoniche difende e sostiene il diritto all'inclusione di tutti i cittadini,

impegna il Governo:

1) ad adottare ogni possibile iniziativa di competenza per garantire, anche in accordo con le regioni, che gli enti locali si dotino dei P.e.b.a. e, in generale, per eliminare le barriere architettoniche e sensoriali al fine di migliorare la qualità della vita delle persone con disabilità e delle loro famiglie, attraverso misure volte ad assicurare l'accessibilità e l'abbattimento delle barriere architettoniche e senso-percettive per una progettazione di nuovi modelli urbanistici inclusivi ed eco-sostenibili, anche attraverso la fruizione del bonus al 110 per cento;

2) ad adottare ogni iniziativa di competenza affinché gli enti locali possano dotarsi dei P.e.b.a. in tempi brevi e ottenere i relativi fondi pubblici;

3) a inserire i progetti e ogni iniziativa di eliminazione delle barriere architettoniche nell'ambito del Piano nazionale di ripresa e resilienza;

4) ad adottare iniziative per prevedere adeguati stanziamenti per rifinanziare il «Fondo speciale per l'eliminazione e il superamento delle barriere architettoniche negli edifici privati», previsto dalla legge 9 gennaio 1989, n. 13;

5) a incentivare la ricerca in materia di mobilità e trasporti, per le persone con disabilità, al fine di rendere performanti e sempre più sicuri i mezzi di mobilità personale, ma anche sviluppare politiche per garantire la piena accessibilità al trasporto pubblico e privato in condizioni di sicurezza, anche sanitaria;

6) ad adottare iniziative per individuare un livello minimo di diffusione territoriale dei parchi gioco inclusivi e accessibili in modo da rendere effettivo il diritto al gioco di tutti i bambini, così come sancito dall'articolo 31 della Convenzione sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza e dall'articolo 30 della Convenzione sui diritti delle persone con disabilità;

7) a valutare la possibilità di prevedere la costituzione di un organismo paritetico per l'elaborazione di Linee guida per la progettazione di spazi gioco inclusivi;

8) ad adottare iniziative per prevedere l'introduzione nel codice degli appalti del criterio della progettazione universale tra i criteri di valutazione nell'ambito dei procedimenti di selezione pubblica per la realizzazione e/o la modifica di spazi ed edifici;

9) ad adottare, in attuazione degli articoli 4 e 33 della Convenzione delle Nazioni Unite, iniziative volte a promuovere la consultazione permanente e la partecipazione attiva delle persone con disabilità e delle loro organizzazioni maggiormente rappresentative nell'ambito di tutte le politiche, anche in materia di accessibilità ed eliminazione delle barriere architettoniche, sia a livello nazionale che locale, coinvolgendole attivamente anche nella fase di monitoraggio.
(1-00481)
(Testo modificato nel corso della seduta) «Lollobrigida, Meloni, Bellucci, Albano, Bignami, Bucalo, Butti, Caiata, Caretta, Ciaburro, Cirielli, Deidda, Delmastro Delle Vedove, De Toma, Donzelli, Ferro, Foti, Frassinetti, Galantino, Gemmato, Lucaselli, Mantovani, Maschio, Mollicone, Montaruli, Osnato, Prisco, Rampelli, Rizzetto, Rotelli, Rachele Silvestri, Silvestroni, Trancassini, Varchi, Vinci, Zucconi».