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Atto a cui si riferisce:
C.5/03536 (5-03536)



Atto Camera

Risposta scritta pubblicata Mercoledì 14 aprile 2021
nell'allegato al bollettino in Commissione VI (Finanze)
5-03536

  In riscontro alle richieste formulate dagli onorevoli interroganti, il Ministero della giustizia, appositamente sentito in ragione della sua competenza in materia, rileva, in primo luogo, che il pignoramento del conto corrente fa parte della più ampia categoria del pignoramento presso terzi (articoli 543 e ss. cpc), nella quale rientra anche il pignoramento avente ad oggetto somme derivanti da pensione, stipendio e TFR. Il successivo articolo 545 cpc detta specifiche disposizioni in tema di erediti impignorabili.
  Ai sensi di tale disposizione non possono essere pignorati:

   a) i crediti alimentari, tranne che per cause di alimenti e sempre con l'autorizzazione del Presidente del Tribunale o di un giudice da lui delegato e per la parte dal medesimo determinata mediante decreto;

   b) crediti aventi per oggetto sussidi di grazia o di sostentamento a persone comprese nell'elenco dei poveri oppure sussidi dovuti per maternità, malattie o funerali da casse di assicurazione, da enti di assistenza o da istituti di beneficenza;

   c) le somme dovute dai privati a titolo di stipendio, di salario o di altre indennità relative al rapporto di lavoro o di impiego comprese quelle dovute a causa di licenziamento, purché il relativo pignoramento avvenga per crediti alimentari nella misura autorizzata dal Presidente del Tribunale o da un giudice da lui delegato; il limite di un quinto per i tributi dovuti allo Stato, alle province e ai comuni e in eguale misura per ogni altro credito.

  La citata disposizione prevede, altresì, che il pignoramento per il simultaneo concorso delle cause indicate precedentemente non può estendersi oltre alla metà dell'ammontare delle somme predette. Inoltre, le somme da chiunque dovute a titolo di pensione, di indennità che tengono luogo di pensione o di altri assegni di quiescenza non possono essere pignorate per un ammontare corrispondente alla misura massima mensile dell'assegno sociale, aumentato della metà. La parte eccedente tale ammontare è pignorabile nei limiti di legge.
  Il pignoramento eseguito in violazione dei divieti e oltre i limiti di legge è parzialmente inefficace e tale inefficacia è rilevabile dal giudice anche d'ufficio.
  Restano in ogni caso ferme le altre limitazioni contenute in speciali disposizioni di legge.
  Le deroghe alla pignorabilità del crediti hanno, dunque, carattere puntuale e tassativo e non possono essere oggetto di estensione generalizzata.
  La ratio sottesa alla piena pignorabilità dei conti correnti dei lavoratori non dipendenti, – continua il Ministero della giustizia – risiede verosimilmente nel fatto che i relativi proventi, derivanti da attività di impresa o professionale, non hanno carattere fisso e cadenza regolare ma possono variare nell'ammontare ed essere percepiti anche in forme diverse dall'accredito sul conto corrente, così sfuggendo agli effetti del precedente pignoramento.
  Infatti, il pignoramento del conto corrente, sul quale viene accreditato lo stipendio del lavoratore dipendente, ha carattere permanente ed è idoneo a perdurare fino al soddisfacimento dell'intero credito, mentre quello del conto corrente del lavoratore autonomo si esaurisce nell'unica attività istantanea consistente appunto nel pignoramento di tutte le somme ivi presenti, potendo il titolare bloccare i successivi accrediti e percepire la propria remunerazione con altre modalità o ottenere dal giudice la liberazione del conto corrente una volta prelevato tutto quanto ivi depositato. Peraltro, il lavoratore autonomo ha un'organizzazione lavorativa propria e, di norma, percepisce più retribuzioni/compensi da diversi clienti e non si può individuare un rapporto di lavoro in cui vi sia un solo datore/mandante e un lavoratore/mandatario; ne deriva che prevedere il limite di pignorabilità su ogni singola fattura o prestazione non risponderebbe alla ratio dell'articolo 545 cpc.
  La problematica in esame è stata anche sottoposta al vaglio della Corte costituzionale, la quale in riferimento ai limiti posti alla pignorabilità dei crediti da lavoro dipendente ha ritenuto tali limiti differenti «e quindi non comparabili agli effetti di cui all'articolo 3 della Costituzione» con quelli dei lavoratori autonomi, (sent. n. 580 del 1989).
  Cionondimeno, meritano sicuramente attenzione e considerazione quelle particolari fattispecie che dovessero vedere i lavoratori autonomi privati dei mezzi economici necessari per condurre un'esistenza libera e dignitosa, tutelata dall'articolo 36 della Costituzione.