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Atto a cui si riferisce:
S.1/00340 premesso che: il nostro Paese ha attraversato nel corso dell'ultimo anno la crisi più grave che il pianeta abbia dovuto affrontare da settanta anni a questa parte; la pandemia da COVID-19...



Atto Senato

Mozione 1-00340 presentata da ANDREA FERRAZZI
giovedì 8 aprile 2021, seduta n.313

FERRAZZI, MALPEZZI, MIRABELLI, COMINCINI, ALFIERI, BITI, BOLDRINI, CIRINNA', COLLINA, D'ALFONSO, D'ARIENZO, FEDELI, FERRARI, GIACOBBE, IORI, LAUS, MANCA, MARGIOTTA, PINOTTI, PITTELLA, ROJC, ROSSOMANDO, STEFANO, VATTUONE, VERDUCCI, MISIANI - Il Senato,

premesso che:

il nostro Paese ha attraversato nel corso dell'ultimo anno la crisi più grave che il pianeta abbia dovuto affrontare da settanta anni a questa parte; la pandemia da COVID-19 ha colpito la salute e la vita degli italiani, ma ha avuto conseguenze profonde anche sul tessuto economico e sociale del Paese, impattando sull'occupazione, in particolare di donne e giovani, e aggravando disuguaglianze e povertà, nonostante l'attivazione di rafforzate reti di protezione sociale e gli imponenti sforzi anche finanziari messi in campo dal Governo, che con la sua azione ha potuto tuttavia solo mitigare gli effetti di una crisi così profonda e perdurante;

tutto ciò richiede oggi, per affrontare adeguatamente cause ed effetti della crisi pandemica, una strategia trasversale, che affronti assieme le questioni del lavoro, dello sviluppo industriale, della tutela della salute, racchiuse nella chiave di lettura unitaria della transizione ecologica, per affrontare e dare risposta positiva a tutte quelle problematiche (cambiamento climatico, tutela dell'ambiente, dell'aria, del suolo e degli habitat naturali) che sono verosimilmente state tra i fattori scatenanti e di amplificazione della crisi pandemica;

allo stesso tempo, la transizione ecologica, quale percorso da costruire, permette di comporre le istanze ambientali, economiche e sociali in una soluzione coordinata che garantisca lo sviluppo sostenibile: pur nella consapevolezza che queste istanze non necessariamente coincidono, soprattutto in tempi di crisi come quello attuale, l'investimento e la definizione di soluzioni politiche unitarie per la transizione ecologica permettono non solo la tutela dell'ambiente e della natura, ma di ripensare economia, sistema industriale ed imprenditoriale, mercato del lavoro, ricerca ed istruzione, trasformazione digitale, in una chiave nuova con prospettive di sviluppo sostenuto ed innovativo;

il cambiamento climatico e la derivante crisi ecologica del pianeta hanno un effetto diretto sulle nostre vite. Come ha fatto notare il Presidente del Consiglio dei ministri, Draghi, al Senato nell'esposizione delle linee programmatiche del nuovo Governo, proteggere il futuro dell'ambiente conciliandolo con il progresso e il benessere sociale, richiede un approccio nuovo: digitalizzazione, agricoltura, salute, energia, aerospazio, cloud computing, scuola ed educazione, protezione dei territori, biodiversità, riscaldamento globale ed effetto serra sono "diverse facce di una sfida poliedrica che vede al centro l'ecosistema in cui si svilupperanno tutte le nostre azioni"; la risposta della politica economica al cambiamento climatico e alla pandemia dovrà essere una "combinazione di politiche strutturali che facilitino l'innovazione, di politiche finanziarie che facilitino l'accesso al capitale e al credito delle imprese capaci di crescere e di politiche monetarie e fiscali espansive che agevolino gli investimenti e creino domanda per le nuove attività sostenibili che sono state create";

per permettere ciò, alcuni modelli di crescita devono essere cambiati, e il sistema economico e produttivo deve essere accompagnato nel cambiamento con politiche, stimoli e sostegni radicati nell'ottica unitaria della transizione ecologica;

considerato che:

come riaffermato più volte a livello europeo, risulta sempre più urgente procedere ad interventi ambiziosi per far fronte al cambiamento climatico e alle sfide ambientali, allo scopo di limitare il riscaldamento globale a 1,5 °C ed evitare una perdita massiccia di biodiversità, permettendo per questa via anche di trasformare l'Unione europea in una società più sana, sostenibile, equa e prospera, climaticamente neutra entro il 2050;

il Green new deal e l'impostazione sottostante al Next generation EU, che destina la quota più rilevante delle risorse (circa 210 miliardi per i sei anni a venire) alle tematiche ambientali, dimostrano la necessità di procedere risolutamente verso la transizione ecologica con una strategia trasversale e sinergica, che coinvolga simultaneamente più settori in maniera coordinata, così da permettere il miglioramento del potenziale di crescita dell'economia italiana; in questo senso, anche procedere rapidamente alla revisione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) da presentare in sede europea, tenendo nella debita considerazione le proposte provenienti dal Parlamento, risulta uno degli elementi più rilevanti per garantire la giusta accelerazione del processo di transizione ecologica del Paese;

tra i principi chiave dei Piani nazionali di ripresa e resilienza vi deve essere infatti la transizione verde, nell'ottica del raggiungimento della neutralità climatica entro il 2050 e della riduzione significativa delle emissioni di gas entro il 2030. In ogni piano nazionale la spesa relativa al clima dovrà ammontare almeno al 37 per cento, con riforme ed investimenti nel campo dell'energia, dei trasporti, della decarbonizzazione dell'industria, dell'economia circolare, della gestione delle acque e della biodiversità. Ciascuno Stato membro dovrà definire in quale modo il proprio Piano contribuirà a questi obiettivi;

il Green Deal europeo, d'altronde, promuove un approccio integrato tra i settori, per percorsi diversi tra gli Stati, ma tutti finalizzati al medesimo obiettivo, integrando diverse politiche in una visione olistica tale da permettere una transizione inclusiva, i cui obiettivi chiave siano la neutralità climatica, la tutela dell'ambiente, l'impiego sostenibile delle risorse, la salute e la qualità di vita dei cittadini; esso deve al centro della strategia europea per una nuova crescita sostenibile, per creare opportunità economiche, stimolare gli investimenti e offrire posti di lavoro di qualità, a vantaggio di cittadini ed imprese, dando vita a un'economia moderna, efficiente sotto il profilo delle risorse e competitiva, capace di ridurre disparità sociali ed economiche;

di conseguenza, l'azione delle istituzioni dovrà indirizzare il Paese verso una compiuta trasformazione, che tenga in particolare riguardo gli obiettivi relativi alla produzione di energia da fonti rinnovabili, l'inquinamento dell'aria e delle acque, le reti ferroviarie, le reti di distribuzione dell'energia per i veicoli a propulsione elettrica, la produzione e distribuzione di idrogeno, la digitalizzazione, la banda larga e le reti di comunicazione 5G, utilizzando le diverse leve a disposizione e innovando in materia di regolamentazione, incentivazione e tassazione per finalizzare ogni possibile azione alla transizione ecologica;

considerato altresì che:

le tematiche connesse al raggiungimento dell'obiettivo della neutralità climatica in linea con gli obiettivi dell'accordo di Parigi è stato affrontato al Senato con una apposita Risoluzione della 13ª Commissione (Territorio, ambiente e beni ambientali), approvata 13 gennaio 2021; tutti gli Stati membri sono chiamati a partecipare all'obiettivo generale, tenendo conto dei diversi punti di partenza, delle specifiche situazioni nazionali e del potenziale di riduzione delle emissioni dei singoli Stati membri, riconoscendo la necessità di garantire le interconnessioni e la sicurezza energetica, di decidere in merito ai rispettivi mix energetici e di scegliere le tecnologie più appropriate per conseguire collettivamente l'obiettivo climatico al 2030;

la Commissione ha rilevato, tra l'altro, che i cambiamenti climatici sono la sfida più grande che l'umanità si trovi a fronteggiare in questo particolare momento storico, e non è pensabile raggiungere obiettivi ambiziosi senza coinvolgere il sistema produttivo. Le imprese possono fare la differenza, in sinergia con le politiche nazionali. L'azienda soprattutto può posizionarsi come una forza propulsiva preziosa per lo sviluppo sostenibile del territorio e operando per lo sviluppo in termini ambientali, sociali ed economici;

un ruolo altrettanto importante per il percorso di decarbonizzazione hanno ricerca scientifica, innovazione tecnologica, formazione scolastica, professionale, universitaria e aggiornamento del personale e soprattutto la presa in debito conto, senza preconcetti, di tutte le leve a disposizione per la produzione di energia da fonti rinnovabili, sulla cui disponibilità il nostro Paese certamente non difetta, a differenza di quanto avviene per le fonti fossili, e per il quale l'innovazione giocherà un ruolo fondamentale, in particolare per quelle tecnologie, come l'idrogeno, dotate di grandi potenzialità da esplorare e sostenere con adeguati incentivi;

obiettivo di una strategia energetica deve essere quello di coniugare la transizione energetica e la tutela ambientale ad un equilibrato sistema integrato di sostegno sociale e sviluppo economico, rispettando quindi l'ambiente e incrementando contemporaneamente la competitività del Paese, in un mercato globale dove un ruolo trainante avranno le nazioni in grado di ottimizzare ambiente, economicità e qualità delle forniture energetiche a industrie e famiglie nell'ambito della sicurezza degli approvvigionamenti, predisponendo interventi progressivi, rigorosi e chiari a favore di una più efficace transizione energetica da realizzarsi in un tempo ridotto;

necessaria a tali fini è un'inversione di paradigma che preveda un piano strutturale di incentivi, di semplificazione e di sostegno alle imprese green che si stanno impegnando in maniera efficace e concreta a realizzare la transizione e che rappresentano la vera svolta per la transizione ecologica e di tutela ambientale;

rilevato che:

nel giugno del 2020 è stata altresì approvata dall'Aula del Senato, su iniziativa del gruppo PD, la mozione 1-00194, che affronta compiutamente il tema del cambiamento climatico, le problematiche connesse, le soluzioni ad ampio spettro proposte;

il compito dell'Italia in questo campo è arduo ma fondamentale, anche perché il nostro Paese è esposto, più di altri, agli effetti derivanti dalla mancata azione in materia ambientale; il nostro Paese si confronta con sempre maggiore frequenza con eventi climatici estremi, che rappresentano l'effetto dei profondi mutamenti climatici subiti dal pianeta; alluvioni, siccità, ondate di calore, innalzamento del livello del mare ed aumento del cuneo salino, determinando lutti e danni economici a persone, animali e interi sistemi produttivi, cosicché il Paese ha dovuto attrezzarsi per scongiurare ulteriori e più seri danni ambientali, economici e sociali derivanti da un cambiamento che è direttamente influenzato dalle attività umane, siano esse industriali o meno;

un intervento decisivo e immediato non è quindi più in alcun modo rinviabile, considerando anche che il nostro Paese potrebbe essere uno dei più penalizzati d'Europa dalla mancata azione, nonostante i passi avanti compiuti verso la green economy e verso la transizione ecologica: dall'inquinamento alla fragilità idrogeologica, dall'innalzamento del livello dei mari con effetti sulle nostre coste, alle crescenti minacce alla salute causata dalla sottrazione di habitat e spazi naturali; come è recentemente ricordato in questa Aula, «Tante tragedie naturali sono la risposta della Terra al nostro maltrattamento, e io penso: se chiedessi al signore che cosa pensa, non credo mi direbbe che è una cosa buona. Siamo stati noi a rovinare l'opera del Signore», secondo le parole di Papa Francesco;

sarebbe dunque tanto più necessario procedere, anche per il rilancio del nostro sistema-Paese, ad una programmazione a lungo termine, per un programma organico, sociale ed economico, che ha tra i principali obiettivi la decarbonizzazione dell'economia, l'economia circolare, la rigenerazione urbana, il turismo sostenibile, l'adattamento e la mitigazione dei rischi sul territorio derivanti dal cambiamento climatico, così come allo stesso tempo un programma che comporti un "fisco green" capace di sostenere la transizione ecologica e sostenga le attività di prevenzione del rischio di danno ambientale, tramite una legislazione che attui pienamente il principio del "chi inquina paga" e della responsabilità estesa del produttore che realizza prodotti e sistemi produttivi impattanti, sostegno al sistema economico-industriale per una vera transizione, investimenti in infrastrutture e manutenzione;

rilevato altresì che:

nel nostro Paese, assolutamente necessario risulta progredire nelle politiche di adattamento al cambiamento climatico, che rivisiti e renda più incisive le politiche di prevenzione e mitigazione dei rischi e dei danni prodotti dalle frane e dalle alluvioni e prevedere consistenti investimenti per la mitigazione del rischio idrogeologico, ma anche del rischio sismico, che riguardano l'intero territorio nazionale con gravità crescente, risultando troppo frequentemente, anche rispetto agli altri Paesi europei, investito da gravi fenomeni franosi e smottamenti, siano o meno derivanti da eventi climatici estremi, e nel quale il rischio idrogeologico interessa oltre il 91 per cento dei comuni;

un altro elemento importante, in un Paese nel quale una buona quota della popolazione vive in aree dove sono regolarmente superati i limiti delle sostanze inquinanti presenti nell'aria, particolato e ossidi di azoto, in particolare nella pianura padana, risiede in politiche mirate alla riduzione dell'inquinamento dell'aria e del particolato atmosferico, con ricadute importanti sulla salute e il benessere della popolazione, vista la provata correlazione tra l'inquinamento e il diffondersi di microorganismi pericolosi per la salute umana, come tra gli altri il Coronavirus, il che rende ancora più evidente la trasversalità delle politiche ambientali e green;

un'attenzione particolare va riservata alla questione delle città, luogo di vita in cui si concentra la maggioranza della popolazione italiana, luogo di aggregazione, di creazione di valore, ed assieme luogo di gravi squilibri sociali, di grave inquinamento; a causa della pandemia, inoltre, le città hanno subìto profonde trasformazioni che ne hanno investito la struttura produttiva e commerciale, i servizi pubblici, a partire dai trasporti, la mobilità, l'offerta culturale. Si tratta di fenomeni di lunga durata da governare adeguatamente, attraverso un vero e proprio ripensamento delle città in un'ottica non settoriale: la rigenerazione urbana, la trasformazione degli edifici (dall'efficienza energetica alla bonifica da amianto alla sicurezza sismica), degli spazi comuni, dei quartieri, con infrastrutture verdi in grado di aumentare la resilienza al cambiamento climatico e ai suoi effetti più impattanti, con una attenzione specifica alla riqualificazione delle periferie e alla edilizia sociale da reincentivare;

un primo passo in questa direzione si sta tentando al Senato, con il disegno di legge in materia di rigenerazione urbana, che si discute in questi giorni, accompagnando alla riforma della governance l'elaborazione di politiche di sviluppo sostenibile e di trasformazione verde, ed unendo le esigenze di carattere unitario di lungo periodo con quelle provenienti dalle autonomie locali;

vanno considerate, altresì, un passo nella giusta direzione le misure poste in essere dal Governo Conte II in ordine alla riforestazione, comprensive di misure per la messa a dimora di alberi, di reimpianto e di silvicoltura, e per la creazione di foreste urbane e periurbane nelle città metropolitane con l'obiettivo di garantire la salvaguardia ambientale, la lotta e l'adattamento al cambiamento climatico, così come previsto dal decreto legislativo 3 aprile 2018, n. 34, ma esse vanno incrementate, assieme alle azioni di monitoraggio anche con strumentazione e tecnologie all'avanguardia;

della transizione ecologica, infine, vanno opportunamente e compiutamente colte tutte le opportunità in termini di occupazione di una trasformazione economica accompagnata dalla transizione digitale, in particolare per sostenere occupazione femminile e giovanile,

impegna il Governo:

1) a rivedere nei tempi necessariamente stretti richiesti a livello europeo il Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) anche sulla base delle proposte e delle indicazioni provenienti dal Parlamento, al fine di garantire che gli investimenti e i progetti relativi alla "Missione Rivoluzione verde" e transizione ecologica si inseriscano in un progetto coerente e che rappresenti una visione dello sviluppo della realtà italiana, che partendo dall'esistente lo modifichi in profondità, accelerando la trasformazione in chiave green verso una società giusta in un pianeta sano;

2) a prevedere investimenti, progetti e adeguate risorse che incamminino il Paese verso la transizione ecologica, in particolare attraverso:

a) uno stanziamento adeguato di risorse dedicate al dissesto idrogeologico per progetti di realizzazione immediata sul territorio e allo stesso tempo un rafforzamento di misure ed investimenti per la protezione dal rischio sismico, adeguati ad un territorio funestato anche solo negli ultimi anni da terremoti distruttivi, che hanno messo in ginocchio intere aree del Paese, con un enorme impatto in termini di perdita di vite umane, economico, occupazionale e sociale; andrebbero così rafforzati gli investimenti in progetti che consentano di mitigare il rischio sismico e idrogeologico, di tutelare le infrastrutture, le attività produttive e il patrimonio edilizio pubblico e privato;

b) interventi finalizzati precipuamente alla riduzione dell'inquinamento dell'aria e del particolato atmosferico, con particolare attenzione a quelli che favoriscono la mobilità privata sostenibile, elettrica, condivisa, assieme al controllo e al rinnovo del parco macchine esistente;

c) misure a sostegno della rigenerazione urbana, anche attraverso la velocizzazione dell'iter di esame ed approvazione del relativo disegno di legge, che comprenda, in un'ottica unitaria di lungo periodo, interventi per la trasformazione degli edifici, dei quartieri, delle infrastrutture verdi, con una attenzione specifica alla riqualificazione delle periferie e alla edilizia sociale da reincentivare, anche al fine di indirizzare il settore delle costruzioni verso la riqualificazione e non verso la nuova costruzione e di garantire l'azzeramento netto del consumo di suolo entro il 2050, adottando altresì specifiche misure dirette a custodire e recuperare i servizi ecosistemici dei suoli;

d) una rapida revisione del meccanismo delle aste per gli impianti di fonti rinnovabili, al fine di renderle occasione di reale partecipazione e realizzazione degli interventi;

e) l'investimento consistente nello sviluppo della produzione di energia da fonti rinnovabili, con incentivi efficaci, che permettano un mix energetico in evoluzione sulla base del cambiamento tecnologico, al fine di garantire il target del 72 per cento di energia prodotta da rinnovabili entro il 2030;

f) la previsione di un piano di investimenti a favore dello sviluppo della tecnologia dell'idrogeno, quale ciclo produttivo che deve conquistarsi un ruolo adeguato nel processo di decarbonizzazione dell'economia, e della relativa filiera, comprendendo investimenti in ricerca e sviluppo, e politiche supporto allo sviluppo del mercato;

g) interventi sulle infrastrutture di rete al fine di renderle adeguate e sicure e a favore delle reti intelligenti, necessarie alla progressiva evoluzione del mix energetico italiano e all'aumento deciso di produzione da rinnovabili;

h) individuazione ed implementazione di misure a tutela della biodiversità, a partire dal sistema delle aree protette, incluse le aree marine, ed il sistema di governance, e per il miglioramento del monitoraggio dello stato di conservazione della biodiversità, che permetta di procedere con un bagaglio di dati e conoscenze adeguate ad interventi di ripristino degli ecosistemi terrestri e marini degradati, incrementare gli interventi di riforestazione, di aumento della resilienza delle foreste ai cambiamenti climatici, di gestione forestale e utilizzazione dei boschi sostenibile, così da garantire, in linea con la Strategia europea sulla Biodiversità per il 2030, livelli di mitigazione adeguati a contenere la crisi climatica;

i) un'attenzione rinnovata all'agricoltura sostenibile, al fine di includervi elementi della Strategia europea "Farm to fork" (agroecologia, agricoltura biologica, ed integrata, impianti di agrivoltaico, riduzione degli agenti chimici e dei pesticidi che influenzano suolo ed acque e minacciano la biodiversità);

j) l'introduzione di misure volte a promuovere una mobilità pubblica e privata quanto più possibile sostenibile, soprattutto orientata verso autoveicoli ibridi o completamente elettrici, favorendo la diffusione di comportamenti responsabili a livello ambientale, anche attraverso misure incentivanti per il settore dell'automotive;

3) anche alla luce delle più recenti innovazioni a livello europeo, ad attuare ogni misura che favorisca la transizione dall'economia lineare verso un modello di economia circolare basato su un uso efficiente delle risorse naturali, su una corretta gestione dell'acqua e su un virtuoso ciclo dei rifiuti che punti, nel rispetto della gerarchia europea, alla riduzione, al riuso e al recupero di materia ed energia, al fine di prolungare la durata, l'uso condiviso e la riparazione dei prodotti, incrementando il riciclo e migliorando l'impiego e l'innovazione dei materiali riciclati e delle tecnologie di produzione, nonché, in materia di rifiuti, di imballaggi, discariche, rifiuti elettrici ed elettronici, veicoli fuori uso e pile, che riduca il conferimento in discarica e favorisca raccolta e gestione differenziata dei rifiuti;

4) a procedere a riforme di sistema in materia di economia circolare, che permettano di individuare flussi prioritari, obiettivi, scadenze, misure di intervento efficaci e consistenti, e l'accelerazione, anche attraverso una semplificazione delle procedure di approvazione dell'emanazione dei decreti "End of Waste" per la cessazione della qualifica di rifiuto che andrebbero a sostegno di una filiera italiana estremamente competitiva e generatrice di innovazione ed occupazione;

5) a procedere altresì all'elaborazione di un piano industriale nazionale di gestione dei rifiuti e connessa gestione del ciclo delle acque, mediante la realizzazione di un sistema di impiantistica adeguata anche di riciclo e riuso, di recupero di materia, comprensivo di un sistema efficiente e rinnovato di depuratori, di risistemazione del sistema fognario, dell'adeguamento del sistema di raccolta e trattamento delle acque reflue urbane ed industriali, che tenga conto anche delle disparità territoriali e le colmi in tempi ravvicinati;

6) ad operare con ogni iniziativa utile al fine di garantire che siano colte le opportunità generate da una trasformazione economica guidata dalla transizione verde e digitale, rendendola coesa e inclusiva e mettendo in atto ogni azione tesa a far sì che si generi nuova e più qualificata occupazione, avendo particolare riguardo a politiche a favore dell'occupazione femminile e giovanile, incentivando la diffusione di tecnologie digitali pulite e contribuendo alla visione e agli obiettivi della transizione ecologica negli anni a venire;

7) ad incentivare le misure ambientali, relativamente all'applicazione di tecnologie a zero emissioni, con riferimento alla rete di trasporti, verso una direzione di maggiore resilienza e sostenibilità ambientale, incrementando il rinnovo del parco autobus e della flotta dei treni adibiti al trasporto pubblico locale con modelli a ridotte emissioni;

8) a favorire una trasformazione culturale che permetta di sostenere adeguatamente la transizione ecologica, a partire dalle scuole, dalle università, dal mondo dei media, a partire dall'evidenza della necessità del cambiamento nell'oggi, dato che il riscaldamento del pianeta, se non rallentato e fermato, avrà effetti devastanti nel giro di una generazione;

9) ad impegnare la trasformazione digitale del Paese negli obiettivi di transizione ecologica, mediante l'utilizzo mirato ed adeguato delle nuove tecnologie a servizio della tutela dell'ambiente e del cambiamento;

10) ad intervenire in materia di politica industriale e di riqualificazione del settore manifatturiero, sostenendo e favorendo la transizione equa e giusta verso un modello economico-produttivo ecologicamente sostenibile;

11) a garantire l'adeguato utilizzo i fondi a disposizione del nostro Paese per accompagnare la transizione e il superamento dell'utilizzo dei combustibili fossili, con l'attuazione della strategia energetica nazionale che punti sul risparmio e sull'efficienza energetica e sull'utilizzo su larga scala delle energie rinnovabili;

12) a procedere in tempi brevi alla revisione del Piano nazionale per l'energia e il clima (PNIEC) al fine di adeguarlo ai nuovi vincolanti obiettivi europei in materia di clima e di abbattimento delle emissioni dannose, portandoli dall'attuale 38 per cento ad almeno il 55 per cento, assicurando altresì la coerenza tra PNRR e PNIEC ed evitando lo sfasamento di obiettivi e target, nonché a valutare periodicamente i progressi e l'adeguatezza delle misure adottate, in particolare sulla quantità e sulla qualità del lavoro connesso alla transizione energetica.

(1-00340)