• Testo INTERPELLANZA

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Atto a cui si riferisce:
C.2/01157 (2-01157) «Miceli, Raciti, Rizzo Nervo, Nitti, Lattanzio, Viscomi, Siani, Gariglio, Benamati, Andrea Romano, Pizzetti, Cenni, Mauri, Sani, Buratti, De Filippo, Carnevali, Avossa, Di Giorgi,...



Atto Camera

Interpellanza urgente 2-01157presentato daMICELI Carmelotesto diMercoledì 31 marzo 2021, seduta n. 478

   I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, per sapere – premesso che:

   da notizie a mezzo stampa si è appreso che i carabinieri del Nas di Palermo e del comando provinciale di Trapani hanno dato esecuzione a un'ordinanza di misura cautelare che ha comportato gli arresti domiciliari nei confronti di appartenenti al dipartimento regionale per le attività sanitarie e osservatorio epidemiologico (Dasoe) dell'assessorato della salute della regione siciliana con l'accusa di aver diffuso dati falsi riguardanti la pandemia di COVID-19 al fine di evitare l'istituzione di zone «rosse» o «arancioni» sul territorio siciliano;

   secondo quanto riportato, agli arrestati sarebbero stati contestati i reati di falso materiale ed ideologico, poiché avrebbero modificato i dati relativi ai positivi, ai morti e ai risultati dei tamponi, alterando in particolare in difetto il numero dei decessi e dei contagiati e in eccesso il numero dei tamponi eseguiti, e così profondamente falsificando il quadro complessivo dei dati diretti all'istituto superiore di sanità, sulla base dei quali sarebbero stati poi adottati i provvedimenti per il contenimento della diffusione del virus;

   ancor più grave è la circostanza che, oltre agli arresti domiciliari disposti per una dirigente generale della regione e alcuni funzionari e collaboratori, risulterebbe indagato anche l'assessore regionale alla sanità Ruggero Razza rispetto al quale sarebbe emerso il parziale coinvolgimento nelle attività delittuose del dipartimento;

   particolarmente critica, poi, risulterebbe la situazione di Palermo, che avrebbe molto probabilmente dovuto essere dichiarata zona «rossa» e il cui sindaco ha già detto che costituirà il comune come parte civile nel procedimento giudiziario, avendo basato molte delle scelte e dei provvedimenti amministrativi di questi mesi proprio su quei dati;

   è evidente che qualora i fatti riportati venissero confermati, sarebbero di una gravità inaudita, in quanto l'alterazione dei numeri, compresi quelli sui decessi, avrebbe impedito l'adozione di misure di contenimento ben più severe ed efficaci contro la diffusione della pandemia nel territorio siciliano, mentre la contraffazione dei dati reali almeno fin dal novembre del 2020 avrebbe esposto la popolazione siciliana a rischi di contagio assai più elevati rispetto a quelli conseguenti ai dati ufficialmente dichiarati;

   tale quadro risulta aggravato dal fatto che nei mesi passati il presidente della regione siciliana, in qualità di commissario delegato per l'emergenza COVID-19 nella sua regione, si è ripetutamente scontrato pubblicamente con il Governo nazionale e con il Commissario nazionale per l'emergenza COVID-19 lamentando la natura schiettamente politica alla base dei provvedimenti restrittivi adottati a livello nazionale per il contenimento dell'epidemia; provvedimenti che secondo il presidente della regione siciliana venivano assunti in spregio e danno della popolazione siciliana proprio in virtù della difformità di quei dati provenienti dalla sua regione e che non erano atti a giustificare, a suo parere, provvedimenti così restrittivi, e dunque, da lui ritenuti assolutamente punitivi nei confronti dei cittadini siciliani;

   quello che sembra emergere dalle notizie riportate dagli organi di informazione è dunque un quadro sconcertante e sconfortante del modo in cui sono stati gestiti i dati pandemici regionali, in un contesto in cui, alla diffusa disorganizzazione ed alla lentezza da parte degli uffici periferici incaricati della raccolta dei dati, si sarebbe sommato il dolo di organi amministrativi e politici ai vertici dell'organizzazione regionale, nel tentativo di dare un'immagine di tenuta ed efficienza del servizio sanitario regionale, e della classe politica che la amministra, migliore di quella reale, con la conseguente esposizione della popolazione siciliana a rischi gravissimi per la salute pubblica;

   in attesa che le indagini della magistratura facciano il loro corso, e definiscano con certezza le responsabilità dei fatti riportati, appare opportuno ricordare che il Governo può sostituirsi a organi delle regioni, delle città metropolitane, delle province e dei comuni nel caso di pericolo grave per l'incolumità e la sicurezza pubblica, ovvero quando lo richiedono, in particolare, la tutela dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali, prescindendo dai confini territoriali dei governi locali –:

   quali iniziative urgenti il Governo intenda adottare, per quanto di sua competenza, per assicurare la ricostituzione immediata di un sistema di trasmissione di tutti i dati correlati al rischio pandemico che sia efficace e reale, nonché quali iniziative urgenti intenda adottare per garantire il ripristino immediato delle condizioni di sicurezza per la salute pubblica di tutti i cittadini nella regione siciliana, anche valutando l'opportunità di riportare la gestione dell'emergenza epidemiologica in questa regione direttamente in capo al commissario straordinario per l'emergenza COVID-19 nominato a livello nazionale.
(2-01157) «Miceli, Raciti, Rizzo Nervo, Nitti, Lattanzio, Viscomi, Siani, Gariglio, Benamati, Andrea Romano, Pizzetti, Cenni, Mauri, Sani, Buratti, De Filippo, Carnevali, Avossa, Di Giorgi, Verini, Sensi, Pezzopane, Enrico Borghi, Fiano, Gribaudo, Ubaldo Pagano, Fragomeli, Bordo, Boccia, Delrio, Navarra, Cappellani».