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Atto a cui si riferisce:
S.1/00329 premesso che: il 7 febbraio 2020, l'attivista e ricercatore egiziano Patrick George Zaki è stato prelevato dagli agenti dell'Agenzia di sicurezza nazionale egiziana all'aeroporto del...



Atto Senato

Mozione 1-00329 presentata da FRANCESCO VERDUCCI
mercoledì 24 marzo 2021, seduta n.307

VERDUCCI, SEGRE, ALFIERI, CIRINNA', FEDELI, PARRINI, VALENTE, ROSSOMANDO, PITTELLA, GIACOBBE, BITI, BOLDRINI, D'ALFONSO, D'ARIENZO, FERRAZZI, IORI, MANCA, MARGIOTTA, PINOTTI, STEFANO, TARICCO, ROJC, DE PETRIS, UNTERBERGER, LANIECE, MONTEVECCHI, NUGNES, SBROLLINI, SAPONARA, RICHETTI, RUSSO, MARILOTTI, RUOTOLO, DE LUCIA, NANNICINI, ASTORRE - Il Senato,

premesso che:

il 7 febbraio 2020, l'attivista e ricercatore egiziano Patrick George Zaki è stato prelevato dagli agenti dell'Agenzia di sicurezza nazionale egiziana all'aeroporto del Cairo e arrestato;

i pubblici ministeri della corte di Mansoura, sua città natale, hanno ordinato la detenzione preventiva, contestandogli i reati di "istigazione a proteste e propaganda di terrorismo sul proprio profilo Facebook", ovvero l'aver pubblicato notizie false con l'intento di disturbare la pace sociale, di aver incitato proteste contro l'autorità pubblica, di aver sostenuto il rovesciamento dello stato egiziano usando i social network e di aver istigato alla violenza e al terrorismo;

al momento dell'arresto Zaki stava frequentando un master internazionale in Studi di genere all'università di Bologna ed era attivista presso l'organizzazione non governativa "Egyptian initiative for personal rights", una delle ultime organizzazioni indipendenti per i diritti umani attiva in Egitto;

secondo quanto riferito dai suoi avvocati, Patrick George Zaki è stato sottoposto a un interrogatorio di 17 ore da parte dell'Agenzia per la sicurezza nazionale egiziana prima di essere trasferito a Mansoura, dove è stato picchiato e torturato con scariche elettriche prima di poter vedere i suoi legali;

dopo più di un anno Patrick Zaki non è stato sottoposto ad alcun processo e lo scorso 1° marzo la sua detenzione cautelare è stata prolungata di ulteriori 45 giorni sebbene la sua situazione sanitaria sia particolarmente critica;

infatti, in una lettera inviata alla famiglia il 12 dicembre 2020 Zaki ha fatto sapere di essere molto provato dalla detenzione. "Ho ancora problemi alla schiena, ho bisogno di forti antidolorifici e di qualcosa per dormire meglio. Il mio stato mentale non è un granché dall'ultima udienza. Voglio mandare il mio amore ai miei compagni di classe e agli amici a Bologna. Mi mancano molto la mia casa lì, le strade e l'università";

considerato che:

"Amnesty international" denuncia da anni come le autorità egiziane facciano sistematicamente ricorso a misure repressive contro manifestanti e presunti dissidenti, tra cui sparizioni forzate, arresti di massa, tortura e altri maltrattamenti, uso eccessivo della forza e pesanti provvedimenti restrittivi della libertà personale;

secondo il loro rapporto "Permanent state of exception", il ruolo della Procura suprema per la sicurezza dello Stato (SSSP), un ramo speciale del pubblico ministero responsabile di perseguire i crimini che riguardano la "sicurezza dello Stato", ha subito una significativa espansione nel sistema giudiziario egiziano, giustificata dalle autorità come risposta ad attacchi violenti da parte di gruppi armati nel Paese. Tuttavia, secondo quanto invece riportato dal predetto rapporto, la SSSP svolgerebbe un ruolo centrale nella repressione guidata dalle autorità egiziane;

come denunciato da diverse organizzazioni internazionali il sistema messo in atto consiste spesso nell'utilizzare il pretesto dell'antiterrorismo per imprigionare e mettere a tacere i critici e gli oppositori o presunti tali, detenuti per mesi e talvolta anni;

secondo quanto riportato da "Human rights watch", dal colpo di Stato militare del 2013 ad oggi le autorità egiziane hanno inserito circa 3.000 persone negli elenchi terroristici, condannato a morte 3.000 persone e incarcerate 60.000. Solo nel 2020, diverse organizzazioni della società civile hanno stimato che l'Egitto abbia eseguito almeno 110 condanne a morte. Una media dunque di una ogni 3 giorni circa;

considerato, inoltre che:

il 18 dicembre 2020 il Parlamento europeo ha approvato una proposta di risoluzione comune sulle violazioni dei diritti umani in Egitto, invitando gli Stati membri prendere in considerazione misure restrittive mirate nei confronti di funzionari egiziani di alto livello responsabili delle violazioni più gravi nel Paese. I deputati dell'Europarlamento hanno chiesto la scarcerazione immediata e incondizionata di Patrick Zaki e di diversi altri prigionieri politici, oltre che l'attuazione di una reazione diplomatica ferma, rapida e coordinata da parte dell'Unione;

la proposta di risoluzione "invita l'UE, al fine di negoziare nuove priorità del partenariato, a stabilire chiari parametri di riferimento che subordinino l'ulteriore cooperazione con l'Egitto al conseguimento di progressi nelle riforme delle istituzioni democratiche, dello Stato di diritto e dei diritti umani, e a integrare la questione dei diritti umani in tutti i colloqui con le autorità egiziane";

infine "deplora il tentativo delle autorità egiziane di fuorviare e ostacolare i progressi nelle indagini sul rapimento, sulle torture e sull'omicidio del ricercatore italiano Giulio Regeni nel 2016; esprime il proprio rammarico per il continuo rifiuto delle autorità egiziane di fornire alle autorità italiane tutti i documenti e le informazioni necessari per consentire un'indagine rapida, trasparente e imparziale sull'omicidio di Giulio Regeni, conformemente agli obblighi internazionali dell'Egitto; chiede all'UE e agli Stati membri di esortare le autorità egiziane a collaborare pienamente con le autorità giudiziarie italiane, ponendo fine al loro rifiuto di inviare gli indirizzi di residenza, come richiesto dalla legge italiana, dei quattro indagati segnalati dai pubblici ministeri di Roma, al termine dell'indagine, affinché possano essere formalmente incriminati e nell'ambito di un processo equo in Italia; ammonisce le autorità egiziane da eventuali ritorsioni nei confronti dei testimoni o della Commissione egiziana per i diritti e le libertà (ECRF) e dei suoi legali";

il 12 marzo 2021 il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni unite ha espresso in una nota "profonda preoccupazione per la traiettoria assunta dai diritti umani in Egitto". I 31 Paesi firmatari, inclusi gli Stati Uniti e l'Italia, hanno chiesto allo Stato egiziano di porre fine alla persecuzione di attivisti, giornalisti e oppositori politici, e il loro immediato rilascio;

rilevato infine che:

in quest'anno si sono succedute diverse manifestazioni volte ad ottenere la liberazione di Patrick Zaki. In particolare, il Comune di Bologna lo ha nominato cittadino onorario e una petizione di più di 160.000 firme raccolte dagli attivisti di diverse realtà ha chiesto il riconoscimento della cittadinanza italiana per Zaki;

inoltre, il 21 dicembre 2020 la Conferenza dei rettori delle università italiane ha inviato un appello, rivolto al presidente Abdel Fattah al-Sisi, nel quale si sottolinea, a fronte del prolungamento della custodia cautelare, che le condizioni di salute del ragazzo sono notevolmente peggiorate e si chiede un atto di clemenza;

il comma 2 dell'articolo 9 della legge 5 febbraio 1992, n. 91, dispone che: "Con decreto del Presidente della Repubblica, sentito il Consiglio di Stato e previa deliberazione del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell'interno, di concerto con il Ministro degli affari esteri, la cittadinanza può essere concessa allo straniero quando questi abbia reso eminenti servizi all'Italia, ovvero quando ricorra un eccezionale interesse dello Stato";

la drammatica condizione in cui versa Patrick Zaki e il regime di detenzione cui è sottoposto nel carcere di massima sicurezza di Tora, noto, come denunciato ripetutamente da diverse organizzazioni internazionali, per le condizioni inumane e i continui abusi ai danni dei reclusi, unitamente alle ripetute e precedentemente citate violazioni dei diritti umani perpetrate dal regime egiziano ai danni dei dissidenti politici configurano come di tutta evidenza il ricorrere di un eccezionale interesse del nostro Paese a riconoscere tempestivamente la cittadinanza italiana al ricercatore egiziano,

impegna il Governo:

1) ad intraprendere con urgenza tutte le dovute iniziative affinché a Zaki sia riconosciuta la cittadinanza italiana ai sensi del comma 2 dell'articolo 9 della citata legge n. 91 del 1992;

2) ad adoperarsi con maggiore vigore in tutte le sedi europee e internazionali, perché l'Egitto provveda senza ulteriori indugi al rilascio di Patrick George Zaki.

(1-00329)