• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
S.4/05088 FERRERO, PISANI Pietro, TESTOR, SAVIANE, PIANASSO, DORIA, PERGREFFI, RUFA, ZULIANI, RIVOLTA, TOSATO, RICCARDI, IWOBI, SAPONARA, ARRIGONI, ALESSANDRINI, FREGOLENT, CASOLATI, MONTANI,...



Atto Senato

Interrogazione a risposta scritta 4-05088 presentata da ROBERTA FERRERO
martedì 16 marzo 2021, seduta n.306

FERRERO, PISANI Pietro, TESTOR, SAVIANE, PIANASSO, DORIA, PERGREFFI, RUFA, ZULIANI, RIVOLTA, TOSATO, RICCARDI, IWOBI, SAPONARA, ARRIGONI, ALESSANDRINI, FREGOLENT, CASOLATI, MONTANI, BRIZIARELLI, MARIN - Al Ministro dello sviluppo economico. - Premesso che:

l'emergenza pandemica che ha travolto il mondo intero da più di un anno, ha avuto, e sta avendo tuttora, riflessi devastanti su tutte le economie mondiali, ad eccezione della Cina, l'unico Paese che ha fatto registrare un PIL in crescita nel 2020;

l'Italia non vive una crisi economica di questa portata dal secondo Dopoguerra, e tutte le attività economiche, dal turismo alla produzione industriale, dal commercio all'artigianato, che ne sono state travolte, rischiano di non sopravvivere. L'Ufficio Studi della CGIA stima una perdita di fatturato per le imprese italiane di 420 miliardi di euro per il 2020, con più di 300.000 micro, piccole e medie imprese, cioè l'asse portante dell'economia del Paese, a rischio chiusura definitiva, con le evidenti conseguenze che questo comporta anche sul mercato del lavoro;

all'interno di questo gravissimo quadro, da diversi mesi ormai si sta facendo sempre più evidente un ulteriore problema, riflesso diretto delle misure restrittive adottate a livello mondiale per contenere e contrastare la pandemia, l'interruzione delle catene globali di approvvigionamento e la conseguente carenza delle materie prime;

la carenza di legno, di segati in legno e di semilavorati, già dagli ultimi mesi dello scorso anno, ha determinato un significativo rialzo dei prezzi, superiore al 30 per cento. Accanto a questo è necessario considerare le grandi difficoltà logistiche di reperimento di navi e container e il conseguente aumento dei costi e dei tempi di trasporto delle suddette materie, anche a causa della grande domanda proveniente da Cina e Stati Uniti. Il settore dell'arredo, un'eccellenza italiana che coinvolge 73.000 imprese e 311.000 addetti con un fatturato da 42,5 miliardi di euro nel 2019, ha fatto registrare a fine 2020 un calo del 16 per cento per l'intera filiera, e rischia di subire un ulteriore forte contraccolpo, così come i settori dei pellet e degli imballaggi in legno;

anche nel settore dei polimeri, da novembre 2020, si è assistito ad una grave carenza sul mercato di materie plastiche, che ha determinato, a sua volta, un'esplosione dei prezzi, con aumenti fino al 40 per cento su base annua, ed un diffuso ricorso, da parte dei colossi mondiali della produzione di queste materie, alla clausola della causa di forza maggiore presente nei contratti di acquisto, al fine di richiederne l'annullamento o per giustificare i ritardi nelle consegne. Anche i tempi di consegna dei suddetti materiali sono infatti raddoppiati o triplicati, dati i maggiori controlli, l'allungamento dei tempi di movimentazione nei porti, nonché la scarsa disponibilità degli stessi container, in gran parte assorbiti dalla Cina, che ha ripreso con vigore sia l'import che l'export, determinando altresì un'impennata dei costi del nolo dei container, quasi quadruplicati;

la grave carenza dei metalli industriali quali rame, nichel, acciaio e alluminio, nonché dei semiconduttori, sta invece incidendo profondamente sui settori dell'edilizia, dell'informatica e dell'automotive. Anche in questo caso già dagli ultimi mesi del 2020 si è assistito ad un consistente aumento dei prezzi, determinato da un lato, dalla fiducia nei vaccini, e dunque dall'idea di una ripresa economica trainata dall'attività manifatturiera, mentre dall'altro, dalla prevedibile interruzione dell'offerta, causata da una sensibile riduzione degli investimenti in nuovi progetti minerari dal crollo dei prezzi del 2014-2015. A questo va aggiunto, nuovamente, il ruolo da protagonista che la Cina gioca in questo settore, consumando circa metà del rame in circolazione, circa il 60 per cento del nichel e più della metà dell'acciaio mondiale, materiale quest'ultimo del quale è anche maggior produttore, esportando circa un miliardo di tonnellate di acciaio all'anno;

con riguardo ai semiconduttori, appare il caso di evidenziare come anch'essi abbiano visto aumentare significativamente i loro prezzi, rialzo che si prevede durare almeno fino al 2022, mentre la loro carenza sul mercato, prevista fino al terzo trimestre del 2021, sta creando serie difficoltà soprattutto alla filiera dell'automotive, già in profonda crisi, costringendo negli ultimi mesi numerose aziende a sospendere temporaneamente le attività lavorative di diversi stabilimenti in tutto il mondo;

considerato che:

in tutti i Paesi occidentali si assiste al tentativo di sfruttare l'opportunità offerta da questa gravissima crisi economica per predisporre politiche di sviluppo e di rilancio economico, che pongano al centro il massiccio utilizzo di energie rinnovabili, la mobilità sostenibile, con specifico riferimento all'alimentazione elettrica, e la diffusione delle tecnologie di intelligenza artificiale. Politiche che richiedono, per la loro realizzazione, enormi quantitativi di metalli industriali, determinandone un sensibile aumento della domanda e dunque del prezzo;

tale dinamica della domanda è poi perfettamente riscontrabile nei dati di crescita del settore manifatturiero sia in Europa che in Italia. L'indice destagionalizzato Pmi IHS Markit del settore manifatturiero italiano ha infatti raggiunto quota 56,9, in salita dal 55,1 di gennaio, il valore più alto degli ultimi tre anni;

i gravi problemi di approvvigionamento e rincaro delle materie prime, assieme all'indisponibilità e al rincaro dei container, per la maggior parte destinati ad esaudire la domanda cinese, stanno però mettendo a serio rischio la capacità delle aziende di evadere gli ordini nel rispetto delle scadenze concordate, esponendole a rilevanti perdite economiche;

l'eventuale sospensione o riduzione delle produzioni non può che riflettersi poi sul mercato del lavoro, riducendo drasticamente i livelli occupazionali, nonché, d'altro canto, sulla tenuta dei consumi di determinati beni, che vedranno inevitabilmente aumentare i loro prezzi;

molte delle associazioni di categoria dei settori interessati stanno da tempo rappresentando le questioni evidenziate, chiedendo interventi concreti, che incentivino ricerca e sviluppo, e il rinnovamento delle filiere, sì da metterne in sicurezza la sopravvivenza,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza del complesso fenomeno illustrato in premessa e se non ritenga opportuno, con il coinvolgimento dell'intera compagine governativa, attivare, nelle opportune sedi europee e internazionali, iniziative volte a garantire la tenuta delle filiere produttive interessate dai fenomeni descritti, predisponendo altresì politiche economiche tese al rientro in Italia e in Europa di produzioni strategiche per l'economia nazionale, che sono state delocalizzate negli ultimi decenni, riducendo così le catene globali del valore.

(4-05088)