• Testo RISOLUZIONE IN COMMISSIONE

link alla fonte scarica il documento in PDF

Atto a cui si riferisce:
C.7/00615 (7-00615) «Cubeddu, Invidia, Ciprini, Cominardi, Tripiedi, Segneri, Barzotti, Davide Aiello, Amitrano, Pallini, Tucci».



Atto Camera

Risoluzione in commissione 7-00615presentato daCUBEDDU Sebastianotesto diGiovedì 11 marzo 2021, seduta n. 467

   La XI Commissione,

   premesso che:

    Abramo Customer Care era ed è tuttora una delle aziende più importanti nella fornitura di servizi BPO (Business Process Outsourcing) specializzata nell'attività di customer care e vendita, attiva dal 1997 con sedi in Calabria, Sicilia e Lazio;

    nel settembre 2020 la società ha comunicato al Ministero del lavoro e delle politiche sociali una procedura di licenziamento collettivo nei confronti di 107 dipendenti a tempo indeterminato, tutti impiegati presso l'unità di Crotone, e a novembre 2020 ha presentato presso il tribunale civile di Roma un'istanza di concordato preventivo che i dipendenti e i sindacati temono sia l'anticamera del fallimento, che metterebbe a rischio il futuro occupazionale di circa 3.200 dipendenti, dei quali quasi due terzi sono attivi in Calabria ed in particolare nella città di Crotone, con i restanti lavoratori presenti in Sicilia e nel Lazio;

    i dipendenti di Abramo Customer Care versano in una grave incertezza relativa al proprio futuro occupazionale e stanno già subendo gravi contraccolpi economici, alla luce del fatto che l'eventuale ricorso ad una riduzione di personale di ampie dimensioni, anche in considerazione della grave crisi economica prodotta dalla pandemia da Covid-19, creerebbe fortissimi problemi ai lavoratori direttamente interessati, nonché rilevanti ricadute sociali negative in territori, come quello della Calabria, dove sono concentrati la maggior parte dei dipendenti dell'impresa. Sono tanti i nuclei familiari in difficoltà, con esigenze basilari che, improvvisamente, non sapranno più come affrontare;

    secondo quanto si apprende dalla stampa on line (https://ilmanifesto.it) la crisi di Abramo Customer Care sarebbe stata generata da una riduzione di fatturato che, a livello di gruppo, è passato da 160 milioni di euro nel 2017 a 100 milioni di euro nel 2019. La riduzione significativa e repentina di fatturato ha generato perdite rilevanti vista l'incidenza di più dell'80 per cento del costo del lavoro sui ricavi;

    è evidente che la crisi della Abramo Customer Care coincide con la crisi che sta coinvolgendo tutto il settore dei call center e le cui cause sarebbero riconducibili ad una serie di fattori di «sistema»: calo progressivo e costante dei volumi di attività, dinamiche competitive spesso improntate al dumping, struttura di costi rigida e per buona parte legata al costo del lavoro, mancanza di regole certe, chiare e rispettate da tutti gli attori del settore e sopravvento delle nuove tecnologie digitali e assenza di una vera visione industriale e strategica;

    a queste criticità di settore, ora si aggiungono le problematiche derivanti dalla pandemia;

    come risulta dal rapporto «Mercato del lavoro 2020 – Una lettura integrata» del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, Inps, Istat, Inail ed Anpal, nel 2020 la pandemia dovuta al Covid-19 ha condizionato in maniera cruciale gli sviluppi dell'economia e della società, in Italia come nel mondo intero. L'emergenza sanitaria e la conseguente sospensione delle attività di interi settori produttivi hanno rappresentato, anche nel nostro Paese, uno shock improvviso e senza precedenti sulla produzione di beni e servizi e, di conseguenza, sul mercato del lavoro. In particolare, nel secondo trimestre 2020, si è assistito a un crollo dell'attività economica, seguito da un recupero, per certi aspetti superiore alle aspettative, nel terzo trimestre e a una nuova riduzione nel quarto dovuta alla recrudescenza della diffusione dei contagi;

    l'emergenza sanitaria ha prodotto anche un mutamento repentino e radicale della modalità di erogazione della prestazione lavorativa, con un aumento del lavoro da remoto. Nel secondo trimestre 2020 il lavoro da casa ha interessato oltre 4 milioni di lavoratori, il 19,4 per cento del totale (era il 4,6 per cento nel secondo trimestre 2019);

    il Governo ha adottato numerose misure per fronteggiare le ricadute economiche e le conseguenze sul mercato del lavoro causate dalla emergenza sanitaria: ha previsto, tra l'altro, nella legge di bilancio n. 178 del 2020 (articolo 1, comma 179) anche un allentamento della normativa prevista dal decreto-legge n. 87 del 2018 (cosiddetto decreto «Dignità») disponendo la proroga fino al 31 marzo 2021 del termine di validità del regime transitorio in materia di contratti a tempo determinato che semplifica il ricorso a tali contratti con la possibilità di rinnovare o prorogare, per un periodo massimo di dodici mesi e per una sola volta, i contratti di lavoro subordinato a termine, anche in assenza delle causali di cui all'articolo 19, comma 1, del decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81;

    la legge di bilancio n. 178 del 2020 ha previsto altresì importanti agevolazioni contributive per le assunzioni a tempo indeterminato e per le conversioni di contratti a tempo determinato in contratti a tempo indeterminato nonché esoneri contributivi per le assunzioni nelle aree svantaggiate del Sud (cosiddetta «decontribuzione Sud»);

    infine con riferimento specifico al settore dei call center, la legge di bilancio n. 178 del 2020 all'articolo 1, comma 280, ha disposto anche per l'anno 2021 il rifinanziamento nei limiti di spesa di 20 milioni di euro delle misure di sostegno del reddito per i lavoratori dei call center di cui all'articolo 44, comma 7, del decreto legislativo n. 148 del 2015;

    secondo il rapporto «Mercato del lavoro 2020 – Una lettura integrata» del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, Inps, Istat, Inail ed Anpal, «Nel periodo di post-lockdown, più di 2 individui su 3 sono rientrati nel mercato del lavoro con contratti a tempo determinato (69,1 per cento), seguiti dai contratti in somministrazione (14,1 per cento) e a tempo indeterminato (10,9 per cento)», segno che la crisi del settore call center non è ricollegabile alle norme adottate con il decreto-legge n. 87 del 2018,

impegna il Governo:

   ad istituire un tavolo di crisi tra le rappresentanze dei lavoratori e i titolari della Abramo Customer Care spa che veda la partecipazione anche delle istituzioni regionali e locali, al fine di adottare ogni iniziativa utile e necessaria per tutelare i lavoratori della Abramo Customer Care e assicurare adeguate forme di sostegno del reddito in base alla normativa vigente, con particolare riguardo alla sede produttiva posta nella città di Crotone, area dove il tessuto economico è ancora molto fragile e più alta è la disoccupazione;

   a favorire l'utilizzo di tutti gli strumenti previsti dalla recente legge di bilancio n. 178 del 2020 al fine di tutelare i livelli occupazionali della azienda Abramo Customer care, in particolar modo favorendo, con il coinvolgimento delle regioni interessate e delle parti sociali, anche l'utilizzo dei nuovi fondi per i lavoratori del settore call center e dei fondi per le politiche attive del lavoro e di forme innovative di organizzazione del lavoro basate sullo smart working;

   a promuovere, per quanto di competenza, ogni iniziativa volta a favorire l'utilizzo di tutti gli strumenti previsti dalle disposizioni contenute nella legge di bilancio n. 178 del 2020 che prevedono, tra l'altro, anche misure di incentivazione per la trasformazione dei contratti a tempo determinato in essere in contratti a tempo indeterminato e nuove misure di politica attiva del lavoro;

   ad adottare ogni opportuna iniziativa, anche di tipo normativo, che favorisca i percorsi di aggiornamento dei lavoratori dipendenti dei call center e percorsi di innovazione e sviluppo degli Outsourcer che argini la crisi produttiva e occupazionale del settore;

   a promuovere, per quanto di competenza, l'adozione di misure di politica attiva del lavoro e di aggiornamento dei modelli di business in relazione ai cambiamenti organizzativi resi necessari dal remote working e quelle proprie delle macro tendenze che interessano il settore, come la digitalizzazione dei servizi e il self-care al fine di favorire il mantenimento dei livelli occupazionali e il rilancio dell'attività dell'azienda.
(7-00615) «Cubeddu, Invidia, Ciprini, Cominardi, Tripiedi, Segneri, Barzotti, Davide Aiello, Amitrano, Pallini, Tucci».