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Atto a cui si riferisce:
S.1/00327 premesso che: nel 2013 gli esponenti degli organi di amministrazione e controllo di Banca Popolare di Bari hanno formalizzato l'interesse all'acquisizione di Banca Tercas, negoziando e...



Atto Senato

Mozione 1-00327 presentata da LAURA BOTTICI
giovedì 4 marzo 2021, seduta n.303

BOTTICI, PESCO, FENU, TURCO, LEONE, DI PIAZZA, PISANI Giuseppe, DONNO, GALLICCHIO, PRESUTTO, CASTELLONE, LANZI, PAVANELLI, VANIN, RICCIARDI, ROMAGNOLI, GAUDIANO, MATRISCIANO, L'ABBATE, DELL'OLIO, MANTOVANI, PELLEGRINI Marco, LUPO, TRENTACOSTE, PIRRO, TONINELLI, ROMANO, CIOFFI, MARINELLO, SANTILLO, CROATTI - Il Senato,

premesso che:

nel 2013 gli esponenti degli organi di amministrazione e controllo di Banca Popolare di Bari hanno formalizzato l'interesse all'acquisizione di Banca Tercas, negoziando e ottenendo dal Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (FITD) il contributo ritenuto necessario per l'acquisizione. Quest'ultimo, inizialmente stimato in 280 milioni di euro, venne successivamente portato a 330 milioni di euro in esito ad una specifica due diligence e ad una contrattazione tra la Banca Popolare di Bari e il FITD. L'intervento, nello specifico, prevedeva: un contributo di 265 milioni di euro a copertura del deficit patrimoniale di Banca Tercas; una garanzia di 35 milioni di euro a copertura del rischio di credito associato a determinate esposizioni della stessa; una garanzia di 30 milioni di euro a copertura dei costi derivanti dal trattamento fiscale della prima misura. Banca d'Italia autorizza l'intervento il 7 luglio 2014;

la Commissione europea, nel 2015, ha chiesto alle Autorità nazionali informazioni in merito al suddetto intervento del FITD, aprendo la procedura per presunti aiuti di Stato per il sostegno finanziario verso Banca Tercas. Nello stesso anno, il FITD, in linea con quanto intrapreso per il "caso Tercas", delibera un intervento, di circa 2 miliardi di euro, per il salvataggio di Banca delle Marche, Banca Popolare dell'Etruria e del Lazio, Cassa di Risparmio di Ferrara e Cassa di Risparmio di Chieti (cosiddetto "quattro banche"). Il confronto tra la Commissione europea e le Autorità italiane viene esteso anche a questo secondo intervento. L'intervento preventivo del FITD aveva l'obiettivo di evitare l'ipotesi estrema del mancato rimborso dei depositi garantiti pari, per la seconda ipotesi di salvataggio, a 12,5 miliardi di euro;

nell'agosto del 2015, la Direzione generale per la concorrenza della Commissione europea (DG-COMP) notifica alle Autorità di vigilanza italiane il divieto di procedere ad una ricapitalizzazione delle "quattro banche" in assenza di una decisione della Commissione europea sull'intervento del FITD per Banca Tercas. A seguito delle ulteriori formalità assunte dal FITD nella definizione degli interventi descritti, la Commissione europea:

il 19 novembre dello stesso anno informa il Ministero dell'economia e delle finanze la potenziale configurazione dell'utilizzo del FITD come "aiuti di Stato" e la necessità di applicare la normativa della direttiva BRRD (Bank recovery and resolution directive);

il 22 novembre notifica alle Autorità nazionali il parere negativo preventivo all'intervento del FITD per Banca Tercas, pregiudicando, così, l'utilizzo delle risorse del FITD anche per le "quattro banche" e condizionando la gestione delle ulteriori crisi del Monte Paschi di Siena, di Veneto Banca e di Banca Popolare di Vicenza;

il 23 dicembre rende ufficiale la propria decisione, qualificando le misure del FITD, autorizzate dalla Banca d'Italia, come aiuti incompatibili e illegittimi concessi dalla Repubblica italiana a Banca Tercas e disponendo che detti aiuti fossero, quindi, recuperati;

le Autorità italiane, il 21 novembre 2015, in linea con le previsioni del decreto legislativo n. 180 del 2015, relativo all'istituzione del quadro di risanamento e risoluzione degli enti creditizi e delle imprese di investimento, avviano le procedure di risoluzione delle "quattro banche" e dispongono l'applicazione delle misure di burden sharing per gli azionisti e gli obbligazionisti subordinati delle stesse banche. L'operazione di scissione delle "nuove banche" è stata disposta e disciplinata con il decreto-legge 22 novembre 2015, n. 183, poi confluito nella legge 28 dicembre 2015, n. 208;

considerato che:

le Autorità italiane ed il FITD, in merito alla decisione della Commissione europea sul caso della Banca Tercas, presentano un ricorso sostenendo che l'intervento del FITD, e l'utilizzo delle relative risorse, sia da intendersi di carattere "privatistico" e, pertanto, non rientrante nel perimetro degli aiuti di Stato. Il Tribunale dell'Unione europea, il 19 marzo 2019, annulla la decisione della Commissione europea, qualificando l'intervento del FITD come legittimo e compatibile con la normativa europea. La Commissione europea presenta un ricorso impugnando la decisione del Tribunale. La Corte di Giustizia dell'Unione europea, il 2 marzo 2021, respinge il ricorso della Commissione europea confermando le tesi del FITD, di Banca d'Italia e di Banca Popolare di Bari;

le decisioni della Commissione europea hanno comportato ingenti danni economici a carico sia dello Stato Italiano che dei risparmiatori delle banche sottoposte alle procedure di risoluzione e liquidazione. È opportuno, altresì, non tralasciare l'immagine negativa subita dal sistema bancario italiano, con tutte le conseguenti difficoltà nelle operazioni di finanziamento e di collocamento delle passività, sia tra gli operatori di mercato che tra la clientela retail;

ritenuto che:

ai sensi e per gli effetti dell'articolo 266 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, da una sentenza di annullamento deriva l'obbligo per l'Istituzione che ha adottato l'atto, di disporre un "ripristino adeguato della situazione del ricorrente" o di evitare comunque un atto identico;

come da giurisprudenza consolidata, può essere sollevata una questione di responsabilità extracontrattuale dell'Unione, se sono soddisfatte le tre seguenti condizioni cumulative: 1) illeceità del comportamento contestato all'istituzione interessata; 2) effettività del danno; 3) sussistenza di un nesso di causalità tra detto comportamento e danno lamentato. Nel caso in esame appaiono soddisfatte tutte le citate condizioni,

impegna il Governo ad attivarsi presso le competenti sedi, nazionali ed europee, al fine di richiedere il totale risarcimento dei danni, sia diretti che indiretti, relativi alla gestione delle crisi bancarie dal 2015 ad oggi ed alle conseguenze causate nella riparametrazione del rischio Paese e tutti i maggiori costi sostenuti dallo Stato italiano nel collocamento del debito sovrano.

(1-00327)