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Atto a cui si riferisce:
C.4/03545 (4-03545)



Atto Camera

Risposta scritta pubblicata Mercoledì 17 febbraio 2021
nell'allegato B della seduta n. 458
4-03545
presentata da
RUSSO Paolo

  Risposta. — Con riferimento all'atto di sindacato ispettivo in esame, sentita la direzione generale competente del Ministero dello sviluppo economico, si rappresenta quanto segue.
  L'interrogante fa riferimento alla questione della scansione cronologica delle bollette telefoniche. Specificamente, nel periodo che va dalla fine del 2016 all'inizio del 2018, le maggiori compagnie telefoniche hanno inviato ai clienti le bollette ogni 28 giorni invece che ogni mese, con l'effetto di determinare aumenti a carico dei consumatori.
  L'interrogante correttamente ricorda che sulla vicenda si è pronunciata l'autorità per le garanzie nelle comunicazioni (AGCOM). Interpellata sulla questione in parola, l'Agcom rappresenta quanto segue.
  In data 15 marzo 2017 l'autorità ha emanato la delibera n. 121/17/Cons di modifica alla delibera n. 252/16/Cons recante «Misure a tutela degli utenti per favorire la trasparenza e la comparazione delle condizioni economiche dell'offerta dei servizi di comunicazione elettronica», la quale stabilisce: «Per la telefonia fissa la cadenza di rinnovo delle offerte e della fatturazione deve essere su base mensile o suoi multipli. Per la telefonia mobile la cadenza non può essere inferiore a quattro settimane. In caso di offerte convergenti con la telefonia fissa, prevale la cadenza relativa a quest'ultima» (articolo 3, comma 10 della delibera n. 252/16/Cons, – inserito all'articolo 1 della delibera n. 121/17/Cons).
  Con ciò, si stabilisce che l'unità temporale per la cadenza di rinnovo e fatturazione dei contratti di rete fissa debba essere il mese, affinché l'utente possa avere la corretta percezione del prezzo offerto da ciascun operatore e la corretta informazione sul costo indicato in bolletta per l'uso dei servizi.
  Gli operatori si sarebbero dovuti adeguare a tali disposizioni entro il 22 giugno 2017. Tuttavia, questi non si sono adeguati e hanno invece impugnato la delibera Agcom dinanzi al giudice amministrativo.
  Sulla problematica del mancato adeguamento, da parte degli operatori telefonici, agli obblighi imposti dall'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, si sono attivati sia il Governo che il Parlamento.
  In particolare il Ministero dello sviluppo economico ha avviato nel 2017 un'interlocuzione direttamente con gli operatori e con l'associazione Asstel.
  Il 16 ottobre 2017 è stato emanato il decreto-legge n. 148, al quale, in fase di conversione con legge 4 dicembre 2017, n. 172, è stato introdotto l'articolo 19-quinquiesdecies recante «Misure urgenti per la tutela degli utenti dei servizi di telefonia, reti televisive e comunicazioni elettroniche in materia di cadenza di rinnovo delle offerte e fatturazione dei servizi». In particolare, tale decreto ha novellato il decreto-legge 31 gennaio 2007, n. 7 recante «Misure urgenti per la tutela dei consumatori, la promozione della concorrenza, lo sviluppo di attività' economiche, la nascita di nuove imprese, la valorizzazione dell'istruzione tecnico-professionale e la rottamazione di autoveicoli», introducendo l'obbligo per i fornitori di servizi di comunicazione elettronica di prevedere una cadenza di rinnovo delle offerte e della fatturazione dei servizi su base mensile o di multipli del mese.
  La verifica della corretta informativa ai clienti è demandata all'Agcom, la quale, in data 20 dicembre 2017, ha adottato le «Linee Guida sull'attività di vigilanza da parte dell'autorità per le garanzie nelle comunicazioni a seguito dell'entrata in vigore dell'articolo 19-quinquiesdecies del D.L. 16 ottobre 2017 n. 148, convertito con modificazioni dalla legge 4 dicembre 2017, n. 172».
  L'Agcom ha posto in essere verifiche in ordine all'adempimento della delibera n. 121/17/Cons. A valle di tali verifiche, l'Agcom ha avviato quattro procedimenti sanzionatori nei confronti delle società TIM S.p.A., Wind Tre S.p.A., Vodafone Italia S.p.A. e Fastweb S.p.A., tutti conclusi con un provvedimento di ordinanza ingiunzione, di cui alle delibere nn. 497/17/Cons, 498/17/Cons, 499/17/Cons e 500/17/Cons del 19 dicembre 2017, per un totale di oltre 2,3 milioni di euro di sanzioni irrogate.
  Con successive delibere – n. 112/18/Cons indirizzata a Tim, n. 113/18/Cons indirizzata a Fastweb, n. 114/18/Cons indirizzata a Vodafone e n. 115/18/Cons indirizzata a Wind Tre – l'Autorità ha diffidato gli operatori in parola «a far venir meno in sede di ripristino del ciclo di fatturazione con cadenza mensile o di multipli del mese gli effetti dell'illegittima anticipazione della decorrenza delle fatture emesse successivamente alla data del 23 giugno 2017», prevedendo, invece, che le fatture venissero posticipate «per un numero di giorni pari a quelli erosi in violazione della delibera n. 121/17/Cons in modo da non gravare gli utenti dei costi derivanti dalla abbreviazione del ciclo di fatturazione».
  Il termine entro il quale ottemperare alle diffide sopra richiamate è stato inizialmente fissato al 31 dicembre 2018 (delibera n. 269/18/Cons), successivamente slittato per effetto delle pronunce dei giudici amministrativi nel frattempo intervenute.
  L'autorità ha dunque individuato una modalità precisa di restituzione dei giorni erosi, mediante la posticipazione della fatturazione di un numero di giorni pari a quelli erosi, senza la necessità di alcuna richiesta di risarcimento da parte dei clienti.
  I ricorsi proposti dagli operatori telefonici sono stati decisi dal Consiglio di Stato con pronunce rese in data 4 luglio 2019. Il Consiglio di Stato ha confermato la correttezza del percorso logico-giuridico seguito dall'autorità e ha ribadito l'obbligo di provvedere al riconoscimento automatico, in favore degli utenti interessati, dei giorni erosi dalla illegittima anticipazione del rinnovo delle offerte di rete fissa, anche convergente, e della periodicità della fatturazione su base quadri-settimanale.
  Ciononostante, è risultato un nuovo mancato adeguamento da parte degli operatori, i quali hanno invece previsto che il ristoro agli utenti fosse condizionato ad una esplicita richiesta.
  Pertanto, l'autorità è dovuta nuovamente intervenire con ulteriori procedimenti sanzionatori che si sono conclusi con i provvedimenti di ordinanza ingiunzione, di cui alle delibere nn. 75/20/Cons, 76/20/Cons, 77/20/Cons e 78/20/Cons del 27 febbraio 2020, per un totale di 9 milioni di euro di sanzioni irrogate.
  A questo punto è intervenuta l'ordinanza n. 5588 del Consiglio di Stato sez. VI, depositata il 24 settembre 2020, di rinvio pregiudiziale innanzi ai competenti organi dell'Unione europea, ex articolo 267 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE). Trattandosi di fattispecie in cui rilevano alcune questioni di interpretazione e di corretta applicazione di disposizioni e princìpi unionali, il Consiglio di Stato, in particolare, ha deciso di rimettere alla Corte di giustizia dell'Unione europea le questioni pregiudiziali, non potendo «dimostrare con certezza che l'interpretazione da dare alle pertinenti disposizioni si affermi soggettivamente, con evidenza, anche presso i giudici nazionali degli altri Stati membri e presso la stessa Corte di giustizia», benché lo stesso «Consiglio di Stato escluda la ricorrenza di ragionevoli dubbi interpretativi nella soluzione da fornire alle questioni pregiudiziali rilevanti nel caso di specie» (ordinanza n. 5588 del 2020, punto 66).
  Parallelamente, l'Autorità garante della concorrenza e del mercato (AGCM o Antitrust) in data 7 febbraio 2018 ha avviato un procedimento istruttorio nei confronti di Assotelecomunicazioni-Asstel, Telecom Italia S.p.A., Vodafone Italia S.p.A., Fastweb S.p.A. e Wind Tre S.p.A. al fine di accertare la sussistenza di un'intesa restrittiva della concorrenza, nella forma di pratica concordata e/o di accordo, posta in essere a far data dall'adozione della citata delibera AGCOM 121/17/Cons.
  Il procedimento si è concluso con la pubblicazione, su bollettino AGCM n. 5 del 3 febbraio 2020, del provvedimento n. 28102 recante «I820-Fatturazione mensile con rimodulazione tariffaria», con il quale l'Agcm ha irrogato una sanzione per complessivi 228 milioni di euro a Fastweb, TIM, Vodafone e Wind Tre, accertando un'intesa anticoncorrenziale relativa al repricing effettuato nel ritorno alla fatturazione mensile.
  L'AGCM ha infatti accertato che i quattro operatori telefonici hanno coordinato le proprie strategie commerciali relative al passaggio dalla fatturazione quadri-settimanale a quella mensile, con il mantenimento dell'aumento percentuale dell'8,6; ciò al fine di mantenere il prezzo incrementato, vanificando il confronto commerciale e la mobilità dei clienti.
  La vicenda in parola ha coinvolto circa 12 milioni di utenti di linea fissa.
  Il Ministero dello sviluppo economico continuerà a monitorare, nell'ambito delle proprie competenze, l'evolversi della situazione descritta e manterrà costante il raccordo con le autorità regolatorie in materia, anche al fine di tutelare gli utenti coinvolti.
  
La Sottosegretaria di Stato per lo sviluppo economico: Mirella Liuzzi.