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Atto a cui si riferisce:
S.1/00319 premesso che: il decreto legislativo n. 31 del 2010, emanato durante il Governo Berlusconi IV, ha previsto la predisposizione di una proposta di carta nazionale delle aree potenzialmente...



Atto Senato

Mozione 1-00319 presentata da MARIA ALESSANDRA GALLONE
mercoledì 27 gennaio 2021, seduta n.296

GALLONE, BATTISTONI, BERNINI, MALAN, PAPATHEU, MESSINA Alfredo, SCHIFANI, GALLIANI, RONZULLI, GASPARRI, MOLES, MALLEGNI, PICHETTO FRATIN, RIZZOTTI, PAROLI, FLORIS, GIAMMANCO, VITALI, AIMI, ALDERISI, BARACHINI, BARBONI, BERARDI, BIASOTTI, BINETTI, CALIENDO, CALIGIURI, CANGINI, CESARO, CRAXI, DAL MAS, DAMIANI, DE POLI, DE SIANO, FAZZONE, FERRO, GHEDINI, GIRO, MANGIALAVORI, MASINI, MINUTO, MODENA, PAGANO, PEROSINO, SACCONE, SCIASCIA, SERAFINI, SICLARI, STABILE, TIRABOSCHI, TOFFANIN - Il Senato,

premesso che:

il decreto legislativo n. 31 del 2010, emanato durante il Governo Berlusconi IV, ha previsto la predisposizione di una proposta di carta nazionale delle aree potenzialmente idonee (CNAPI) per la localizzazione di un deposito unico nazionale delle scorie nucleari da parte della SOGIN S.p.A., la società statale per lo smantellamento degli impianti nucleari italiani e la gestione dei rifiuti radioattivi. Il decreto riconosce altresì un contributo economico al territorio che ospiterà il deposito secondo modalità che gli enti locali interessati regoleranno attraverso la stipula di una specifica convenzione con la medesima SOGIN;

il decreto legislativo definisce le norme per l'individuazione del sito e della successiva costruzione del parco tecnologico e del deposito nazionale per lo stoccaggio definitivo dei materiali a bassa e media radioattività, e lo stoccaggio temporaneo di lunga durata dei rifiuti ad alta radioattività provenienti dalla attività di decommissioning delle centrali nucleari italiane spente a seguito del referendum del 1987 e annualmente prodotti nel nostro Paese dalle attività industriali e sanitarie. Il deposito ospiterà esclusivamente i rifiuti radioattivi prodotti nel nostro Paese;

il medesimo deposito nazionale e il parco tecnologico saranno realizzati in un'area di circa 150 ettari, di cui 110 dedicati al deposito e 40 al parco. Nel deposito saranno definitivamente smaltiti i rifiuti a molto bassa e bassa attività, ossia quelli che nell'arco di 300 anni raggiungeranno un livello di radioattività tale da non rappresentare più un rischio per l'uomo e per l'ambiente. Inoltre saranno stoccati temporaneamente i rifiuti a media e alta attività, ossia quelli che perdono la radioattività in migliaia di anni e che, per essere sistemati definitivamente, richiedono la disponibilità di un deposito geologico;

il parco tecnologico ospiterà un centro di ricerca, dove svolgere attività di decommissioning, della gestione dei rifiuti radioattivi e dello sviluppo sostenibile in accordo con il territorio interessato. La realizzazione e la gestione dell'infrastruttura sono affidate a SOGIN, come previsto dal decreto legislativo n. 31 del 2010;

il deposito e il parco tecnologico prevedono un investimento di circa 900 milioni di euro, che saranno prelevati dalle componenti della bolletta elettrica pagata dai consumatori e che genererà più di 4.000 posti di lavoro (diretti e indiretti) per ciascuno dei 4 anni del cantiere e un migliaio per gli anni di esercizio successivi. Il deposito dovrà essere costruito nel rispetto dei più elevati standard di sicurezza radiologica e salvaguardia ambientale, anche al fine di superare la logica delle decine di depositi temporanei sparsi su tutto il territorio nazionale;

il deposito definitivo ha l'obiettivo di conservare in assoluta sicurezza questi materiali irraggiati, in attesa che gradualmente perdano il loro grado di radioattività. Ciò risponde in primo luogo ad un'esigenza di sicurezza nazionale, peraltro sollecitata da tutte le autorità internazionali, in primis la UE, che nell'autunno 2020 ha aperto una procedura di infrazione a carico dell'Italia per non aver ancora definito il sito entro cui conferire i rifiuti radioattivi presenti sul territorio nazionale;

in base alle normative internazionali (direttiva 2011/70/EURATOM), gli Stati membri sono obbligati a dotarsi di strutture e sistemi finalizzati alla gestione e al deposito, in condizioni di massima sicurezza, delle scorie radioattive prodotte dalle vecchie centrali nucleari nazionali e quelle provenienti dalle attività industriali, mediche e di ricerca. Rifiuti che secondo la direttiva richiedono una gestione responsabile per garantire un elevato livello di sicurezza e proteggere i lavoratori e cittadini dai pericoli derivanti dalle radiazioni. L'obiettivo della misura è anche quello di evitare di imporre oneri indebiti alle generazioni future, visto che spesso questi materiali restano radioattivi per diverse centinaia di anni;

il deposito nazionale è un'infrastruttura indispensabile per la messa in sicurezza definitiva dei rifiuti radioattivi e la sua realizzazione consentirà di completare lo smantellamento degli impianti nucleari italiani, nonché di gestire in sicurezza i rifiuti radioattivi, compresi quelli provenienti dalle attività di medicina nucleare, industriali e di ricerca;

le principali strutture in cui attualmente si producono o si stoccano rifiuti radioattivi sul territorio nazionale che saranno poi conferiti al deposito nazionale sono: 4 centrali in decommissioning (SOGIN); 4 impianti del ciclo del combustibile in decommissioning (ENEA e SOGIN); un reattore di ricerca CCR ISPRA-1 (SOGIN); 7 centri di ricerca nucleare (ENEA Casaccia, CCR Ispra, deposito Avogadro, LivaNova, CESNEF, Centro energia e studi nucleari Enrico Fermi dell'università di Pavia, università di Palermo); 3 centri del servizio integrato in esercizio (Nucleco, Campoverde, Protex); un centro del servizio integrato non più attivo (Cemerad);

per volume e livello di radioattività dei rifiuti prodotti, i principali centri sono comunque i siti nucleari in fase di smantellamento. Di tutti i rifiuti radioattivi che saranno conferiti nel deposito nazionale, circa il 60 per cento deriverà dalle operazioni di smantellamento degli impianti nucleari, mentre il restante 40 per cento sarà derivato dalle attività di medicina nucleare, industriali e di ricerca, che continueranno a generare rifiuti anche in futuro;

la scelta di un deposito definitivo ha una grande valenza ambientale, perché un solo deposito realizzato in un luogo idoneo con tutti gli standard di sicurezza ha il merito di superare l'attuale situazione italiana, caratterizzata da circa 20 depositi nucleari di bassa e media intensità sparsi lungo tutta la penisola, cui si aggiungono decine di aree di stoccaggio temporanee. Siti provvisori, che non sono idonei ai fini dello smaltimento definitivo;

già nel giugno 2014 l'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA), rendeva nota la guida tecnica n. 29, "Criteri per la localizzazione di un impianto di smaltimento superficiale di rifiuti radioattivi a bassa e media attività", elaborati sulla base degli standard dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica (AIEA), mediante la quale sono stati individuati i requisiti fondamentali e gli elementi di valutazione che devono essere tenuti in conto da parte della SOGIN per la definizione della proposta di carta nazionale delle aree potenzialmente idonee poi validata dall'Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare e la radioprotezione (ISIN);

la CNAPI è stata per diversi anni volutamente tenuta segreta, impedendo così, perlomeno alle istituzioni locali e centrali, di essere messe a conoscenza, sia pure in via preliminare, dei territori individuati dalla medesima SOGIN per la realizzazione del deposito nazionale;

l'elenco delle aree potenzialmente idonee era pronto dal 2015 e i Governi Renzi, Gentiloni, Conte 1 e l'attuale Governo per oltre un anno hanno perso anni di tempo prezioso per far partire la procedura per scegliere il luogo dove costruire in sicurezza il deposito nazionale nucleare;

la carta nazionale è infatti a disposizione dei ministeri da oltre 5 anni. Come dichiarava il rappresentante del Governo il 30 settembre 2015, in risposta ad un'interrogazione (5-06515) presentata alla Camera, "il 20 luglio 2015 la proposta di Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee è pervenuta agli uffici dei Ministeri competenti (MATTM e MISE) che si sono immediatamente messe al lavoro perché possano essere compiute al più presto le valutazioni necessarie al fine di comunicare il nulla osta alla pubblicazione della Cnapi";

nel marzo 2018, l'allora Ministro dello sviluppo economico, Carlo Calenda, prometteva che avrebbe pubblicato a giorni il decreto per la carta delle aree potenzialmente idonee al deposito nucleare di superficie. Così non è stato;

il 30 dicembre 2020, così come previsto dall'articolo 27, comma 3, del citato decreto legislativo n. 31 del 2010, il Ministero dello sviluppo economico e il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare hanno finalmente dato il proprio nulla osta alla SOGIN per la pubblicazione sul sito internet della CNAPI;

il 5 gennaio 2021, la SOGIN ha conseguentemente provveduto a pubblicare sul sito "depositonazionale" la carta nazionale, dove vengono individuate 67 aree che, in base ai criteri di esclusione stabiliti nella guida tecnica n. 29, sono tutte equivalenti tra loro per garanzia di sicurezza, ma presentano differenti gradi di priorità a seconda delle diverse caratteristiche logistiche e territoriali;

la pubblicazione della CNAPI ha dato di fatto l'avvio alla fase di consultazione dei documenti per la durata di due mesi, all'esito della quale si terrà, nell'arco dei quattro mesi successivi, il seminario nazionale a cui parteciperanno vari soggetti tra cui ISIN, enti locali, associazioni di categoria, sindacati, università, enti di ricerca, portatori di interesse qualificati;

alla luce dello stato di emergenza sanitaria conseguente alla drammatica pandemia da Sars-Cov-2 in atto, tali tempi di consultazione pubblica e di confronto tra i tanti portatori di interesse, previsti dal decreto legislativo n. 31 del 2010, rischiano di risultare inadeguati ed estremamente stretti proprio perché l'attuale stato di emergenza sanitaria sta comportando tra l'altro fortissime restrizioni della normale attività amministrativa, economica, sociale ed individuale, oltre a gravi evidenti ripercussioni sulla salute delle persone, alla tenuta dei posti di lavoro e alla crisi del sistema produttivo;

attualmente l'iter prevede un dibattito pubblico e quindi una fase successiva che vedrà la partecipazione di enti territoriali, associazioni di categoria, sindacati, università ed enti di ricerca, per approfondire tutti gli aspetti, inclusi i possibili benefici economici e di sviluppo territoriale connessi alla realizzazione delle opere. Dopo di che saranno necessari almeno 4 anni per costruire il deposito e parco tecnologico;

in base alle osservazioni e alla discussione nel seminario nazionale, la SOGIN elaborerà una proposta di CNAI (carta nazionale delle aree idonee). Questa fase prevede che il Ministero dello sviluppo economico approvi, su parere tecnico dell'ente di controllo ISIN, la versione definitiva della CNAI, che sarà il risultato dell'applicazione dei criteri di localizzazione e dei contributi emersi e concordati nelle diverse fasi della consultazione pubblica. Pubblicata la CNAI, la SOGIN provvederà a raccogliere le manifestazioni di interesse da parte delle Regioni e degli enti locali nei cui territori ricadono le aree idonee;

le 67 aree potenzialmente idonee individuate per ospitare il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi sono situate in diverse province delle regioni Piemonte, Toscana, Lazio, Puglia, Basilicata, Sardegna e Sicilia, e sono state individuate senza alcuna comunicazione e coinvolgimento delle amministrazioni locali interessate che hanno appreso tutto dalla stampa nazionale. La CNAPI individua 8 aree in Piemonte; 24 aree complessive nelle regioni Toscana e Lazio; 17 nelle regioni Basilicata e Puglia, 14 in Sardegna e 4 aree in Sicilia;

vale peraltro la pena chiedersi se, riguardo alle regioni Sardegna e Sicilia, sia stato preso in debita considerazione il rischio connesso al trasferimento via nave delle scorie radioattive;

vale ricordare che attualmente il Piemonte, che conta 8 siti potenziali di cui 7 definiti "molto buoni - A1" e 1 definito "buono - A2", due in provincia di Torino e sei in provincia di Alessandria, già oggi è la regione depositaria del maggior numero di scorie radioattive. Se si prendesse come riferimento l'indice di radioattività dei rifiuti (che è alla base delle compensazioni economiche erogate dal CIPE per i Comuni sede e confinanti con impianti di questo tipo e che rappresenta l'indicatore utilizzato a livello internazionale), per il Piemonte la soluzione di un deposito unico nazionale, alla quale corrisponderebbe il completo recupero ambientale e socioeconomico delle aree che attualmente ospitano i rifiuti radioattivi, rappresenterebbe finalmente un importante miglioramento della situazione esistente: da più di 30 anni, infatti, all'interno dei suoi sei depositi sono stoccati rifiuti nucleari che arrivano al 74 per cento rispetto all'indicatore di radioattività (circa 2,3 milioni di gigabequerel, su un totale di circa 3,1 milioni in Italia), quasi totalmente stoccati nell'area Eurex di Saluggia, in una zona esondabile per la contiguità con il letto del fiume Dora Baltea e nei pressi delle falde acquifere che alimentano i pozzi dell'acquedotto del Monferrato (che eroga il servizio idrico a 107 comuni piemontesi, principalmente delle province di Asti e Alessandria, con una piccola quota di comuni della Città metropolitana di Torino);

è una situazione precaria e pericolosa che dura da anni, e simile, seppur in misura maggiore, a quelle tante strutture (circa 20) sparse sul territorio nazionale in cui si producono o si stoccano rifiuti radioattivi, a cui solo il deposito nazionale può finalmente porre rimedio. Da qui la necessità ineludibile di realizzare il deposito nazionale per la messa in sicurezza definitiva dei rifiuti radioattivi, oggi stoccati all'interno di decine di depositi temporanei presenti nel Paese,

impegna il Governo:

1) a prorogare per lo stretto necessario, alla luce della grave pandemia in atto, i tempi attualmente previsti dalla normativa vigente per le osservazioni, per il dibattito pubblico ed il seminario nazionale, anche valutando di prevedere che detti termini partano dal termine dello stato di emergenza;

2) a garantire, al netto dell'eventuale breve proroga dei termini conseguente all'emergenza sanitaria, il pieno rispetto dei tempi previsti per la realizzazione del deposito unico nazionale e quindi per la messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi, evitando di ripetere l'atteggiamento colpevolmente dilatorio che ha caratterizzato in questi anni i governi che si sono succeduti e che non ha consentito l'avvio dell'iter per la realizzazione del deposito nazionale;

3) a garantire che tutta la documentazione pubblicata sul sito internet sia effettivamente completa ed aggiornata, e comprenda tutta quella disponibile presso le sedi della SOGIN e le altre sedi delle ex centrali nucleari elencate nell'avviso pubblico della SOGIN e pubblicato sul sito depositonazionale;

4) a tenere aggiornate e informare le Commissioni parlamentari competenti sugli sviluppi dell'iter che porterà all'individuazione del sito per il deposito nazionale e del parco tecnologico, nonché riguardo all'individuazione dei previsti benefici economici e di sviluppo territoriale connessi alla realizzazione delle opere;

5) a definire e quantificare le risorse e i benefici economici per gli enti e le comunità residenti nel territorio dove sarà localizzato il deposito nazionale;

6) a garantire un'adeguata indennità per i proprietari dei terreni sui quali sarà realizzato il parco tecnologico a valori di mercato che tengano anche conto della loro destinazione edificatoria e produttiva;

7) a chiarire e dare una misurazione oggettiva alla definizione di "adeguata" distanza dai centri abitati, relativamente all'individuazione dell'ubicazione del futuro deposito nazionale e parco tecnologico;

8) ad avviare tutte le iniziative utili, di concerto con gli enti territoriali interessati, volte a definire prima della conclusione dell'iter che dovrà portare all'individuazione del deposito definitivo, risorse modalità e tempi certi relativamente allo smantellamento, messa in sicurezza, bonifica completa e ripristino ambientale di tutti i siti temporanei e strutture del territorio nazionale che attualmente ospitano centrali nucleari e impianti del ciclo del combustibile nucleare;

9) a prendere in considerazione, nell'elaborazione della CNAPI, le aree militari dismesse o in fase di dismissione, o aree destinate a siti produttivi dismessi o in corso di dismissione, al fine di integrare nella carta eventuali ulteriori siti potenzialmente idonei;

10) a rivedere i criteri attualmente previsti dalla normativa vigente in materia di compensazioni a favore dei siti che attualmente ospitano centrali nucleari e impianti del ciclo del combustibile nucleare, basati attualmente sui confini amministrativi comunali di cui all'articolo 4 del decreto-legge n. 314 del 2003, al fine di includere anche il parametro della distanza chilometrica dal sito che ospita i rifiuti nucleari;

11) ad adottare le opportune iniziative volte a garantire tempi più rapidi nell'erogazione delle compensazioni ai territori interessati.

(1-00319)