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Atto a cui si riferisce:
C.4/04894 (4-04894)



Atto Camera

Risposta scritta pubblicata Martedì 26 gennaio 2021
nell'allegato B della seduta n. 457
4-04894
presentata da
RIBOLLA Alberto

  Risposta. — Gentile Deputato Ribolla, rispondo alla Sua interrogazione n. 4-04894 sulla tutela dei connazionali all'estero dall'applicazione di misure discriminatorie e ingiustificate poste in essere allo scoppio della pandemia.
  Nella fase iniziale della pandemia, le autorità di vari Paesi, tra cui alcuni dell'Europa orientale, hanno imposto restrizioni alla libertà di circolazione con l'obiettivo ai prevenire i contagi da Covid-19.
  In una prima fase, in ragione della situazione senza precedenti e dell'incertezza del quadro giuridico di riferimento, queste restrizioni hanno talvolta provocato disagi per i cittadini italiani, nei confronti dei quali – tuttavia – le sedi diplomatico-consolari hanno regolarmente fornito assistenza. Isolate misure percepite come discriminatorie, esclusivamente nella fase iniziale dell'emergenza sanitaria, sono in ogni caso da ricondurre essenzialmente alla situazione di incertezza e di confusione provocata dal propagarsi della pandemia.
  Con particolare riferimento alla Bulgaria, nella fase iniziale dell'emergenza (indicativamente dal 25 febbraio al 12 marzo 2020), le locali autorità hanno introdotto provvedimenti restrittivi della libertà di viaggio da e per l'Italia.
  In questa fase il nostro Paese era l'unico in Europa a registrare una diffusione su larga scala dell'infezione e pertanto la sola Italia (insieme a Cina, Taiwan e Corea del Sud) era colpita da questo tipo di provvedimenti, che non toccavano invece gli altri Paesi dell'Unione europea.
  Le disposizioni «discriminatorie» nei confronti dell'Italia erano comunque esclusivamente relative al divieto di collegamenti aerei diretti e all'imposizione di misure di quarantena.
  In quel periodo è stato inoltre registrato dall'ambasciata d'Italia a Sofia un numero limitato di situazioni in cui aziende, enti e privati cittadini bulgari hanno posto in essere dinamiche discriminatorie nei confronti di connazionali (ad esempio studenti italiani costretti alla quarantena a prescindere dall'essere o meno stati recentemente in Italia; lavoratori italiani in quarantena; soggetti italiani che avevano difficoltà ad accedere agli uffici; connazionali a cui veniva rifiutata l'ospitalità negli hotel).
  Pur registrando come queste situazioni fossero sporadiche e dipendessero dal panico e dalla confusione generati da singoli soggetti bulgari a causa dell'epidemia di COVID-19, l'ambasciata d'Italia a Sofia ha seguito e agito sulla base delle segnalazioni, cercando innanzitutto di assicurare assistenza e possibili soluzioni ai connazionali, come quando, a titolo di esempio, il 5 marzo riuscì a trovare rapidamente una soluzione di alloggio alternativa a 40 connazionali ai quali l'hotel rifiutava il check-in in quanto arrivati dall'Italia.
  A partire dal 13 marzo, poi, anche la Bulgaria ha proclamato l'emergenza sanitaria adottando una normativa omnicomprensiva in cui l'Italia è stata equiparata agli altri Paesi europei colpiti dall'infezione. Ciò ha portato ad eliminare qualsiasi possibilità di discriminazione. Successivamente, dal 12 aprile è stato tolto il divieto di voli diretti tra Bulgaria e Italia.
  Per quanto riguarda la Romania, Bucarest sin dal 23 febbraio ha adottato misure di contenimento del virus COVID-19, modificate nel tempo sulla base dell'evoluzione dell'epidemia. Tra queste, la sospensione dei voli e dei collegamenti marittimi e terrestri con le zone colpite dai focolai infettivi (provvedimento che nei confronti dell'Italia è entrato in vigore il 9 marzo) e quarantena o isolamento domiciliare di 14 giorni per i viaggiatori provenienti da aree a forte concentrazione di casi. All'entrata in vigore dello stato d'emergenza (15 marzo), in tutto il territorio sono state imposte anche misure di limitazione alla libertà di movimento e di riunione. Le misure applicate sul territorio avevano valenza erga omnes, mentre quelle riguardanti specificamente i viaggiatori sono state applicate in relazione al loro eventuale soggiorno nei 14 giorni antecedenti l'ingresso in Romania laddove provenissero da Paesi o zone incluse nelle liste periodicamente aggiornate, sulla base delle risultanze dell'Oms riguardanti la diffusione del virus.
  Pertanto, le norme in quanto tali non si sono, dimostrate discriminatorie sulla base della cittadinanza, se non nei primissimi giorni di applicazione delle stesse e limitatamente a circoscritti episodi di errata interpretazione.
  In ogni, caso, i pochissimi episodi che si sono tradotti in azioni discriminatorie, in particolare allo scoppio della pandemia sul continente europeo, hanno comunque fatto oggetto di un tempestivo intervento consolare e le misure adottate nei confronti dei cittadini italiani che non avevano soggiornato in zone a rischio sono state prontamente revocate.
Il Sottosegretario di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale: Ricardo Antonio Merlo.